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venerdì 18 luglio 2014

Hamas e le linee guida per i reporter occidentali

Ecco come Hamas manovra i media occidentali. Linee guida per i giornalisti
hamas-media-gaza

Molto interessante quanto scoperto da Memri in merito alle linee guida diffuse da Hamas ai giornalisti occidentali presenti nella Striscia di Gaza. E’ una serie di “consigli” diffusa attraverso i social media, un video e supporti cartacei distribuiti agli stessi giornalisti. Ecco come si devono comportare i giornalisti e gli “attivisti” presenti a Gaza secondo il Ministero dell’Interno di Hamas in base al documento denominato “Be Aware – Social Media Activist Awareness Campaign“:

1 – prevenire la fuga di informazioni che potrebbero essere di valore militare per Israele;
2 – rafforzare gli sforzi di propaganda di Hamas al di fuori della Striscia di Gaza, sia nel mondo arabo e in Occidente;
3 – prevenire danni all’immagine di Hamas;
4 – tutte le vittime a Gaza sono “civili innocenti”;
5 – non mostrare missili, mortai o altri sistemi di arma che potrebbero nuocere all’immagine di Hamas;
6 – non mostrare rampe di lancio vicine ad abitazioni civili;
7 – non postare sui social media (in particolare Facebook) fotografie che mostrano il lancio di missili da abitazioni civili;
Andando nello specifico ecco un breve estratto delle linee guida contenute nel documento:
  • chiunque venga ucciso o martirizzato a Gaza o in Palestina dovrà essere definito “civile” a prescindere dalla sua appartenenza ad Hamas o alla Jihad Islamica e dal suo grado militare. Non dimenticare di aggiungere “civile innocente”
  • iniziare tutti i vostri rapporti con la dicitura “in risposta al crudele attacco israeliano” e concluderli con la frase “molte persone sono morte (martirizzate) dall’inizio dell’aggressione (o attacco) israeliana”. Iniziare sempre i rapporti aggiornando sul numero delle “vittime innocenti”
  • cercare di mettere sempre in dubbio la versione israeliana e parlare di “fonti inattendibili” quando si citano media israeliani o filo-israeliani
  • per gli amministratori delle pagine Facebook: non postare mai fotografie di uomini mascherati con armi pesanti per non rischiare la censura da parte di Facebook con la scusa che ci sia “incitamento alla violenza”. Assicurarsi di dire sempre “i razzi di fabbricazione locale sparati dalla resistenza in risposta al vile attacco israeliano e alla occupazione che spara deliberatamente missili verso Gaza e la West Bank”
Oltre a questo il Ministero dell’Interno di Hamas ha preparato una serie di consigli per gli attivisti che operano sui social media e che interagiscono dall’occidente e con l’occidente
  • Quando si parla in occidente è necessario utilizzare una dialettica di tipo politico, razionale e persuasiva. Evitare discorsi emotivi volti a elemosinare “simpatia per i palestinesi”. Evidenziare invece la vergogna della occupazione
  • Evitare di entrare in una discussione con un occidentale volta a convincerlo che l’olocausto è una menzogna. Questo tipo di discorso non paga. Cercare invece di mettere sullo stesso piano l’olocausto e l’occupazione.
  • Quando si parla della guerra con Israele iniziare sempre parlando dei numeri dei morti innocenti (martiri) e dei feriti. Cercare di focalizzare l’attenzione sulla sofferenza dei palestinesi a causa della aggressione israeliana.


mercoledì 25 giugno 2014

Amici e nemici della Terra

7 MODI IN CUI LE AZIENDE DEI PESTICIDI PILOTANO LA CRISI DELLE API PER TUTELARE I PROFITTI

di Michele Simon

http://www.sapereeundovere.it
http://www.sapereeundovere.it
Friends of the Earth

Se vi piace mangiare, allora dovreste fare attenzione a ciò che accade alle api. Lo sapevate che i due terzi delle colture alimentari hanno bisogno dell‘impollinazione – ogni tipo di cibo su cui facciamo affidamento per avere un’alimentazione corretta - ossia mele, bacche e mandorle, giusto per nominarne qualcuna. Questo è il motivo per cui il grave declino nella popolazione delle api sta avendo sempre più attenzione, con intere campagne tese a difendere le api.
Un forte corpo crescente di prove indica l’esposizione a una classe di pesticidi neurotossici detti neonicotinoidi (i pesticidi sintetici più usati) come principale fattore della sparizione delle api.
L’Unione Europea ha proibito i tre neonicotinoidi più usati, in base a prove scientifiche che indicano che i nicotinoidi possono completamente ammazzare le api e renderle più vulnerabili ai parassiti, patogeni e altri stress.

Consideriamo gli spin doctor aziendali (gli strateghi delle strategie di Public Relations, ndt). Come mostra il mio report su Friends of the Earth, tre delle maggiori aziende di antiparassitari – Bayer, Monsanto e Syngenta - sono impegnate in una massiccia campagna di disinformazione pubblica per distogliere il pubblico e i politici dal pensiero che i pesticidi possano avere qualcosa a che vedere con la morte delle api e la loro distruzione.

Per decenni la Big Tobacco (la lobby del tabacco, ndt) ha usato queste strategie, praticando un ostruzionismo che ha provocato milioni di morti evitabili.

Proprio mentre gli azionisti Bayer si incontravano in Germania questa settimana, il mio report portava una luce critica su queste pratiche aziendali distruttive.
Di seguito ci sono le sette tattiche che le aziende di pesticidi usano per trarre in inganno riguardo alla moria delle api.

1. Fingere di aver cura – con un blitz nelle PR
La Big Tobacco ha perfezionato l’arte di fare il proprio interesse nelle pubbliche relazioni, cioè quella di apparire come se gli importasse qualcosa dei problemi causati dai suoi prodotti e di offrire finte soluzioni.
Un elemento chiave della strategia di PR del settore dei pesticidi è quello di passare all’offensiva con la creazione di un’ immagine raffinata in cui essa compare “in prima linea” e assume un ruolo guida nel “salvare le api”. Ad esempio, l’anno scorso, la Bayer ha avviato il suo “Bee Care Tour” itinerante (un “tour per la cura delle api”) in un forum dedicato ai problemi dell’agricoltura a Orlando, in Florida. Il tour prosegue nel 2014, con fermate a Oregon State University, Washington State University, University of California, Davis, South Dakota State University e Purdue University. Nel mese di giugno, il Bee Care Tour sarà a disposizione per il National Pollinator (la settimana nazionale dell’impollinatore) a Washington, DC.

2. Creare distrazioni: incolpare qualsiasi cosa tranne i pesticidi
La Big Tobacco era maestra nell’inventare distrazioni per dimostrare al pubblico che la colpa non era sua. L’ idea è di creare incertezza; come spiegava bene un dirigente dell’industria del tabacco: “Il dubbio è il nostro prodotto” .
In modo analogo, Bayer, Syngenta e Monsanto hanno schierato una combinazione di tattiche di PR per distogliere l’attenzione dai neonicotinoidi come causa principale della moria di api. In genere hanno promosso un argomento “multifattoriale” che minimizza il ruolo dei pesticidi e produce dubbi su di essi, allo stesso tempo sottolineando l’acaro varroa, agenti patogeni e l’alimentazione delle api come forze primarie che minacciano le api.
Ad esempio, Helmut Schramm, responsabile della Bayer CropScience in Germania, ha spiegato: “E’ generalmente noto che l’acaro varroa è il principale nemico delle api”. Per allontanare ulteriormente l’attenzione, la Bayer ha anche eretto una gigantesca scultura dell’acaro varroa su un’ape nel suo Centro “Bee Care” (“per la cura della api”, ndt) in Germania. Come osserva il New York Times, “Opportunamente, Bayer commercializza anche prodotti per uccidere gli acari”.

3. Manipolare la scienza
La Big Tobacco era così impegnata a nascondere gli aspetti scientifici del fumo che creò il “Tobacco Institute” il quale aveva lo scopo di fondare una scienza favorevole alle industrie.
Tutte e tre le aziende – Bayer, Syngenta e Monsanto – stanno rafforzando i loro legami nella comunità scientifica per migliorare la credibilità della loro tesi che ci sono numerosi colpevoli per la moria delle api, ma non i pesticidi.
Le aziende stanno finanziando studi scientifici, coltivando alleanze e partnership strategiche con gli agricoltori, apicoltori e le organizzazioni agricole, al fine di rafforzare la legittimità delle proprie argomentazioni e di posizionarsi come “amici delle api”.

4. L’acquisto di credibilità: inserire esperti sui libri paga e cooptare associazioni
Un modo correlato che la Big Tobacco usa per distorcere la scienza è quello di pagare i ricercatori a contratto e cooptare le organizzazioni professionali. Ancora una volta, le aziende di pesticidi seguono quella rotta. Ad esempio, lo scorso giugno, la Monsanto ha ospitato per tre giorni lo “Health Summit Bee” (Convegno sulla salute delle api, ndt), dove l’azienda ha ampliato notevolmente il suo raggio d’azione e la sua influenza nella comunità scientifica.
Al convegno, la Monsanto ha annunciato la formazione di un consiglio consultivo Bee Honey (ape e miele, ndt), un’alleanza strategica composta da dirigenti della Monsanto in persona e da altri componenti. Sebbene il pubblico fosse amico, un sondaggio ha mostrato che solo il 14% dei presenti pensava che i pesticidi venissero discussi in modo completo o utile.
Inoltre, l’associazione British Bee Keepers ha ricevuto un finanziamento significativo da Bayer, Syngenta e altre società di pesticidi, un accordo che alcuni critici hanno definito una contropartita per l’approvazione degli insetticidi come “bee friendly” (innocui per le api, ndt) da parte dell’organizzazione.

5. Incolpare gli agricoltori
Un’altra tattica comune di Big Tobacco è di incolpare i fumatori che “avrebbero dovuto sapere” che il fumo era mortale. Questa strategia spudorata viene ora usata dalle aziende di pesticidi.
Ad esempio, il sito web Bee Care di Bayer spinge un uso dei suoi prodotti “che tenga in conto le api”, il che implica che qualsiasi problema con i nicotinoidi è causato da un uso improprio dei propri prodotti da parte degli agricoltori e altri.
In modo analogo, Syngenta afferma: “I pochi casi di danni alla salute delle api [causati] da questi pesticidi si sono verificati nelle rarissime occasioni in cui gli agricoltori hanno utilizzato il prodotto in modo non corretto (ad esempio non hanno seguito le istruzioni d’uso).”
Syngenta si spinge ad accusare la paura umana per la moria delle api e afferma: “Molte persone hanno paura delle api , vespe, calabroni, e molti altri insetti volanti. Questa paura purtroppo si tramuta in una grande minaccia per la salute delle api, perchè troppe persone semplicemente le uccidono se entrano in casa o volano troppo vicino alla gente”.

6. Mirare ai bambini
Proprio come Phillip Morris si ispirava al personaggio Joe Camel da giovane ora dalla Bayer arriva il libro per bambini intitolato “Toby e le api”, in cui in un amichevole vicino, apicoltore spiega al giovane Toby che le api si ammalano ma “non preoccuparti”, in quanto è solo un problema di acari, e una medicina speciale farà ritornare le api sane – una medicina prodotta dalla Bayer. In un altro tentativo di plasmare le giovani menti, il Centro per le api della Bayer promuove un concorso chiamato “Colora l’ape” per “incoraggiare gli studenti sotto i 12 anni a conoscere la salute delle api”.

7. Attaccare i legislatori
L’Unione europea è molto più avanti degli USA quando si tratta di intraprendere azioni per proteggere le api dagli effetti dannosi dei nicotinoidi. Proprio come Big Tobacco ricercava i favori dei responsabili politici, così fa l’industria dei pesticidi.
I documenti ottenuti dal Corporate Europe Observatory hanno rivelato che Syngenta, Bayer, e la European Crop Protection Association (la lobby dei produttori di pesticidi) sono state impegnate in una campagna privata di lobbying dietro le quinte, che ha avuto inizio già a giugno 2012, per evitare un divieto dei neonicotinoidi nell’Unione europea.
Attraverso una serie di lettere, queste società hanno fatto accuse con discutibile supporto scientifico o di fatto, nel tentativo di convincere i commissari europei che i neonicotinoidi non erano il problema.

È necessario muoversi ora per salvare le api e il nostro approvvigionamento alimentare
I politici, i media e il pubblico devono essere consapevoli di queste tattiche nello stile dell’industria del tabacco, che per anni sono state usate per ingannare e ritardare l’azione politica per decenni. Non possiamo permetterci lo stesso ritardo nel proteggere le api da ulteriori danni.
E‘ ora per il governo degli USA di seguire la guida dell’Unione europea per proteggere le api e il nostro cibo. L’EPA dovrebbe prestare attenzione al crescente corpo di scienza che collega i nicotinoidi alla moria di api e limitare l’uso di questi pesticidi. Il Congresso dovrebbe approvare il Saving America’s Pollinators Act (Legge per salvare gli impollinatori dell’America, ndt). La Casa Bianca dovrebbe spingere sia il Congresso che le agenzie federali a muoversi rapidamente.
Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi. È in gioco il nostro stesso approvvigionamento alimentare.

Michele Simon
Fonte:  www.foe.org
28.04.2014
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DANIELA PALLOTTA

venerdì 3 gennaio 2014

DAVID ICKE: SIAMO DENTRO UN CAMBIO VIBRAZIONALE

 IL SISTEMA DI CONTROLLO NON SOPRAVVIVERA’! 
“Una nuova consapevolezza sta emergendo, per decodificare un NUOVO MONDO. Questo cambio vibrazionale sta entrando nei luoghi oscuri delle società segrete, nelle fogne del sistema di controllo, che sta andando verso la sua fine. Pensiamo che il sistema di controllo stia aumentando il suo potere e si, in superficie cosi’ appare… ma in realtà sta gettando le sue ultime carte. La verità è che non ha chance di sopravvivenza, perchè c’è una nuova energia che è stata “soffiata” in questo sistema di controllo, che sta anzando a pezzi.

Si, in questo processo di risveglio, non è ancora la maggioranza, ma il numero di coloro che si stanno risvegliando è fantastico.

Mentre veniamo colpiti da questa nuova energia… non deve esserci piu’ paura e complicità sottomessa. Ecco perchè tutta questa gente del sistema di controllo, data la loro arroganza e apparente potere, è terrorizzata dal risveglio della umanità. Il predatore è terrorizzato dal risveglio umano.

“Loro” possono vedere oltre la timeline (la linea del tempo) e sapevano perciò che questo tempo sarebbe arrivato. In passato l’umanità non sapeva di essere controllata da quella forza, che poteva perciò andare avanti in modo indefinito.

Ma quel che è successo è che… sapendo che questo cambiamento vibrazionale sarebbe arrivato … ora “loro” cercano di buttare tutto all’aria. Ecco anche perchè stanno manipolando il nostro campo magnetico: per far deviare la frequenza di questo cambiamento che ci risveglierà.

OGM, medicine, microchip, inquinamento magentico, cellulari… tutti sono per destabilizzare il nostro computer-corpo, per impedirci di ricevere le nuove frequenze di questo bellissimo cambiamento che si sta dispiegando.

I nostri figli e nipoti non vivranno in uno stato orwelliano, in una dittatura globale fascista. Questo è il periodo in cui tutto questo se ne sta andando: se ne sta andando una base informativa (una serie di infomazioni inscritte, ndt).

Quel che penso è che questa tecnologia HAARP, con base iniziale in Alaska e ora diffusa anche in altre parti del mondo, quel che essa fa… è far rimbalzare le onde radio oltre l’atmosfera, nei suoi strati superiori, per poi ritornare sulla terra. Si, si può manipolare il clima ed anche creare terremoti ed altro, ma lo scopo primario per cui esiste è per essere di supporto alla soppressione del cambo vibrazionale della terra, così da impedirci ancora di ricevere l’impatto di questa energia di cambiamento.

Anche con le scie chimiche cercano di creare una realtà, che funga da barriera per quelle vibrazioni di cambiamento.

Il cambio è epocale ed è arrivato naturalmente. Questo cambio vibrazionale, queste vibrazioni ti guariscono dentro e quindi guariscono la scissione nella psiche umana, che ha causato cosi tanto caos e che si manifesta nella olografia delle guerre, delle liti, delle ossessioni, dell’affamare un mondo di abbondanza, della frustrazione, ed è questa scissione su cui si basa questo meccanismo di controllo”.
FONTE

sabato 23 novembre 2013

I cambiamenti climatici sono voluti


In seguito all’avvenimento accaduto in Sardegna, vi riportiamo la pagina 38 dell’accordo Italia-Usa firmato da Bush e Berlusconi nel 2003 per la sperimentazione tecnologica dei cambiamenti climatici. Potete scaricare il pdf completo su: http://it.scribd.com/doc/9381320/Piano-dettaglio-Accordo-Italia-USA-sul-Clima
 
“WORKPACKAGE 10: Esperimenti di manipolazione degli ecosistemi terrestri
 
Questo Workpackage ha come obiettivi:
 
1. lo sviluppo di nuovi sistemi per la realizzazione di esperimenti di manipolazione dell’ecosistema che permettano di esporre la vegetazione a condizioni ambientali simili aquelle attese in scenari di cambiamento globale;
 
2. lo studio, l’analisi e la comprensione dei principali meccanismi di risposta della vegetazione e degli ecosistemi mediterranei ai diversi fattori di cambiamento (temperatura, precipitazioni ed aumento della concentrazione di CO2 atmosferica);
 
3. la quantificazione degli effetti complessivi del cambiamento sulla produttività e sulla vulnerabilità degli ecosistemi (fertilizzazione da CO2, variazione della disponibilità idrica ed aumento di temperatura).
 
In dettaglio le attività saranno:
 
1. l’esecuzione di attività di ricerca eco-fisiologica su diversi siti sperimentali italiani dove vengono modificate artificialmente le condizioni ambientali a cui è esposta la vegetazione
 
2. l’approfondimento e la migliore conoscenza dei meccanismi di risposta delle piante attraverso la misura diretta dello scambio gassoso in condizioni di pieno campo
 
3. la verifica in campo di ipotesi sviluppate nell’ambito di esperimenti di laboratorio
 
4. la progettazione di tecnologie per la manipolazione delle condizioni ambientali con particolare riferimento al controllo della temperatura e della concentrazione atmosferica di CO2.
 
Italia e Stati Uniti collaborano già da tempo su queste tematiche e hanno sviluppato insieme progetti di ricerca e metodologie sperimentali. Questo WP si inserisce anch’esso fra gli obiettivi del Progetto CARBIUS nella prospettiva di fornire elementi conoscitivi utili per prevedere le future traiettorie della risposta globale degli ecosistemi terrestri al cambiamento globale. Questa risposta sarà studiata ed analizzata in termino di produttività e di vulnerabilità con esplicito riferimento al futuro ruolo dei sink  biosferici e alla loro capacità di sequestrare Carbonio.
 
Responsabile: CNR-IBAF
Partecipanti: DISAFRI.UNITUS, IBIMET
Collaborazioni USA: DOE Oak Ridge National Laboratory, TN – DOE Brookhaven NationalLaboratory, NY -
Global Change Research Group, San Diego State University, CA
Durata: 0-24 mesi
Elementi da fornire: Implementazione e miglioramento dei siti di manipolazione sperimentali (CO2POPFACE, Temperatura VULCAN, acqua MIND), parametri per l’implementazione di modelli ecofisiologici, data-base sulla risposta delle specie ed ecosistemi ai cambiamenti ambientali, nuovetecnologie per conduzione di esperimenti di manipolazione su ecosistemi a larga scala.”

domenica 17 novembre 2013

Nicola Tesla

Nikola Tesla: Il genio ribelle al servizio dell’umanità


“ La scienza non è niente altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni umane.”


di Francesco Chiarizia

L’uomo è pigro purtroppo, e difficilmente tende ad abbandonare le sue rassicuranti abitudini, poltronesche. Pochissimi individui, spinti da grande coraggio, riescono a giungere sulla cima di una pericolosa montagna e nessuno è in grado di vedere questi individui posizionati sulla vetta, perché situati troppo avanti. Tra questi sicuramente va inserito Nikola Tesla,una delle figure scientifiche più geniali di tutti i tempi nel campo della fisica dell’elettromagnetismo e delle tecnologie da essa ricavate.


Nacque in Serbia nel 1856, e fin da piccolo soffrì di apparizioni davanti agli occhi di lampi luminosi accecanti, come se fosse la stessa energia a cercarlo. Inizialmente lavorò con Edison, ma ben presto i due si allontanarono perché spinti da ambizioni diversi, il mero profitto il primo, il miglioramento delle condizioni umane il secondo. La sua figura fu sempre circondata da un certo scetticismo pilotato dal sistema politico economico che si celava dietro le strutture scientifiche dell’establishment americano. Scetticismo che capita spesso quando l’uomo si trova di fronte a personaggi che proprio perché non inquadrati nel pensiero corrente suscitano enorme inquietudine.


Basti pensare che alcuni ex agenti dell’intelligence statunitense sono entrati in contatto con una serie di programmi top-secret che esaminavano, o, abbastanza incredibilmente, utilizzavano attivamente la tecnologia basata su alcune idee “selvagge” di Tesla. Sia gli Stati Uniti che la Russia utilizzano attivamente armi a fasci di particelle e armi RF (radio frequenza) fin dai primi anni del 1970 il tutto come risultato degli esperimenti di Tesla di fine 800 e 900. Fu definito pazzo quando usando strumentazioni di sua invenzione scopri frequenze di risonanza della terra, e poi 50 anni dopo arrivò Schumann a dire che Tesla aveva ragione. A lui si devono invenzioni e scoperte “stratosferiche” per l’epoca in cui visse, e che hanno con qualche evoluzione rivoluzionato perfino i nostri tempi, come la corrente alternata, il tubo catodico, i Raggi X, la corrente senza fili. E’ sempre lui l’inventore della luce elettrica, lui l’inventore del telefono e della radio, lui costruì la prima stazione al mondo di energia idroelettrica… tutte cose che in realtà non gli sono state riconosciute, per lo meno quando era in vita, ed è sempre vissuto nell’ombra rifiutando addirittura due premi nobel.


La sua scoperta più “rivoluzionaria” è stata che l’energia elettrica può essere propagata attraverso la Terra e attorno alla zona atmosferica che verrà in seguito applicata ma non per scopi benefici. Basti pensare che da qualche anno nell’interminabile evoluzione tecnologica militare degli Stati Uniti è comparso il progetto HAARP (High Frequency Active Auroral Research Project). Il Pentagono ha sempre tentato di far credere che si tratti di un innocuo esperimento, mentre ci troviamo di fronte ad un’arma che agisce sulla ionosfera con sviluppi indescrivibili per gli esseri viventi.


Dobbiamo quindi definire Tesla, lo Scienziato al di fuori degli schemi,sognatore e lottatore contro una scienza obsoleta ancorata su vecchie e polverose convinzioni che ha saputo abilmente scavalcare mettendo la propria vita al servizio della collettività con l’unico obiettivo, molte volte centrato, di migliorare la condizione e l’esistenza umana, tralasciando in tutto gli enormi vantaggi economici che avrebbe potuto avere commercializzando le sue scoperte.


“Quando la grande verità verrà accidentalmente rivelata e poi confermata empiricamente, cioè quella che questo pianeta, con tutta la sua immensità spaventosa, è per le correnti elettriche virtualmente nient’altro che una piccola sfera di metallo, e da questo fatto ne deriveranno tante opportunità per noi, ognuna delle quali supererà l’immaginazione e avrà conseguenze incalcolabili; quando sarà inaugurato il primo progetto e verrà mostrato che un messaggio telegrafico, segreto e inafferrabile quanto può essere il pensiero, verrà trasmesso a qualsiasi distanza terrestre, che il suono della voce umana con tutte le sue intonazioni e le sue inflessioni, riprodotto fedelmente e immediatamente, verrà trasmesso sino a qualsiasi altro punto del globo, che l’energia di una cascata sarà disponibile per produrre luce, calore o forza motrice dovunque – su mare o terra o in aria – l’umanità sarà come un mucchio di formiche agitato con un bastoncino: vedremo il caos arrivare”.

Nikola Tesla, 1904

http://www.lintellettualedissidente.it/nikola-tesla-il-genio-ribelle-al-servizio-dellumanita/

lunedì 22 aprile 2013

Il Portogallo sconfigge l'economia globale e il NWO

Portogallo, Soares: il debito non si paga, Lisbona si ribelli alla Merkel

soares20 apr – Mario Soares, che ha guidato il paese verso la democrazia dopo la dittatura di Salazar, ha detto che tutte le forze politiche dovrebbero unirsi per «far cadere il governo» e respingere le politiche di austerità della troika dell’Ue-Fmi.
«Il Portogallo non sarà mai in grado di pagare i propri debiti, per quanto possa continuare ad impoverirsi. Se non è possibile pagare, l’unica soluzione è non pagare. Quando l’Argentina era in crisi non pagò. E che cosa è successo? Non è successo niente», ha dichiarato ad “Antena 1”.
L’ex premier socialista ed ex presidente del paese ha detto che il governo portoghese è diventato un servo del cancelliere tedesco Angela Merkel, e che esegue disciplinatamente qualunque ordine ricevuto. «Nel loro desiderio di fare contenta la Senhora Merkel, hanno venduto tutto e rovinato questo paese. In due anni questo governo ha distrutto il Portogallo».
Dario Perkins di “Lombard Street Research” ha detto che un default a muso duro costringerebbe il Portogallo all’uscita dall’euro. «Ma questo creerebbe Mario Soaresuna animosità incredibile – la Germania si preoccuperebbe del fatto che altri paesi potrebbero seguire la stessa strada e, per evitarlo, adotterebbe una linea molto dura». Secondo Perkins, tutti gli Stati periferici hanno «una gran paura» di essere buttati fuori dall’unione monetaria europea: «Temono che le loro economie potrebbero crollare, cosa che però è ridicola. Ma alla fine gli elettori cominciano ad eleggere politici che si rifiutano di accettare politiche di austerità, come stiamo vedendo in Italia, e l’Unione Europea perderà il controllo della situazione».
Raoul Ruparel di “Open Europe” afferma che in Portogallo si è raggiunto il limite massimo di austerità: «Il precedente consenso politico in Parlamento è evaporato. Come spesso accade durante questa crisi, l’Eurozona si scontra contro tutte le forze democratiche nazionali». Il grido di battaglia di Soares arriva una settimana dopo che la Corte Superiore del Portogallo ha decretato che i tagli sugli stipendi e sulle pensioni dei lavoratori pubblici sono illegali, costringendo il premier Pedro Passos Coelho a doversi rimettere alla ricerca di nuovi tagli. La sentenza mette in discussione tutta la Raoul Ruparelpolitica di “svalutazione interna” fatta dal governo per abbassare il costo del lavoro.
Un rapporto trapelato dalla Troika lancia l’allarme perché il paese rischia di entrare in una spirale del debito e avrà bisogno di chiedere un altro finanziamento di 15 miliardi di euro entro il 2015, un terzo superiore a quanto servì dopo la crisi del debito nel 2011. «Il nuovo finanziamento sarebbe fondamentalmente ad alto rischio», si legge nel rapporto. In uno dei pochi passi che contengono buone notizie, si legge che venerdì scorso i ministri delle finanze dell’Eurozona hanno concordato di estendere il rimborso dei prestiti per il salvataggio di Portogallo e Irlanda per altri sette anni, riducendo così la pressione dei mercati. Bruxelles ha detto che entrambi i paesi sono «ancora altamente vulnerabili» a causa di forze che sfuggono al loro controllo, e per questo hanno bisogno di un «segnale di sostegno forte». I critici dicono che è troppo poco e troppo tardi. Ormai gli eventi si muovono troppo veloci e rispondono solo a regole proprie.
(Ambrose Evans-Pritchard, “In Portogallo si pensa a un default all’Argentina”, dal “Telegraph” del 12 aprile 2013, Come Don Chisciotte).

domenica 21 aprile 2013

L'Islanda ha sconfitto l'economia globale e il NWO

"bisogna fare presto!! bisogna varare un piano per il deficit!!"
"bisogna fare dei sacrifici"...
"siamo molto soddisfatti, è stato raggiunto un accordo di sacrifici, ma ESSENZIALI"
"E' l'unico modo pe venirne fuori"!!
(NO!!! BUGIA)
Sono le classiche frasi di quando un paese sta per andare in bancarotta. I profitti delle grandi banche sono privati, ma i debiti socializzati.

L'unica soluzione, sempre in gran fretta, sembrano essere le tassazioni per il deficit messi a punto in pochissime ore.
In Italia abbiamo assistito ad una vomitevole ansia di produrre subito nuove tasse per i cittadini con tanto di "ringraziamenti per il sacrificio essenziale".
l'importante  per i politici è non far sapere cosa è successo in Islanda, dove un popolo ha detto "NO"!! alla grande finanza internazionale rea di questi fallimenti ed ai loro ricatti.

Sempre più sudditi e con sudditanza psicologica, i politici non rappresentano il popolo ma il FMI. Allora NON parlare dell'Islanda diventa imperativo... da censura completa... perché l'unica soluzione deve sembrare sempre il ripagamento del debito che le banche private hanno accumulato. Naturalmente è ciò che il FMI vuole. Figuriamoci se si mettono contro la vera elite mondiale!
INVECE IN ISLANDA

QUANDO IL POPOLO SCONFIGGE L'ECONOMIA GLOBALE
NeapolisTrueInformation
 
Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell'intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione (per giunta tramite Internet).
Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici.
E' la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore nei modi.

L'Islanda nota alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un'eruzione ben più significativa seppur molto meno conosciuta.
Un'esplosione Democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari di Democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.

Ma procediamo con ordine.
L'Islanda è un isola di sole 320mila abitanti. Il paese europeo meno popolato se si escludono i micro stati. Privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati. Un terzo dell'intera Italia situato un poco a sud dell'immensa Groenlandia.

15 anni di crescita economica avevano fatto dell'Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo.
Ma su quali basi poggiava questa ricchezza?
Il modello di "neoliberismo puro" applicato nel Paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo, avrebbe ben presto presentato il conto.

Nel 2003 tutte le banche del Paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti.

"IceSave" si chiamava il conto. Una sorta del nostro Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi

La "Landsbanki Bank" fu la prima banca a crollare e ad essere nazionalizzata in seguito al tracollo del conto "IceSave". Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall'altro aumentava il debito estero delle stesse banche.

Nel 2003 era pari al 200% del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900%. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008.
Le tre principali banche del paese "Landsbanki", "Kaupthing" e "Glitnir" caddero in fallimento e vennero nazionalizzate.
Il crollo della corona sull'euro che perse in breve l'85% non fece altro che decuplicare l'entità del loro debito insoluto. Alla fine dell'anno il Paese venne dichiarato in bancarotta.
 
Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde alla guida della coalizione Social Democratica che governava il Paese chiese l'aiuto del Fondo Monetario Internazionale che accordò all'Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari cui si aggiunsero altri 2,5 miliardi da parte di alcuni Paesi nordici.
Intanto le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.
 
A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo.
Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche.
Il Fondo Monetario Internazionale e l'Unione Europea proponevano allo stato islandese di farsi carico del debito insoluto delle banche socializzandolo.
Vale a dire spalmandolo sulla popolazione.
Era l'unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.
 
Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009 era una coalizione di sinistra che pur condannando il modello neoliberista fin li prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con un'apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3,5 miliardi di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5%.

I cittadini islandesi non erano disposti ad accettare le misure imposte per il pagamento del debito. Si trattava di circa 100 euro al mese a persona che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni. Un totale di 8 mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri privati.
 
Einars Mar Gudmundsson un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack "gli utili (delle banche, ndr) sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate".
Per i cittadini d'Islanda era decisamente troppo. Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos'altro si riaggiustò.
Si ruppe l'idea che il debito fosse un'entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un'intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipolo di banchieri e finanzieri.
Si riaggiustò d'un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.

Accadde che il capo dello Stato Olafur Ragnar Grimsson si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.
La comunità internazionale aumentà allora la propria pressione sullo stato islandese.
Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l'isolamento dell'Islanda.
I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere per ricattare il popolo che si apprestava a votare.
Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del FMI, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l'Islanda le classiche misure antiterrorismo (ve ne rendete conto?), cioè: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi.
"Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord" ha detto il Pres. Grimsson "ma se accettiamo, saremo l'Haiti del nord".
 
I cittadini islandesi hanno votato per eleggere i membri del Consiglio costituente.
A marzo 2010 il referendum venne stravinto con il 93% delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini.
Le ritorsioni non si fecero attendere: il FMI congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo incalzato dalla folla inferocita si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario.
L'Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l'ex Presidente della Kaupthing Sigurdur Einarsson.
Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l'Islanda.
In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale.

Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l'indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese, eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola "presidente" al posto di "re").
Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un'assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura.
Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l'appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.

(e il resto è storia! L'Islanda ha sconfitto l'economia globale e il NWO)

FONTE: http://www.youtube.com/watch?v=lngt5kVD4PA

mercoledì 17 aprile 2013

Fuori dall'euro: si può, si deve!

Su facebook gira questo articolo di Paolo Barnard, a voi la lettura, vi suggerisco di leggere molto quanto scrive questo giornalista, che ad oggi si dedica alla verità nascosta ai molti. buona lettura. Roland marcoli
 
E’ TUTTO FALSO E CI STANNO AMMAZZANDO
- di Paolo Barnard -
 
Faccio appello ai pochi che ancora usano la loro testa, vi prego, osservate. L’Europa dell’euro sta esplodendo, e i prossimi a finire sotto le macerie saremo noi italiani, i portoghesi e gli spagnoli. Poi verranno i francesi e i tedeschi. Perché?  Perché abbiamo tutti adottato una moneta, l’euro, che è sospesa nel nulla, non ha cioè uno Stato sovrano che la regoli, non si sa di chi sia, e soprattutto noi Stati europei la possiamo solo USARE, non possedere. E’ tutto qui il disastro, e vi spiego.
 
Ho già scritto che se la Grecia fosse ancora uno Stato che emette moneta sovrana non avrebbe nessun problema, perché potrebbe fare quello che fecero gli USA con un indebitamento assai peggiore (deficit di bilancio al 25% del PIL) 60 anni fa: emettere moneta, pagare parti del debito e rilanciare l’economia senza quasi limite. E’ esattamente quello che fa il Giappone da decenni. 

Osservate: oltre agli Stati Uniti che sono indebitatissimi (deficit di bilancio 1.400 miliardi di dollari e in crescita prevista fino a 2.900 fra 3 anni), il Giappone ha oggi un rapporto debito-Prodotto Interno Lordo del 200% circa (che in Europa sarebbe considerato l’inferno in terra), la Gran Bretagna ha in pratica lo stesso deficit di bilancio della Grecia e dovrà prendere in prestito 500 miliardi di sterline nei prossimi 5 anni. 
Ma avete sentito da qualche parte che vi sia un allarme catastrofico su USA, Giappone e Gran Bretagna? 
C’è qualcuno che sta infliggendo a quei tre Paesi le sevizie di spesa pubblica che saranno inflitte ai greci? 
No! Perché? Perché Stati Uniti, Giappone e Gran Bretagna sono possessori di una loro moneta non convertibile e non agganciata ad altre monete forti, e questo significa che i loro governi possono emettere moneta nel Paese per risanarsi come detto sopra. E attenzione: possono farlo prendendola in prestito da se stessi, che a sua volta significa che se si indebitano fino al collo possono poi rifinanziarsi il debito all’infinito. E’ come se un marito fosse indebitato con la moglie…
Cosa succede? Nulla, sono lo stesso nucleo. Noi Stati europei invece dobbiamo, prima di spendere, prendere in prestito gli euro dali mercati di capitali, e quindi per noi i debiti sono un problema, perché li dobbiamo restituire a qualcun altro, non più solo a noi stessi. Noi siamo il marito e la moglie indebitati con gli usurai, ben altra storia.

Ribadisco: uno Stato con moneta sovrana, come appunto Stati Uniti, Giappone o Gran Bretagna, può emettere debito sovrano senza problemi, e finanziarlo praticamente all’infinito con l’emissione di altra moneta, e questo, al contrario di quello che tutti vi raccontano, non è un problema (i dettagli tecnici in un mio studio futuro). Quanto ho appena scritto, è stato confermato pochi mesi fa, fra gli altri, dall’ex presidente della Federal Reserve (banca centrale) americana, Alan Greenspan, che ha detto “un governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi nella propria moneta sovrana”. Infatti USA, Gran Bretagna e Giappone, che emettono debiti immensi, non sono al collasso come la povera Grecia e nessuno li sta crocifiggendo.

A voi che avete una mente libera, non viene da chiedervi perché gli USA sono rimasti al balcone a guardare, senza far nulla, la nascita di questo presunto gigante economico dell’euro? Sono stupidi? 
No. Sono furbi. Sapevano e sanno esattamente quello che ho detto, e cioè che con l’unione monetaria noi Stati europei ci saremmo ficcati precisamente nella gabbia in cui siamo: prigionieri di debiti che non possiamo più controllare e rifinanziare con una nostra moneta sovrana. A chi non lo ricorda, rammento che l’Italia con moneta sovrana degli anni ‘70/80 era zeppa di debito e di inflazione, ma aveva un’economia fortissima che oggi ci sogniamo (e su cui ancora mangiano milioni di figli del boom di quegli anni). Guarda caso dalla metà degli anni ’80, dalla nascita cioè dei poteri finanziari sovranazionali che sono quelli che lucrano oggi sulle nostre disgrazie, si iniziò a predicare agli Stati con moneta sovrana che un debito pubblico e un deficit erano la peste, e questo non è vero. 
Rileggete sopra. Non lo sono mai se uno Stato ha moneta propria, perché di nuovo “un governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi nella propria moneta sovrana”. Alan Greenspan è piuttosto attendibile, e furbo. 

E allora che scopo aveva quel mantra ossessivo sui (falsi) danni di deficit e debito pubblico che nessuno oggi osa più sfidare? 
Risposta: spingerci nella mani di una unione monetaria capestro con regole assurde di limiti del deficit e del debito, che ci avrebbe sottratto l’unica arma possibile (la sovranità monetaria) per gestire senza danni l’indebitamento. 
E questo per compiacere a chi? 
Risposta: al Tribunale Internazionale degli Investitori e Speculatori guidato appunto dagli Stati Uniti, che con la scusa del risanamento degli Stati indebitati ma non più sovrani (noi appunto) ci costringe a vendere a prezzi stracciati i nostri beni pubblici ai barracuda finanziari, a deprezzare il lavoro con la disoccupazione (tanta offerta di lavoratori = crollano i loro prezzi, come con le merci), rovinando così le vite di generazioni di esseri umani, le nostre vite.

Infine, ricordo chi ha così fortemente voluto in Italia l’unione monetaria europea: Romano Prodi e Giuliano Amato in primis, che non sono stupidi e sapevano benissimo dove ci avrebbero portati. Alla faccia di chi ancora demonizza il centrodestra, che di peccati ne ha, ma confronto a questo sono cosucce da ridere. Qui stiamo parlando della svendita della speranza, per generazioni di cittadini, di poter avere controllo sull’economia, che è tutto, è libertà e democrazia, perché da cassintegrati/precari e senza più uno Stato sociale decente si è a tutti gli effetti degli schiavi.
La crisi dell’Europa, il calvario della Grecia e il nostro prossimo calvario, sono tutta una montatura costruita dall’inganno dell’unione monetaria, dall’inganno dell’inesistente dovere di risanare i debiti degli Stati, che non sono mai un problema se quegli Stati sono monetariamente sovrani. Un inganno ordito dai soliti noti di cui sopra.
Uscire dall’unione monetaria subito! Ritornare Stati europei con moneta sovrana e non convertibile, ora! Hanno ragione i greci, e faccio eco al loro grido scritto sulle pendici dell’acropoli: “Popoli d’Europa, sollevatevi”.

lunedì 8 aprile 2013

Perché non si costituiscono le commissioni?

FINALMENTE SVELATA LA VERA NATURA DEL PROGETTO POLITICO PARLAMENTARE DEL M5S. ECCO CHE COSA VERAMENTE FANNO IN PARLAMENTO

         
Questo sito (liberi-pensieri) è riuscito a procurarsi un documento inoppugnabile – che alla prova dei riscontri è risultato legale - il quale dimostra nei fatti, e lo svela alla cittadinanza, la vera natura del progetto politico del M5s. Ormai, non è più possibile far finta di nulla e va quindi diffuso, pur consapevoli che desterà in più di una coscienza diversi interrogativi, che consigliamo a tutti di porsi durante il week end, facendo funzionare il proprio cervello in piena autonomia.

L’evento si è verificato ieri in parlamento.

Approfittando del fatto che la maggior parte dei deputati, sia piddini che pidiellini, erano tutti presi da Ruby che farfugliava una sceneggiatura sulle scalinate del palazzo di giustizia a Milano, mentre l’attenzione dei media, delle istituzioni, della classe politica dirigente, era imperniata a cercare di analizzare il frutto del prodotto intellettuale dei Saggi Signori, una pattuglia di neofiti, eletti quaranta giorni fa nelle liste del M5s, ha tentato una sortita, peraltro legale e consuetudinaria.

A dire il vero, la “colpa” è di due donne: la deputata Maria Edera Spadoni e la senatrice Elisa Bulgarelli. Loro sono le due prime firmatarie e quindi spetta a loro la responsabilità di essere identificate e rubricate come le firmatarie della interrogazione parlamentare al governo.

E’ iniziata così, con una semplice domanda:
“Quali azioni intende mettere in campo il governo italiano per recuperare subito i 98 miliardi di euro evasi dalle slot machines?”

Le due relatrici, che si rendevano conto della totale indifferenza dei rappresentanti del governo, hanno osato andare avanti nella loro richiesta. 
“A fronte di un costo sociale così elevato ed esorbitante e delle sempre più numerose patologie dovute al gioco d’azzardo, il governo non ritiene opportuno vietare su tutto il territorio nazionale la diffusione e la distribuzione degli apparecchi di slot machines, videolottery e i giochi d’azzardo on-line?”. 

Accorgendosi che non c’era nessuno disponibile all’ascolto fisico, l’interpellanza è stata presentata ufficialmente sotto forma scritta, firmata da 61 parlamentari. In tal modo, viene rubricato come atto parlamentare formale. 
Tale domanda-interpellanza impone al governo una immediata risposta, sia da parte del ministro degli interni che da parte del ministro del Tesoro e del primo ministro attualmente in carica, il dimissionario prof. Mario Monti, il quale è in carica “solo per gestire gli affari correnti”. Appunto. 
Questi 61 parlamentari hanno specificato che, in questo caso, si tratta, per l’appunto di “un affare corrente”: urge trovare i 100 miliardi di euro per consentire alla Pubblica Amministrazione di saldare in toto al 100% i debiti che hanno contratto con i fornitori, in modo tale da consentire alle aziende in crisi di credito di poter riavviare un percorso virtuoso dell’economia.

Nel documento dell’interrogazione parlamentare si spiega come “nel 2011, il mercato italiano del gioco d’ azzardo ha raccolto, al netto dei premi erogati, 18,4 miliardi di euro, pari al 4,4% del mercato mondiale e oltre il 15% di quello europeo. Secondo il Conagga (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’ Azzardo), a fronte di una netta riduzione dei risparmi delle famiglie e della spesa per alimenti a causa della crisi economica, nel 2011 la spesa sul gioco d’azzardo e’ cresciuta del 30% rispetto al 2010. Secondo una rielaborazione dei dati AAMS del 2012, la spesa annua pro capite sul gioco d’azzardo e’ di 1703 euro e per  il CNR, il gioco d’ azzardo coinvolge il 58,1% dei maschi tra i 15 e i 19 anni e il 36,8% delle ragazze“.

Non contenti del loro folle ardire, i firmatari della interrogazione parlamentare hanno spiegato come “di fronte ad un aumento della spesa sul gioco d’azzardo, le entrate per l’erario hanno visto una riduzione di circa il 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e secondo le indagini della Guardia di Finanza, ammonta ad oltre 98 miliardi di euro l’evasione fiscale di alcune societa’ concessionarie di slot machines, dei quali solo una minima parte e’ stata ad oggi recuperata”. Un caso questo, nato dalle inchieste del colonnello Rapetto, che aveva denunciato con forza gia’ dal 2007 lo stato delle cose e che fu rilanciato pubblicamente nel V day ‘Parlamento Pulito’ del 2007 da parte di Beppe Grillo.

Il documento prosegue nella disamina del problema e conclude nel seguente modo:

“Chi vede nel gioco d’azzardo diffuso e liberalizzato un fattore economico positivo per il Paese si sbaglia di grosso dato che il rapporto 2011 della Corte dei Conti dice e spiega che il consumo dei giochi interessa prevalentemente le fasce sociali piu’ deboli’ e, secondo Conagga, gioca di piu’ chi ha una minore scolarizzazione. Secondo una stima della stessa associazione che tiene conto dei costi sanitari, dei costi indiretti e dei costi per la qualita’ della vita” (sono sempre la Spadoni e la Bulgarelli a spiegarlo) i costi sociali complessivi causati in Italia dai giocatori d ‘azzardo patologici sono stimabili tra i 5,5 e i 6,6 miliardi di euro, andando percio’ ad assorbire gran parte delle risorse incassate dall’erario. I soldi che le famiglie spendono nei giochi vengono tolti dai consumi, provocando un danno indiretto per le casse dello Stato dovuto alla ‘mancata’ Iva incassata, quantificabile, secondo Conagga, in 3,8 miliardi di euro ogni anno. Gli apparecchi, quali slot machines e videolottery, raccolgono il 54% del fatturato complessivo e, grazie alle loro caratteristiche quali minore lasso di tempo fra una partita e l’ altra, l’assenza di relazioni umane, la spazialita’ e temporalita’ diffusa e gli stimoli visivi e sonori, risultano essere i maggiori responsabili d’ instaurarsi di dipendenze“.

Chiudono l’interrogazione parlamentare chiedendo “formalmente e ufficialmente” al governo in carica di provvedere immediatamente a far valere l’applicazione della Legge per fare in modo che l’erario si riappropri dei 98 miliardi di euro che sono stati fin qui evasi dai gestori delle slot machines. Tra i firmatari di tale documento vi sono i seguenti eletti, alla Camera: Spadoni, Dell’Orco, Ferraresi, Sarti, Di Stefano, Bernini, Dell’Osso, Mucci, Colletti, Cominardi, Giordano, Tacciono, Grande, Di Battista, Sibilia, Scagliusi; e al Senato della Repubblica: Bulgarelli, Mussini, Montevecchi, Gambaro, Taverna, Scibona, Cioffi, Martelli, Puglia e altri.

Sappiamo anche i nomi e i cognomi, adesso.

In nessun organo di stampa, in nessuna televisione, nessun giornalista ha dato notizia di questo fatto. Nelle consuete rubriche della Rai (parlamento oggi, novità in parlamento, che cosa dice il parlamento, transatlantico) non si è trovato cenno a tale interrogazione. Sono consapevoli della pericolosità di simili affermazioni e quindi hanno ritenuto opportuno che il paese non debba sapere che cosa stia accadendo nel parlamento italiano.

Si vede da questi comportamenti che gli eletti del M5s non sanno fare politica e sono ingenui, come sostengono i loro detrattori. Forse non sanno che dodici anni fa, Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Massimo D’Alema chiusero un accordo, tale per cui alla sinistra spettava il controllo “politico” delle sale Bingo, mentre la destra si occupava di gestire “politicamente” la gestione delle slot machines? Si ripartirono il territorio, benedetti dalla Corte dei Conti che approvò “la trovata” come un’ottima modalità per lo Stato di incassare soldi educando allo stesso tempo la popolazione.

Adesso, invece, questo gruppo di parlamentari vuole a tutti i costi che il governo intervenga subito per far valere lo Stato di Diritto pretendendo ed esigendo l’immediato pagamento dei 98 miliardi dovuti all’erario (per lo più ascrivibili alla famiglia mafiosa messinese dei Corallo, proprietari della società madre Atlantis, con sede in Florida, Usa, e le sue 12 sotto-società operanti nel territorio della Repubblica Italiana) pensando che in tal modo si troverebbero subito i soldi per pagare le aziende italiane creditrici sull’orlo del fallimento.

Questo, pretendono.

Adesso sappiamo che cosa fanno in parlamento.

Sono pericolosi, non vi è dubbio.

Finalmente capiamo perché il PDL, il PD e la cupola mediatica, ogni giorno, grazie all’amoroso contributo quotidiano televisivo dei talk show men&women (ai quali ci aggiungiamo anche la complicità degli ottusi miopi su facebook) insistono sul fatto che i parlamentari del M5s sono pericolosi.

Hanno ragione.

Lo sono.

Tutto sta a vedere per chi.

Buon week end a tutti.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: www.liberi-pensieri.info
http://www.liberi-pensieri.info/2013/04/finalmente-svelata-la-vera-natura-del-progetto-politico-parlamentare-del-m5s-ecco-che-cosa-veramente-fanno-in-parlamento/
5.04.2013 

dopo di che, vi passo una info presa da Nunzia Catalfo M5S

L'Art. 31 del Regolamento del Senato recita:
Art. 1 - Ciascun Gruppo, entro cinque giorni, dalla propria costituzione, procede, dandone comunicazione alla Presidenza del Senato, alla designazione dei propri rappresentanti nelle singole Commissioni permanenti di cui all'art 22.....

L'Art. 71 della Costituzione recita:
L'iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a CIASCUN MEMBRO DELLE CAMERE .....

L'art. 72 della Costituzione italiana recita:
Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una COMMISSIONE e poi alla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale...
....può altresì stabilire in quali casi e forme d'esame e l'approvazione dei disegni di legge sono deferiti a Commissioni, anche permanenti, COMPOSTE IN MODO DA RISPECCHIARE LA PROPORZIONE DEI GRUPPI PARLAMENTARI.

LE COMMISSIONI PERMANENTI:
- ESAMINANO PREVENTIVAMENTE OGNI DISEGNO DI LEGGE PRESENTATO ALLE CAMERE
- POSSONO PROCEDERE ALL'APPROVAZIONE DEI DISEGNI DI LEGGE.

NON REPUTO QUINDI VI SIA ALCUN IMPEDIMENTO ALLA COSTITUZIONE DELLE COMMISSIONI PERMANENTI I CUI MEMBRI SONO O DOVREBBERO ESSERE STATI DESIGNATI E COMUNICATI DAI GRUPPI GIA' DA DIVERSI GIORNI.

LE COMMISSIONI SPECIALI VENGONO COSTITUITE INVECE OCCASIONALMENTE.