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giovedì 20 novembre 2014

ETERNIT, la giustizia italiana colpisce ancora

La sentenza di prescrizione in favore dell'Eternit sulla questione dell'AMIANTO, che sta uccidendo Casale Monferrato e molte altre regioni del paese, apre uno squarcio nel sistema "imprenditoriale" italiano, perché revoca alla magistratura quel consueto ruolo di "supplenza" e mediazione sociale (che non é la sua terzietà, ma in Italia ha funzionato, talvolta) in assenza di un vero interlocutore politico, sia Aziendale (come da Costituzione) o Amministrazione che dir si voglia, pronto ad assumersi le Pubbliche responsabilità che la questione pone.
La sentenza di prescrizione in favore dell'Eternit sulla questione dell'AMIANTO, che sta uccidendo Casale Monferrato e molte altre regioni del paese, apre uno squarcio nel sistema "imprenditoriale" italiano, perché revoca alla magistratura quel consueto ruolo di "supplenza" e mediazione sociale (che non é la sua terzietà, ma in Italia ha funzionato, talvolta) in assenza di un vero interlocutore politico, sia Aziendale (come da Costituzione) o Amministrazione che dir si voglia, pronto ad assumersi le Pubbliche responsabilità che la questione pone.
Perché la lunga LOTTA SOCIALE del piccolo centro di Casale, ha messo al centro alcune crucialità, sistemiche, nel modello "sviluppista" che si é imposto in Italia durante il corso dell'industrializzazione forzosa del secondo dopoguerra, e i danni ai lavoratori e all'ambiente, se hanno generato procedimenti giudiziari hanno finito per stabilire la non punibilità dei datori di lavoro. Anche il caso ILVA, guardato da vicino, su cui tanto gossip si é speso e speculato da destra, non conferma altro, e infatti sul patibolo é stato messo l'unico amministratore (Nichi Vendola) che coraggiosamente ha sfidato la famiglia Riva fino ad allora impunita, e non il sistema d'Impresa cui questo era e resta espressione, dalla sua latitanza.
Ovvero, non si é ancora celebrata la giustizia di quei 3.000 morti di mesotelioma di Casale (e non diciamo di tutti quelli che verranno ancora!) non solo per le ENORMI PROPORZIONI SOCIALI DEL DANNO, che certo imporrebbero una rivisitazione degli stessi assetti imprenditoriali di alcune importanti "spettabili ditte", ma anche una messa al centro DEL CONTO DEI COSTI AMBIENTALI dell'intero sistema di produzione e con ciò non di meno, negli "oneri sociali" disattesi per decenni grazie ad arcaiche connivenze istituzionali che hanno sempre privilegiato il lavoro sporco di scaricare i costi sul lavoro, per guadagnare competitività sul mercato, piuttosto che investire in innovazione e progresso.
La denuncia degli operai e dei loro familiari morti in quella che possiamo chiamare moderna strage degli innocenti, non ha colpito solo la grande fabbrica infatti, perché le vittime principali sono i lavoratori, ma non secondarie o minori sono le morti di donne e bambini e anziani parenti; perché l'amianto non smetterà di mietere vittime in tutto il Paese finchè non si BONIFICHERA' il territorio infestato nei lughissimi decenni trascorsi per il suo massiccio uso sia edile che in lavorazioni industriali.
I Martiri di Casale sono da considerare morti sul lavoro, le vittime dell'amianto sul territorio morti civili?
O forse lo Stato di morte civile, é quello raggiunto da una classe intera, quella imprenditoriale, in combutta con un ceto politico che ha governato dissennatamente a scopo di profitto negli ultimi 60 anni.
Una classe imprenditoriale talmente avara e incline alla spoliazione e alla rendita, da aver selezionato finemente la competizione con edulcoranti come la Mafia e l'uso sistematico delle corruttele clientelari.
D'altronde in Italia lavorando si resta poveri...ma non é che non circoli i denari.
Quella, un'intera classe imprenditoriale corrotta e indolente, che non può assolvere la Magistratura non solo perchè non é suo precipuo compito istituzionale (é il Corpo dello Stato più conservatore che ci sia, ricordo nel caso a qualcuno sia sfuggito, di passaggio, il senso di uno Stato tripartito), perché é il giudizio politico di un intero paese che attende.
E non col silenzio lugubre di una giornata di lutto nazionale, ma nell'unica maniera che può fare chi non vuole dimenticare: continuando la lotta per la verità e la giustizia di chi purtroppo, poiché ci ha preceduto, troppo presto ci ha lasciato e non può più parlare.
Nel frattempo vale la pena di ricordare 
che il fischio delle vittime di Casale, 
non ci lascerà dormire...

Perché la lunga LOTTA SOCIALE del piccolo centro di Casale, ha messo al centro alcune crucialità, sistemiche, nel modello "sviluppista" che si é imposto in Italia durante il corso dell'industrializzazione forzosa del secondo dopoguerra, e i danni ai lavoratori e all'ambiente, se hanno generato procedimenti giudiziari hanno finito per stabilire la non punibilità dei datori di lavoro. Anche il caso ILVA, guardato da vicino, su cui tanto gossip si é speso e speculato da destra, non conferma altro, e infatti sul patibolo é stato messo l'unico amministratore (Nichi Vendola) che coraggiosamente ha sfidato la famiglia Riva fino ad allora impunita, e non il sistema d'Impresa cui questo era e resta espressione, dalla sua latitanza.
Ovvero, non si é ancora celebrata la giustizia di quei 3.000 morti di mesotelioma di Casale (e non diciamo di tutti quelli che verranno ancora!) non solo per le ENORMI PROPORZIONI SOCIALI DEL DANNO, che certo imporrebbero una rivisitazione degli stessi assetti imprenditoriali di alcune importanti "spettabili ditte", ma anche una messa al centro DEL CONTO DEI COSTI AMBIENTALI dell'intero sistema di produzione e con ciò non di meno, negli "oneri sociali" disattesi per decenni grazie ad arcaiche connivenze istituzionali che hanno sempre privilegiato il lavoro sporco di scaricare i costi sul lavoro, per guadagnare competitività sul mercato, piuttosto che investire in innovazione e progresso.

La sentenza di prescrizione in favore dell'Eternit sulla questione dell'AMIANTO, che sta uccidendo Casale Monferrato e molte altre regioni del paese, apre uno squarcio nel sistema "imprenditoriale" italiano, perché revoca alla magistratura quel consueto ruolo di "supplenza" e mediazione sociale (che non é la sua terzietà, ma in Italia ha funzionato, talvolta) in assenza di un vero interlocutore politico, sia Aziendale (come da Costituzione) o Amministrazione che dir si voglia, pronto ad assumersi le Pubbliche responsabilità che la questione pone.
Perché la lunga LOTTA SOCIALE del piccolo centro di Casale, ha messo al centro alcune crucialità, sistemiche, nel modello "sviluppista" che si é imposto in Italia durante il corso dell'industrializzazione forzosa del secondo dopoguerra, e i danni ai lavoratori e all'ambiente, se hanno generato procedimenti giudiziari hanno finito per stabilire la non punibilità dei datori di lavoro. Anche il caso ILVA, guardato da vicino, su cui tanto gossip si é speso e speculato da destra, non conferma altro, e infatti sul patibolo é stato messo l'unico amministratore (Nichi Vendola) che coraggiosamente ha sfidato la famiglia Riva fino ad allora impunita, e non il sistema d'Impresa cui questo era e resta espressione, dalla sua latitanza.
Ovvero, non si é ancora celebrata la giustizia di quei 3.000 morti di mesotelioma di Casale (e non diciamo di tutti quelli che verranno ancora!) non solo per le ENORMI PROPORZIONI SOCIALI DEL DANNO, che certo imporrebbero una rivisitazione degli stessi assetti imprenditoriali di alcune importanti "spettabili ditte", ma anche una messa al centro DEL CONTO DEI COSTI AMBIENTALI dell'intero sistema di produzione e con ciò non di meno, negli "oneri sociali" disattesi per decenni grazie ad arcaiche connivenze istituzionali che hanno sempre privilegiato il lavoro sporco di scaricare i costi sul lavoro, per guadagnare competitività sul mercato, piuttosto che investire in innovazione e progresso.
La denuncia degli operai e dei loro familiari morti in quella che possiamo chiamare moderna strage degli innocenti, non ha colpito solo la grande fabbrica infatti, perché le vittime principali sono i lavoratori, ma non secondarie o minori sono le morti di donne e bambini e anziani parenti; perché l'amianto non smetterà di mietere vittime in tutto il Paese finchè non si BONIFICHERA' il territorio infestato nei lughissimi decenni trascorsi per il suo massiccio uso sia edile che in lavorazioni industriali.
I Martiri di Casale sono da considerare morti sul lavoro, le vittime dell'amianto sul territorio morti civili?
O forse lo Stato di morte civile, é quello raggiunto da una classe intera, quella imprenditoriale, in combutta con un ceto politico che ha governato dissennatamente a scopo di profitto negli ultimi 60 anni.
Una classe imprenditoriale talmente avara e incline alla spoliazione e alla rendita, da aver selezionato finemente la competizione con edulcoranti come la Mafia e l'uso sistematico delle corruttele clientelari.
D'altronde in Italia lavorando si resta poveri...ma non é che non circoli i denari.
Quella, un'intera classe imprenditoriale corrotta e indolente, che non può assolvere la Magistratura non solo perchè non é suo precipuo compito istituzionale (é il Corpo dello Stato più conservatore che ci sia, ricordo nel caso a qualcuno sia sfuggito, di passaggio, il senso di uno Stato tripartito), perché é il giudizio politico di un intero paese che attende.
E non col silenzio lugubre di una giornata di lutto nazionale, ma nell'unica maniera che può fare chi non vuole dimenticare: continuando la lotta per la verità e la giustizia di chi purtroppo, poiché ci ha preceduto, troppo presto ci ha lasciato e non può più parlare.
Nel frattempo vale la pena di ricordare 
che il fischio delle vittime di Casale, 
non ci lascerà dormire...

La denuncia degli operai e dei loro familiari morti in quella che possiamo chiamare moderna strage degli innocenti, non ha colpito solo la grande fabbrica infatti, perché le vittime principali sono i lavoratori, ma non secondarie o minori sono le morti di donne e bambini e anziani parenti; perché l'amianto non smetterà di mietere vittime in tutto il Paese finchè non si BONIFICHERA' il territorio infestato nei lughissimi decenni trascorsi per il suo massiccio uso sia edile che in lavorazioni industriali.
I Martiri di Casale sono da considerare morti sul lavoro, le vittime dell'amianto sul territorio morti civili?
O forse lo Stato di morte civile, é quello raggiunto da una classe intera, quella imprenditoriale, in combutta con un ceto politico che ha governato dissennatamente a scopo di profitto negli ultimi 60 anni.
Una classe imprenditoriale talmente avara e incline alla spoliazione e alla rendita, da aver selezionato finemente la competizione con edulcoranti come la Mafia e l'uso sistematico delle corruttele clientelari.
D'altronde in Italia lavorando si resta poveri... ma non é che non circolino i denari.
Quella, un'intera classe imprenditoriale corrotta e indolente, che non può assolvere la Magistratura non solo perchè non é suo precipuo compito istituzionale (é il Corpo dello Stato più conservatore che ci sia, ricordo nel caso a qualcuno sia sfuggito, di passaggio, il senso di uno Stato tripartito), perché é il giudizio politico di un intero paese che attende.
E non col silenzio lugubre di una giornata di lutto nazionale, ma nell'unica maniera che può fare chi non vuole dimenticare: continuando la lotta per la verità e la giustizia di chi purtroppo, poiché ci ha preceduto, troppo presto ci ha lasciato e non può più parlare.

Nel frattempo vale la pena di ricordare che il fischio delle vittime di Casale, non ci lascerà dormire...

sabato 11 ottobre 2014

11.10.2014 Giornata d’azione europea decentrata per fermare TTIP CETA e TiSA

In occasione della Giornata d’azione europea decentrata per fermare TTIP*, CETA & TiSA, il Partito Umanista, come aderente della campagna nazionale Stop Ttip e sostenitore attivo di alcuni comitati locali, invita tutti a mobilitarsi nelle proprie città. La lista delle iniziative italiane potete trovarla qui: http://stop-ttip-italia.net/11-ottobre-giornata-di-mobilitazione-stop-ttip/
 

Il Partito Umanista sarà presente a Torino e Milano, insieme ai comitati locali Stop Ttip.
SABATO 11 Ottobre 2014 - TORINO - VOLANTINAGGI E SKETCH TEATRALI STOP TTIP
Mattino ore 10-13
Corso Racconigi 34 (mercato)
Corso Palestro2 (mercato
Corso Svizzera 29 (mercato)
Pomeriggio ore 15-18
Via Verdi 18 (cinema Massimo, zona centro città) [evento Facebook]

SABATO 11 Ottobre 2014 - MILANO - VOLANTINAGGIO E PRESIDIO
Mattino ore 10.00 -12 mercato zona Isola, Mercato Bio Pizza Durante e mercato Valvassori Peroni
Pomeriggio ore 14.00 PRESIDIO in Via Palestro angolo Via Marina [evento Facebook]


*COS'E' IL TTIP
Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un accordo sul commercio e gli investimenti in fase di negoziazione tra USA e Unione Europea.
I negoziati attraverso cui il TTIP si sta discutendo, iniziati nel luglio 2013, sono volutamente segreti.
I contenuti, che interessano settori diversi, dal commercio, ai servizi locali, agli investimenti, etc. rappresentano un tentativo di ulteriore erosione delle garanzie conquistate in anni di lotte sociali dal punto di vista del diritto del lavoro, dei diritti umani, della tutela ambientale, della sicurezza alimentare, degli istituti democratici.
Governi, grandi imprese e lobbies economiche provano così, con l’alibi di un’omogeneizzazione delle normative, a disegnare un quadro di pesante deregolamentazione cui obiettivo principale non saranno tanto le barriere tariffarie, già abbastanza basse, ma quelle non tariffarie, che riguardano gli standard di sicurezza e di qualità di aspetti sostanziali della vita di tutti i cittadini:
l’alimentazione, l’istruzione e la cultura, i servizi sanitari, i servizi sociali, le tutele e la sicurezza sul lavoro.
Se il Trattato dovesse essere approvato, saranno i cittadini e l’ambiente a farne principalmente le spese in un processo che porterà alla progressiva mercificazione di servizi pubblici e di beni comuni

*IL TTIP PER PUNTI - COSA PREVEDE IL TRATTATO - COSA ACCADREBBE SE VENISSE APPROVATO
Sicurezza alimentare:
negli USA il commercio degli organismi geneticamente modificati (OGM) è una pratica diffusa insieme all'utilizzo di ormoni e promotori della crescita bovina considerati cancerogeni. Se l’accordo fosse approvato il mercato europeo dovrebbe aprirsi anche a questi prodotti.

Beni comuni e servizi pubblici:
dall’acqua all’energia, dai trasporti alla sanità, essi si trasformerebbero da “diritti per tutti” a “business delle grandi imprese”, con una forte spinta verso la  privatizzazione e un accesso condizionato dalla disponibilità economica dell’utente.

Made in Italy:
l’obbligo di indicazione dell’origine geografica di un prodotto potrebbe essere minacciato dall’interesse economico delle grandi imprese americane di  immettere nel mercato europeo prodotti che “richiamano l’italianità”, come il noto Parmesan, pur non essendo stati realizzati in Italia o con materie prime Italiane.

Sovranità nazionale:
il TTIP intende istituire un meccanismo di arbitrato internazionale, denominato Investor-State Dispute Settlement (ISDS), che permetterebbe ad un’impresa di citare in giudizio uno Stato e chiedergli un lauto risarcimento per aver compromesso o minacciato i propri investimenti e interessi commerciali.

Tutela dell’ambiente e della salute:
l’import-export di gas di scisto estratto attraverso il fracking, cioè la fratturazione idraulica delle rocce del sottosuolo, potrebbe diventare una pratica diffusa anche in Europa con seri rischi di inquinamento delle falde acquifere, cedimenti del sottosuolo, esplosioni e terremoti.

Diritti dei lavoratori:
gli Stati dell’UE, tra cui l’Italia, si sono dotati di leggi avanzate nel settore della promozione e della tutela dei diritti dei lavoratori. Gli USA si sono invece limitati a ratificare solo il 10% delle convenzioni dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro (ILO) .

Privacy:
nell’intento di contrastare possibili illeciti contro la proprietà intellettuale,  potrebbero verificarsi violazioni della privacy degli utenti attraverso accessi privilegiati ai dati personali.

lunedì 15 settembre 2014

Sullo spiaggiamenti dei capodogli

di Silvia Benedetti (M5S)

Lo spiaggiamento recente di ‪#‎Vasto‬ e la morte di 3 dei 7 ‪#‎capodogli‬ sono probabilmente causati dalle tecniche di ispezione dei fondali marini alla ricerca di idrocarburi. L’esame necroscopico ha rilevato tracce di gas nel sangue degli animali, meccanismo simile a ciò che accade ai sub colpiti da embolia per riemersioni troppo rapide.

foto di Silvia Benedetti M5S.

Molti studi dimostrano che le tecniche di ispezione danneggiano gli “abitanti del mare” e a Febbraio lo avevamo detto chiaramente nella nostra interrogazione ai ministri dell’Ambiente e degli Affari Esteri http://goo.gl/gMlnLB con cui chiedevamo garanzie a difesa del nostro patrimonio marino.
Ci sembra inoltre assurdo che il nostro Paese intenda continuare sulla strada dello sfruttamento dei combustibili fossili: il decreto Sblocca Italia prevede infatti che per “valorizzare i non trascurabili giacimenti di idrocarburi presenti sul territorio nazionale” vengano sbloccati investimenti, ipotizzabili in 15 miliardi di euro e vengano semplificate le procedure di rilascio dei titoli minerari. Sarebbe tolto inoltre agli enti locali il potere di veto sulle trivellazioni. Il tutto per sfruttare appena 9,8 milioni di tonnellate di petrolio, sufficienti a risolvere il fabbisogno petrolifero nazionale soltanto per due mesi. 


Il recente rapporto annuale della World Meteorological Organization indica che il 2013 è stato l'anno più inquinato degli ultimi trent'anni facendo registrare un nuovo record nella permanenza di anidride carbonica e altri gas effetto serra nell'atmosfera terrestre: il volume di CO2 è stato pari a 396 parti per milione (Ppm). Il secondo gas serra più importante, il metano (meno diffuso, ma molto più potente) ha continuato a crescere ad un ritmo simile a quello degli ultimi cinque anni, raggiungendo una media mondiale di 1.824 parti per miliardo (Ppb). Contemporaneamente a questa situazione dell’atmosfera, si sta verificando un'acidificazione "senza precedenti" degli oceani dovuta alla loro capacità di assorbire la stessa CO2.



foto di Silvia Benedetti M5S.


Condividiamo le parole del segretario generale del WMO, Michel Jarraud, a proposito del rapporto annuale Greenhouse Gas: “Sappiamo che senza alcun dubbio che il nostro clima sta cambiando, sta diventando sempre più estremo e la causa sono le attività umane, come la combustione di carbone fossile. Le emissioni di CO2 del passato, quelle di oggi e del futuro si accumuleranno e avranno un impatto globale sia sul surriscaldamento che sull'acidificazione degli oceani. Le leggi della fisica non sono negoziabili, sta scadendo il tempo".

L'uomo può ancora cambiare le cose perché il mondo ha gli strumenti per mantenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi Celsius (35,6 gradi Fahrenheit), come stabilito dalle Nazioni Unite nel 2010. Invece che preoccuparsi di twittare, chiediamo a Renzi se alla luce degli studi scientifici, degli obiettivi del “Piano 20-20-20" approvato nel marzo 2007 dai governi europei, della recente denuncia del WMO, non ritenga in totale controtendenza e anacronistica la direzione intrapresa dal governo per lo sfruttamento delle energie fossili e quali misure intenda adottare a difesa del nostro mare e dei suoi abitanti.

mercoledì 25 giugno 2014

Amici e nemici della Terra

7 MODI IN CUI LE AZIENDE DEI PESTICIDI PILOTANO LA CRISI DELLE API PER TUTELARE I PROFITTI

di Michele Simon

http://www.sapereeundovere.it
http://www.sapereeundovere.it
Friends of the Earth

Se vi piace mangiare, allora dovreste fare attenzione a ciò che accade alle api. Lo sapevate che i due terzi delle colture alimentari hanno bisogno dell‘impollinazione – ogni tipo di cibo su cui facciamo affidamento per avere un’alimentazione corretta - ossia mele, bacche e mandorle, giusto per nominarne qualcuna. Questo è il motivo per cui il grave declino nella popolazione delle api sta avendo sempre più attenzione, con intere campagne tese a difendere le api.
Un forte corpo crescente di prove indica l’esposizione a una classe di pesticidi neurotossici detti neonicotinoidi (i pesticidi sintetici più usati) come principale fattore della sparizione delle api.
L’Unione Europea ha proibito i tre neonicotinoidi più usati, in base a prove scientifiche che indicano che i nicotinoidi possono completamente ammazzare le api e renderle più vulnerabili ai parassiti, patogeni e altri stress.

Consideriamo gli spin doctor aziendali (gli strateghi delle strategie di Public Relations, ndt). Come mostra il mio report su Friends of the Earth, tre delle maggiori aziende di antiparassitari – Bayer, Monsanto e Syngenta - sono impegnate in una massiccia campagna di disinformazione pubblica per distogliere il pubblico e i politici dal pensiero che i pesticidi possano avere qualcosa a che vedere con la morte delle api e la loro distruzione.

Per decenni la Big Tobacco (la lobby del tabacco, ndt) ha usato queste strategie, praticando un ostruzionismo che ha provocato milioni di morti evitabili.

Proprio mentre gli azionisti Bayer si incontravano in Germania questa settimana, il mio report portava una luce critica su queste pratiche aziendali distruttive.
Di seguito ci sono le sette tattiche che le aziende di pesticidi usano per trarre in inganno riguardo alla moria delle api.

1. Fingere di aver cura – con un blitz nelle PR
La Big Tobacco ha perfezionato l’arte di fare il proprio interesse nelle pubbliche relazioni, cioè quella di apparire come se gli importasse qualcosa dei problemi causati dai suoi prodotti e di offrire finte soluzioni.
Un elemento chiave della strategia di PR del settore dei pesticidi è quello di passare all’offensiva con la creazione di un’ immagine raffinata in cui essa compare “in prima linea” e assume un ruolo guida nel “salvare le api”. Ad esempio, l’anno scorso, la Bayer ha avviato il suo “Bee Care Tour” itinerante (un “tour per la cura delle api”) in un forum dedicato ai problemi dell’agricoltura a Orlando, in Florida. Il tour prosegue nel 2014, con fermate a Oregon State University, Washington State University, University of California, Davis, South Dakota State University e Purdue University. Nel mese di giugno, il Bee Care Tour sarà a disposizione per il National Pollinator (la settimana nazionale dell’impollinatore) a Washington, DC.

2. Creare distrazioni: incolpare qualsiasi cosa tranne i pesticidi
La Big Tobacco era maestra nell’inventare distrazioni per dimostrare al pubblico che la colpa non era sua. L’ idea è di creare incertezza; come spiegava bene un dirigente dell’industria del tabacco: “Il dubbio è il nostro prodotto” .
In modo analogo, Bayer, Syngenta e Monsanto hanno schierato una combinazione di tattiche di PR per distogliere l’attenzione dai neonicotinoidi come causa principale della moria di api. In genere hanno promosso un argomento “multifattoriale” che minimizza il ruolo dei pesticidi e produce dubbi su di essi, allo stesso tempo sottolineando l’acaro varroa, agenti patogeni e l’alimentazione delle api come forze primarie che minacciano le api.
Ad esempio, Helmut Schramm, responsabile della Bayer CropScience in Germania, ha spiegato: “E’ generalmente noto che l’acaro varroa è il principale nemico delle api”. Per allontanare ulteriormente l’attenzione, la Bayer ha anche eretto una gigantesca scultura dell’acaro varroa su un’ape nel suo Centro “Bee Care” (“per la cura della api”, ndt) in Germania. Come osserva il New York Times, “Opportunamente, Bayer commercializza anche prodotti per uccidere gli acari”.

3. Manipolare la scienza
La Big Tobacco era così impegnata a nascondere gli aspetti scientifici del fumo che creò il “Tobacco Institute” il quale aveva lo scopo di fondare una scienza favorevole alle industrie.
Tutte e tre le aziende – Bayer, Syngenta e Monsanto – stanno rafforzando i loro legami nella comunità scientifica per migliorare la credibilità della loro tesi che ci sono numerosi colpevoli per la moria delle api, ma non i pesticidi.
Le aziende stanno finanziando studi scientifici, coltivando alleanze e partnership strategiche con gli agricoltori, apicoltori e le organizzazioni agricole, al fine di rafforzare la legittimità delle proprie argomentazioni e di posizionarsi come “amici delle api”.

4. L’acquisto di credibilità: inserire esperti sui libri paga e cooptare associazioni
Un modo correlato che la Big Tobacco usa per distorcere la scienza è quello di pagare i ricercatori a contratto e cooptare le organizzazioni professionali. Ancora una volta, le aziende di pesticidi seguono quella rotta. Ad esempio, lo scorso giugno, la Monsanto ha ospitato per tre giorni lo “Health Summit Bee” (Convegno sulla salute delle api, ndt), dove l’azienda ha ampliato notevolmente il suo raggio d’azione e la sua influenza nella comunità scientifica.
Al convegno, la Monsanto ha annunciato la formazione di un consiglio consultivo Bee Honey (ape e miele, ndt), un’alleanza strategica composta da dirigenti della Monsanto in persona e da altri componenti. Sebbene il pubblico fosse amico, un sondaggio ha mostrato che solo il 14% dei presenti pensava che i pesticidi venissero discussi in modo completo o utile.
Inoltre, l’associazione British Bee Keepers ha ricevuto un finanziamento significativo da Bayer, Syngenta e altre società di pesticidi, un accordo che alcuni critici hanno definito una contropartita per l’approvazione degli insetticidi come “bee friendly” (innocui per le api, ndt) da parte dell’organizzazione.

5. Incolpare gli agricoltori
Un’altra tattica comune di Big Tobacco è di incolpare i fumatori che “avrebbero dovuto sapere” che il fumo era mortale. Questa strategia spudorata viene ora usata dalle aziende di pesticidi.
Ad esempio, il sito web Bee Care di Bayer spinge un uso dei suoi prodotti “che tenga in conto le api”, il che implica che qualsiasi problema con i nicotinoidi è causato da un uso improprio dei propri prodotti da parte degli agricoltori e altri.
In modo analogo, Syngenta afferma: “I pochi casi di danni alla salute delle api [causati] da questi pesticidi si sono verificati nelle rarissime occasioni in cui gli agricoltori hanno utilizzato il prodotto in modo non corretto (ad esempio non hanno seguito le istruzioni d’uso).”
Syngenta si spinge ad accusare la paura umana per la moria delle api e afferma: “Molte persone hanno paura delle api , vespe, calabroni, e molti altri insetti volanti. Questa paura purtroppo si tramuta in una grande minaccia per la salute delle api, perchè troppe persone semplicemente le uccidono se entrano in casa o volano troppo vicino alla gente”.

6. Mirare ai bambini
Proprio come Phillip Morris si ispirava al personaggio Joe Camel da giovane ora dalla Bayer arriva il libro per bambini intitolato “Toby e le api”, in cui in un amichevole vicino, apicoltore spiega al giovane Toby che le api si ammalano ma “non preoccuparti”, in quanto è solo un problema di acari, e una medicina speciale farà ritornare le api sane – una medicina prodotta dalla Bayer. In un altro tentativo di plasmare le giovani menti, il Centro per le api della Bayer promuove un concorso chiamato “Colora l’ape” per “incoraggiare gli studenti sotto i 12 anni a conoscere la salute delle api”.

7. Attaccare i legislatori
L’Unione europea è molto più avanti degli USA quando si tratta di intraprendere azioni per proteggere le api dagli effetti dannosi dei nicotinoidi. Proprio come Big Tobacco ricercava i favori dei responsabili politici, così fa l’industria dei pesticidi.
I documenti ottenuti dal Corporate Europe Observatory hanno rivelato che Syngenta, Bayer, e la European Crop Protection Association (la lobby dei produttori di pesticidi) sono state impegnate in una campagna privata di lobbying dietro le quinte, che ha avuto inizio già a giugno 2012, per evitare un divieto dei neonicotinoidi nell’Unione europea.
Attraverso una serie di lettere, queste società hanno fatto accuse con discutibile supporto scientifico o di fatto, nel tentativo di convincere i commissari europei che i neonicotinoidi non erano il problema.

È necessario muoversi ora per salvare le api e il nostro approvvigionamento alimentare
I politici, i media e il pubblico devono essere consapevoli di queste tattiche nello stile dell’industria del tabacco, che per anni sono state usate per ingannare e ritardare l’azione politica per decenni. Non possiamo permetterci lo stesso ritardo nel proteggere le api da ulteriori danni.
E‘ ora per il governo degli USA di seguire la guida dell’Unione europea per proteggere le api e il nostro cibo. L’EPA dovrebbe prestare attenzione al crescente corpo di scienza che collega i nicotinoidi alla moria di api e limitare l’uso di questi pesticidi. Il Congresso dovrebbe approvare il Saving America’s Pollinators Act (Legge per salvare gli impollinatori dell’America, ndt). La Casa Bianca dovrebbe spingere sia il Congresso che le agenzie federali a muoversi rapidamente.
Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi. È in gioco il nostro stesso approvvigionamento alimentare.

Michele Simon
Fonte:  www.foe.org
28.04.2014
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DANIELA PALLOTTA

Salviamo l'agricoltura dai veleni

DAL FRIULI UN INVITO A SALVARE L'AGRICOLTURA DAI VELENI

di Ganzit Graziano
 
Già agli inizi dell'era industriale studiosi e scienziati tra l'800 e il '900 avevano compreso il rischio della chimica nell'agricoltura e nella salute umana.
APROBIO, l'associazione produttori biologici e biodinamici del Friuli Venezia Giulia vuole ricordarci tutto ciò.
L'agricoltura e gli agricoltori stanno morendo per manifesta "mancanza di vita".

Justus von Liebig, nel suo celebre "Trattato di chimica organica" del 1840 descrive chiaramente, e per ben 25 volte, cos'è la "forza vitale" in un organismo vivente e dice testualmente nelle prime quattro righe del trattato:

"La chimica organica tratta delle materie che si producono negli organi per l'azione della forza vitale, e delle decomposizioni che esse provano sotto l'influenza di altre sostanze."

Dunque tutta la chimica organica deve essere permeata di vita. L'organica di sintesi, di laboratorio, non lo è ed è inorganica e dunque senza vita!
Questo spiega perché i concimi chimici, ed anche gli organici non correttamente compostati, sono diventati un veleno che impoverisce i terreni, inquina la falda, porta a collasso la pianta se non adeguatamente bagnata, scatena parassitosi a iosa.
Tutto questo il Liebig l'aveva intuito e ad otto anni dalla morte sconfessò la teoria dei sali, ma l'industria e la scienza materialista aveva preso il sopravvento ...ed oggi abbiamo i risultati.
Di questa crisi chi non ci perde assolutamente nulla è il mondo accademico, le facoltà di agraria, l'agroindustria (che di quel mondo beneficia come cinghia di trasmissione).

Tornando a Liebig, ad esempio, non sapeva come si era formato l'humus e come si poteva sostenere, anche in assenza di concimazione organica. La risposta la diede Rudolf Steiner nel 1924 ed oggi qui in Friuli (autentica fabbrica di zombie rurali) siamo in grado, attraverso metodiche innovative, senza concimi e senza antiparassitari (neanche bio) di produrre di tutto a costi ridicoli dando a chi ha coraggio (e si è liberato dalla "sindrome di Stoccolma" della chimica) un futuro a portata di mano.

Nella nostra azienda pilota friulana abbiamo disponibili 300 Kg/ha di N (gratis!) senza avere nitrati negli ortaggi (350mg/kg)! I vicini a questa nostra azienda, con l'idroponica, arrivano a 10.000 mg/kg !!!
Eppure di "forza vitale" ne avevano parlato J. W. Goethe nel suo celebre trattato "La metamorfosi delle piante", il Liebig (il più grande chimico della storia), lo Steiner (che già vedeva profilarsi il disastro) dando i fondamenti dell'agricoltura bio-dinamica.
Tutti inascoltati! Per questo ora siamo nel fosso e solo una salutare purga "staliniana" economica e professionale del mondo agricolo lo porterà a ripensare l'intero sistema produttivo e non ascolterà più le balle degli "studiati" pagati per raccontarle.

Noi di APROBIO il testo del Liebig c'è l'abbiamo. lo abbiamo trovato in una biblioteca privata del medio Friuli quando ogni facoltà di agraria dovrebbe averlo in una teca di cristallo all' ingresso.
Ma la sparizione del testo ha una sua logica in quanto era di forte contrasto agli interessi dell'industria chimica prima e dell'agroindustria poi.

Dunque solo ristabilendo la verità scientifica si potrà salvare l'agricoltura invertendo velocemente la rotta con i pochi coraggiosi che lo capiranno. Gli altri vadano al diavolo inclusi saggi, accademici e scienziati che pensano che la pianta debba essere nutrita con pochi elementi di chimica di sintesi e l'agricoltore accompagnato per mano affinché continui ad alimentare i guadagni delle industrie chimiche. 

FONTE: Ganzit Graziano - Aprobio, Associazione produttori biologici e biodinamici del Friuli Venezia Giulia

sabato 15 giugno 2013

Severn Suzuki: ieri e oggi


LA BAMBINA CHE SILENZIO' IL MONDO

con un discorso alla conferenza delle Nazioni Unite in Brasile
(Rio de Janeiro) 3-14 giugno 1992

"Buonasera, sono Severn Suzuki e parlo a nome di ECO (Environmental Children Organization).
Siamo un gruppo di ragazzini di 12 e 13 anni e cerchiamo di fare la nostra parte. Vanessa Suttie, Morgan Geisler, Michelle Quaigg e io. Abbiamo raccolto i NOSTRI soldi per venire in questo posto lontano 5000 miglia, per dire alle Nazioni Unite che devono cambiare il loro modo di AGIRE.

Venendo a parlare qui non ho un'agenda nascosta, sto solo lottando per il mio futuro.
Perdere il mio futuro non è come perdere un'elezione o alcuni punti sul mercato azionario.
Sono qui a parlare a nome delle generazioni future.
Sono qui a parlare a nome dei bambini che stanno morendo di fame in tutto il pianeta e le cui grida rimangono inascoltate.
Sono qui a parlare per conto del numero infinito di animali che stanno morendo nel pianeta, perché non hanno alcun posto dove andare.
Ho paura di andare fuori al sole perché ci sono i buchi nell'ozono, ho paura di respirare l'aria perché non so quali sostanze chimiche contiene.

Ero solita andare a pescare a Vancouver, la mia città, con mio padre, ma solo alcuni anni fa abbiamo trovato un pesce pieno di tumori. E ora sentiamo parlare di animali e piante che si estinguono, che ogni giorno svaniscono per sempre.
Nella mia vita ho sognato di vedere grandi mandrie di animali selvatici e giungle e foreste pluviali piene di uccelli e farfalle, ma ora mi chiedo se i miei figli potranno mai vedere tutto questo.
Quando avevate la mia età, vi preoccupavate forse di queste cose? Tutto ciò sta accadendo sotto i nostri occhi e ciò nonostante continuiamo ad agire come se avessimo a disposizione tutto il tempo che vogliamo e tutte le soluzioni.

Io sono solo una bambina e non ho tutte le soluzioni, e mi chiedo se siete coscienti del fatto che non le avete neppure voi. Non sapete come si fa a riparare i buchi nello strato di ozono, non sapete come riportare indietro i salmoni in un fiume inquinato, non sapete come si fa a far ritornare in vita una specie animale estinta, non potete far tornare le foreste che un tempo crescevano dove ora c'è un deserto!!
SE NON SAPETE COME FARE A RIPARARE TUTTO QUESTO, PER FAVORE SMETTETE DI DISTRUGGERLO!

Qui potete essere presenti in veste di delegati del vostro governo, uomini d'affari, amministratori di organizzazioni, giornalisti o politici, ma in verità siete madri e padri, fratelli e sorelle, zie e zii e tutti voi siete anche figli.
Sono solo una bambina, ma so che siamo tutti parte di una famiglia che conta 5 miliardi di persone, per la verità, una famiglia di 30 milioni di specie E NESSUN GOVERNO, NESSUNA FRONTIERA POTRA' CAMBIARE QUESTA REALTA'.

Sono solo una bambina ma so che dovremmo tenerci per mano e agire insieme come un solo mondo che ha un solo scopo.
La mia rabbia non mi acceca e la mia paura non m'impedisce di dire al mondo ciò che sento.

Nel mio paese produciamo così tanti rifiuti, compriamo e buttiamo via, compriamo e buttiamo via, e tuttavia i paesi del nord non condividono con i bisognosi.
Anche se abbiamo più del necessario, abbiamo paura di condividere, abbiamo paura di dare via un po' della nostra ricchezza.
In Canada, viviamo una vita privilegiata, siamo ricchi d'acqua, cibo, case, abbiamo orologi, biciclette, computers e televisioni. La lista può andare avanti per due giorni.

Due giorni fa, qui in Brasile siamo rimasti scioccati, mentre trascorrevamo un po' di tempo con i bambini di strada.
Questo è ciò che ci ha detto un bambino di strada: "Vorrei essere ricco, e se lo fossi vorrei dare ai bambini di strada cibo, vestiti, medicine, una casa, amore ed affetto".
Se un bimbo di strada che non ha nulla è disponibile a condividere, perché noi che abbiamo tutto siamo ancora così avidi?
Non posso smettere di pensare che quelli sono bambini e hanno la mia stessa età, e nascere in un paese o in un altro fa ancora tanta differenza, potrei essere una bambina in una favela di Rio o una bambina che muore di fame in Somalia, o vittima di guerra in medio-oriente o una mendicante in India.

SONO SOLO UNA BAMBINA ma so che se tutto il denaro speso in guerre fosse destinato a cercare risposte ambientali, terminare la povertà e per siglare degli accordi, che mondo meraviglioso sarebbe questa terra!

A scuola, persino all'asilo, ci insegnate come ci si comporta al mondo. Ci insegnate a non litigare con gli altri, a risolvere i problemi, a rispettare gli altri, a rimettere a posto tutto il disordine che facciamo, a non ferire altre creature, a condividere le cose, a non essere avari. Allora, perché voi fate proprio quelle cose ch ci dite di non fare? Non dimenticate il motivo di queste conferenze: perché le state facendo?

Noi siamo i vostri figli, voi state decidendo in quale mondo NOI dovremo crescere.
I genitori dovrebbero poter consolare i loro figli dicendo: "Tutto andrà a posto. Non è la fine del mondo, stiamo facendo del nostro meglio". Ma non credo che voi possiate dirci più queste cose. Siamo davvero nella lista delle vostre priorità?
Mio padre dice sempre "siamo ciò che facciamo, non ciò che diciamo". Dunque, ciò che voi state facendo mi fa piangere la notte.
Voi continuate a dire che ci amate, ma io vi lancio una sfida: per favore, fate che le vostre azioni riflettano le vostre parole. 
GRAZIE!
-*-*-*-

Oggi Severn ha 33 anni.
Cresciuta in una famiglia di ambientalisti – suo padre è David Suzuki, scienziato, divulgatore e autore di 52 libri, sua madre è scrittrice - Severn ha conseguito due lauree, in Biologia a Yale e in Etno botanica alla University of Victoria in Canada. Da un anno è diventata madre.
Grazie al web, Cristina Gabetti è riuscita a raggiungerla e a raccogliere questa intervista (http://www.cristinagabetti.com/articoli/versione-integrale-dellintervista-a-severn-cullis-suzuki-pubblicata-oggi-su-sette-corriere-della-sera/)  una parte è stata pubblicata su Sette.

Il suo discorso del 1992 sembra scritto ieri. Come reagisce a questo?
C’è solo una frase che data il mio discorso: la nostra famiglia umana di 5 miliardi. Oggi mi stupisco ancora del fatto che non siamo riusciti a invertire la rotta. Al tempo avevo 12 anni, e pensavo che, catturando l’attenzione dei leader del mondo, essi avrebbero usato il loro potere per cambiare il corso dell’umanità. Ho creduto che avrebbero pensato ai loro figli prima di prendere decisioni importanti. Ero un’idealista.

Come fa a mantenere uno spirito positivo?
Se apriamo la mente e il cuore verso I problemi che affliggono gli ecosistemi e i popoli dall’altra parte del globo, è facile deprimersi. Più vado avanti più mi accorgo che non me lo posso permettere. Mettere in pratica la visione che abbiamo del mondo, sostenendo e promuovendo lo sviluppo della società alla quale aspiriamo, è importante quanto battersi contro l’ingiustizia e il danno che stiamo arrecando alle future generazioni. Se crediamo in un mondo bello, dobbiamo cercare di renderlo concreto in ogni modo possibile. Trovare la gioia è la sfida più grande, ed è una ricerca che m’ispira e mi rafforza. Significa prendere il tempo per coltivare e preparare cibo buono, significa costruire uno spirito comunitario, ricordandoci che ciò che è bene per la qualità della nostra vita fa bene anche all’ambiente. Mi ispira la forza degli altri. Sulla mia scrivania ho una frase del Dalai Lama, “Non ti arrendere mai”. Mi ricorda quali sfide e ingiustizie abbia affrontato il popolo tibetano, mi aiuta ad apprezzare tutto ciò che ho e ciò che sono libera di fare. Siamo potenti nella misura in cui ci crediamo.

Dove vede i cambiamenti più tangibili?
A livello locale. E’ lì che possiamo agire e vedere i risultati. Il globale è la somma del locale. Abbiamo bisogno che i governi locali e centrali sostengano i cambiamenti in atto nelle comunità. Possono farlo fissando standard di risparmio energetico, creando reti di trasporto più efficienti, incentivando i comportamenti che tutelano l’ambiente. Non è giusto che sia così difficile fare la cosa giusta; al momento le nostre società favoriscono scelte facili a basso costo che sono terribilmente dannose per l’umanità e per il pianeta.

Dei tanti progetti nei quali è impegnata, quali le permettono di raggiungere in modo efficace i suoi obiettivi?
Buona domanda. Tutti I progetti e le campagne alle quali ho lavorato mi hanno insegnato molto. Ho conosciuto persone incredibili, e continuo a imparare. E’ stato un privilegio lavorare con il Sloth Club Japan, un gruppo di visionari che hanno come missione di rallentare il Giappone. Credono profondamente nei valori del movimento Slow Food, nato in Italia, ma trasferiscono I principi “slow” a ogni aspetto del quotidiano. Credono che stiamo correndo troppo, a danno nostro e del Pianeta. Quando sono stata in Giappone, mi hanno organizzato conferenze straordinarie – sanno mobilitare la gente e diffondere messaggi con grande efficienza. Al momento sto lavorando con un gruppo di giovani alla campagna “We Canada” per portare I nostri politici a mostrare un’autentica leadership alla Earth Summit di Rio nel 2012. E’ un gruppo di persone ispirate e piene di energia, e mi colpisce per la capacità di fare rete, di esprimere al meglio il potenziale  dei social media. Abbiamo strumenti potenti per comunicare e fare rete, dobbiamo solo rendercene conto.

Chiaramente il cambiamento arriva dal basso – lo vediamo in Egitto, Tunisia, in Siria. Il mondo cerca disperatamente di cambiare. Vede all’orizzonte leader capaci di condurre l’umanità sulla giusta rotta?
Il 50% della popolazione mondiale è giovane. Pensiamoci. C’è grande potenziale per una rivoluzione. Purtroppo i giovani non sono attratti dalla politica – hanno eletto Barack Obama, ma da allora non sono più andati a votare, e questo è un trend mondiale. I giovani devono prendere coscienza del potere che hanno in cabina elettorale. Dalla conferenza di Rio del 1992, 19 anni fa, mi sono impegnata nelle piazze, in TV, come scrittrice, e mi sono laureata, ma l’azione più potente resta ancora il mio discorso da dodicenne. Perché? Credo che abbia a che fare con ciò che al mondo, oggi come allora, necessita maggiormente: la voce dei giovani, la loro verità. I giovani, che hanno tutto da perdere, hanno un messaggio potente da consegnare a chi vive come se il futuro non li riguardasse. Occorre che prendano la parola e sfidino i leader del mondo ad affrontare l’ingiustizia intergenerazionale. Il cambiamento climatico è una condanna per i giovani di oggi, creata dalle generazioni passate e presenti. Nel corso della storia, gli umani hanno agito pensando al futuro, alla sopravvivenza della specie, e le tecniche di sopravvivenza più basilari oggi sono state gettate al vento, a danno dei nostri figli.

Dei tanti veicoli che diffondono il suo lavoro: l’editoria, il web, la radio, la TV e le conferenze, qual è il più efficace per innescare il cambiamento?

E’ difficile misurare quanto riusciamo ad agire sulla coscienza collettiva. Cambiare il modo in cui le persone pensano e agiscono è un lavoro informe, amorfo. I media sono strumenti per parlare alle persone, e ce ne sono un’infinità, oggi, ma ciò che trasforma veramente è l’esperienza. Fare. Se la gente è testimone di un problema, se visita un luogo naturale minacciato, è più prona ad agire. Dobbiamo uscire, vedere, conoscere. Se conosciamo Ia natura, ci batteremo per lei.

Una vita sostenibile è fatta da un insieme di scelte, gesti, abitudini umili e semplici per chi le mette in pratica, ma per tanti, troppi, sono una soglia da superare. Chi sono I suoi modelli e come affronta la sfida di promuovere ciò che sembra tanto ovvio?

Su libri e riviste leggiamo spesso: “soluzioni facili per essere sostenibili”. Ma la transizione verso stili di vita sostenibili non è facile per molti, anche quando ha senso per la salute, per le comunità e per la qualità della vita. Portare la nostra società a promuovere e mettere in pratica stili di vita sostenibili non è semplice e nemmeno facile, ed è la grande sfida per i divulgatori – facilitare la transizione. Occorre il sostegno dei governi, per ridurre l’inquinamento, gestire l’uso dell’acqua e dell’energia, per incentivare i giusti comportamenti. Un punto di riferimento per me è Thomas Friedman. Il suo ultimo libro "Il mondo è piatto" è una fonte esauriente di informazioni provocatorie e d’ispirazione sulla sfida che affrontiamo.

Sulla sua fan page di facebook c’è un messaggio commovente di una ragazzina italiana di dodici anni che dice: “fino a quando ho visto il tuo discorso del 1992, pensavo che i problemi ambientali di cui sento parlare fossero recenti. Lei è diventata mamma da poco tempo – non è preoccupata per il mondo che suo figlio erediterà?”
Mio figlio ha un anno. Devo credere che erediterà un mondo che merita di essere vissuto. Ho imparato da mia madre che possiamo arrabbiarci, essere tristi, ma non dobbiamo mai perdere la fiducia. Il nostro pianeta è bellissimo, ed è onorando tanta bellezza che saremo spronati a batterci affinché non venga distrutta. Dobbiamo attingere alla nostra forza emotiva, in qualità di figli, genitori, zii, nonni, e connetterci con le sfide globali che stiamo affrontando. Dobbiamo batterci per la giustizia.

Lei, in qualità di biologa e ambientalista, interpreta i recenti disastri naturali, da Katrina agli tsunami, come un “campanello d’allarme” che la natura cerca di dare all’uomo?

Quando l’urragano Katrina colpì New Orleans pensai: “il mondo occidentale dovrà svegliarsi e affrontare i cambiamenti climatici.” Verrebbe da pensare che anche la possibilità più remota che l’uomo abbia contribuito a un disastro di tale portata, avrebbe fatto riflettere gli americani. Di fatto, il “campanello d’allarme” non ha inciso in maniera significativa sulla legislazione riguardo ai cambiamenti climatici. Mi chiedo cosa occorre per svegliare l’umanità. Molti parlano di “giustizia climatica” o “razzismo ambientale”, alludendo al fatto che i più poveri sopportano maggiormente gli impatti sociali del degrado ambientale. La società è palesemente ingiusta? Il pensiero mi fa venire i brividi e minaccia la mia fiducia che le persone abbiano un innato senso di giustizia, a favore dei più deboli. La devastazione causata dagli tsunami serve come promemoria per tutti noi, ci ricorda Il crudo potere del mondo naturale, che merita rispetto.


In qualità di biologa e etno-biologa, quali sono I fatti che la preoccupano maggiormente e che richiedono azioni immediate?

Andando per mare e per terra con gli anziani nativi, mi ha sconvolto scoprire che le risorse alimentari alle quali attingevano da bambini oggi sono contaminati. In diverse aree che abbiamo visitato, molti cibi non sono più commestibili a causa dell’inquinamento. Non mi aspettavo un dato simile, e mi ha rattristato molto. C’è un bagaglio prezioso nel sapere degli anziani. In passato non sono stati raccolti molti dati di riferimento per quanto riguarda la salute degli ecosistemi prima dello sviluppo esponenziale degli ultimi decenni, ed è così che la memoria degli anziani diventa basilare.

Quali sono i sentimenti suoi e della sua famiglia riguardo all’energia nucleare?
Ho sempre pensato all’energia nucleare come a un patto con il diavolo.

Come calcola la sua impronta ecologica?
Ci sono diversi siti per farlo online; ridurre il proprio impatto è un esercizio importante per capire come vivere in modo più ecologico.

Dove vive?
Sull’arcipelago di Haida Gwaii . “Isole delle persone”, a nord ovest dalla costa del Canada.

In questi giorni lei è in Europa. Perché?
Sto visitando mia sorella che studia in Inghilterra, e approfittiamo dell’occasione per presentare mio figlio ai suoi parenti britannici.

A cosa sta lavorando ora?
Alla salvaguardia dell’idioma Haida, che oggi è parlato solo da un gruzzolo di anziani. E’ la lingua di mio marito e ora di mio figlio, e vogliamo mantenerla viva. Questo sarà possibile grazie agli anziani dai quali la stiamo imparando. Sto anche lavorando alla campagna We CANada in vista del summit di Rio nel 2012. Il governo canadese sta lasciando una pessima eredità ambientale – sono imbarazzata. Sono portavoce del gruppo canadese “Girls in action” per promuovere autostima e opportunità positive per giovani donne, e sono presidente di consiglio della David Suzuki Foundation (la fondazione del padre, ndr).
Il mestiere più importante che svolgo ora è di crescere un bimbo sano e forte.

Video di Severn Suzuki – Rio 1992 http://www.youtube.com/watch?v=NStyRt19flA
Sloth Club Japan http://www.sloth.gr.jp/E-index.htm
We CANada
www.earthsummit.ca

sabato 4 maggio 2013

Italia: paradiso per i petrolieri, inferno per i viventi






di Gianni Lannes



Pochi sanno che l'Italia è una sorta di eldorado fiscale per i petrolieri, perché esistono meccanismi che riducono a nulla il rischio d’impresa, ma sempre più un inferno per chi ci sopravvive, a causa dei danni ambientali e sanitari occultati all’opinione pubblica. 




Infatti le prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma, come le prime 50 mila tonnellate di petrolio estratte in mare, i primi 25 milioni di metri cubi di gas in terra e i primi 80 milioni di metri cubi in mare sono esenti dal pagamento di aliquote allo Stato. 





Ma non è tutto: "Le aliquote (royalties) sul prodotto estratto sono di gran lunga le più basse al mondo e sulle 59 società operanti in Italia nel 2010 solo 5 le pagavano (ENI, Shell, Edison, Gas Plus Italiana ed ENI/Mediterranea idrocarburi)". Anche se il decreto “Cresci Italia” ha previsto un incremento delle royalties dal 7 al 10% per il gas e del 4% al 7% per il petrolio, ma è nulla rispetto alla media degli altri Paesi, in cui tali cifre vanno dal 20% all’80%.





Regalìe - Più precisamente lo Stato gioca al ribasso: con Decreto ministeriale del 22 marzo 2013 (Determinazione delle riduzioni del valore unitario delle aliquote di prodotto della coltivazione di idrocarburi royalties per l’anno 2012) il direttore generale (Franco Terlizzese) per le risorse minerarie ed energetiche del Ministero dello Sviluppo Economico, ha stabilito le seguenti misure: «20,6144 euro per tonnellate di olio prodotto in terraferma; 41,2287 euro per tonnellate di olio prodotto in mare; 0,000687 euro/kg per ogni 5 km di condotta, con esclusione dei primi 30 km, e con un massimo di 20,6144 euro/t».





L’elenco dei titoli minerari vigenti al 30 aprile 2013 (idrocarburi e risorse geotermiche) rivela le proporzioni dell’assalto allo Stivale ed ai suoi mari. Infatti, attualmente, le concessioni di coltivazione in terraferma ammontano a 120 per una superficie complessiva di 8.702, 38 chilometri quadrati; mentre nel sottofondo marino si contano 66 concessioni di coltivazioni pari ad territorio esteso per 8.955, 07 kmq. Inoltre, in Sicilia, si rilevano altre 14 concessioni pari ad una superficie di 596,85 kmq. Quanto all’energia geotermica esistono ben 11 concessioni di coltivazioni in terraferma (perfino negli esplosivi Campi Flegrei), un permesso di ricerca sul sottofondo marino (Eurobuilding) per trivellare il vulcano attivo Marsili nel Tirreno,, e 44 permessi di ricerca in terraferma. Infine (ramo idrocarburi) si contano 89 permessi di ricerca in terraferma (su 25.505,37 kmq), esattamente 22 in mare (7.826,79 kmq), a cui si aggiungono i 6 permessi di ricerca in Sicilia.



L’elenco degli operatori più o meno associati in joint-ventures rivela la totale prevalenza di multinazionali straniere sotto mentite spoglie (in primis le società riconducibili a David Rockefeller (tra i fondatori del Bilderberg Group e della Trilateral Commission), finanziatore dell’Aspen Italia, a cui sono affiliati gran parte dei politicanti italioti, compreso il presidente della Repubblica Napolitano ed il primo ministro Letta). Precisazione d'obbligo: neanche più l'Eni è italiana, dopo la svendita sancita dai boiardi italioti al servizio di interessi altrui.





Grazie a leggi permissive (dulcis in fundo: la deregulation del ministro Passera sotto il governo dell’eterodiretto Monti), le compagnie petrolifere operanti in Italia - prevalentemente anglo-americane che utilizzano società di facciata per copertura - pagano alcune tra le più basse “compensazioni ambientali” o royalties del pianeta. Ad un irrisorio 4% di compensazioni sull’estrazioni di greggio dal mare pagate all’Italia, si contrappongono un corposo 80% riscosso dalla Russia, un 60% dall’Alaska, un 45% dal Canada e cosi via. Dunque, non solo l’Italia viene risarcita in piccolissima parte per i danni ambientali che subisce a causa delle trivellazioni, noi cittadini siamo anche costretti a pagare i prezzi del carburante più alti del mondo. La conclusione è scontata: più si trivella l’Italia ed i suoi mari, più a rimetterci è proprio la Penisola ed il popolo italiano. 


Secondo le ultime stime del ministero dello Sviluppo economico ci sarebbero nei nostri fondali marini 10,3 milioni di tonnellate di petrolio. Stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Non solo: anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata, il totale delle riserve certe nel nostro Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi.



Questi dati dimostrano l’assoluta insensatezza del rilancio delle attività estrattive previsto dalla Strategia energetica nazionale prospettata dal ministro Passera e della spinta verso nuove trivellazioni volte a creare 15 miliardi di euro di investimento e 25mila nuovi posti di lavoro. Il settore è destinato a esaurirsi in pochi anni, come sostiene, per altro, lo stesso ministero dello Sviluppo economico nel Rapporto annuale 2012 della sua Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche: «Il rapporto fra le sole riserve certe e la produzione annuale media degli ultimi cinque anni, indica uno scenario di sviluppo articolato in 7,2 anni per il gas e 14 per l’olio».



Continuare a puntare sull’energia fossile, oltre a rappresentare un rischio per l’ambiente e la salute dei cittadini, è un investimento miope e anacronistico. Lo sviluppo economico e l’uscita dalla crisi passa per una strada diversa fondata sullo sviluppo   rigoroso delle rinnovabili e di serie politiche di efficienza in tutti i settori, a partire da quello dei trasporti. Ma più di tutto, occorre puntare sull risanamento reale territoriale. Sono numeri dieci volte superiori a quelli ottenuti grazie alle nuove trivellazioni.




Mare minacciato - L'ultimo rapporto dell'Ispra (anno 2011) ha un titolo emblematico: "Sversamenti di prodotti petroliferi...".



Alle 9 piattaforme di estrazione petrolifera già attive si potrebbero aggiungere almeno altre 70 trivelle, grazie ai colpi di spugna normativi dell’ultimo anno, a partire dalla recente legge Sviluppo, che riapre i procedimenti autorizzativi di prospezione, ricerca e trivellazione in mare bloccati dalla norma approvata nell’estate 2010 dopo il tragico incidente alla piattaforma della BP nel Golfo del Messico.



Ad oggi, le 9 piattaforme petrolifere attive nel  nostro Paese sono operative sulla base di concessioni che riguardano 1.786 kmq di mare situate principalmente in Adriatico, a largo della costa abruzzese, marchigiana, di fronte a quella brindisina e nel Canale di Sicilia. A queste aree marine interessate dalle trivelle se ne potrebbero aggiungere altre: attualmente le richieste e i permessi per la ricerca di petrolio in mare riguardano soprattutto l’Adriatico centro meridionale, il Canale di Sicilia e il mar Ionio (quest’ultimo è tornato all’attenzione delle compagnie petrolifere dopo che nel 2011 una norma ad hoc ha riaperto la strada alle trivelle anche nel golfo di Taranto) e il golfo di Oristano in Sardegna.



Attualmente, 10.266 kmq di mare italiano sono oggetto di 19 permessi di ricerca petrolifera già rilasciati; 17.644 kmq di mare minacciati da 41 richieste di ricerca petrolifera non ancora rilasciate ma in attesa di valutazione e autorizzazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico.




In definitiva, tra aree già trivellate e quelle che a breve rischiano la stessa sorte, si tratta di circa 29.700 kmq di mare, una superficie più grande di quella della regione Sardegna.



Sui mari italiani gravano, inoltre, 7 richieste di estrazione di petrolio dove le fasi di ricerca hanno portato ad un esito positivo (3 nel canale di Sicilia, 2 davanti alle coste abruzzesi, 1 di fronte alle Marche e 1 nel mar Ionio) e 3 istanze di prospezione (si tratta della prima fase dell’iter autorizzativo, seguita da quella relativa alla ricerca di petrolio ed poi da quella che porta alla sua estrazione) che riguardano sostanzialmente tutto l’Adriatico da Ravenna al Salento, che rischiano di allargare di altri 45mila kmq l’area del mare italiano battuta dalle navi delle compagnie in cerca di petrolio.



Secondo i dati istituzionali «l’Italia detiene il primato di petrolio versato in mare». Prima per acque inquinate da petrolio. Suona così il preoccupante record tricolore, in riferimento alla vicenda di Otranto, dove una petroliera ha ripulito i serbatoi scaricando in mare una quantità di greggio giunta sulla costa sotto forma di chiazze e catrame. Negli ultimi 25 anni sono 162.200 le tonnellate disperse nelle acque territoriali italiane, segue a grande distanza la Turchia con quasi 50.000 tonnellate e il Libano con 29.000. 



Il primato del greggio versato si riferisce ai principali incidenti succedutisi dal 1985 al 2010 registrati dal Rempec, Centro sulla prevenzione e la gestione dell'emergenza in caso di inquinamento marino che opera nell'ambito della Convenzione di Barcellona: in questo lasso di tempo si sono verificati nel Mediterraneo ben 27 incidenti (noti), per uno sversamento complessivo di 270 mila tonnellate di idrocarburi.  







Soluzioni - E’ evidente che l’autosufficienza energetica italiana passa attraverso investimenti in energie rinnovabili che valorizzino il territorio e le sue risorse naturali, e non attraverso l’aumento indiscriminato dello sfruttamento ambientale causato dalle trivellazioni e dalle speculazioni in salsa verdastra di eolico e fotovoltaico industriale.
Le trivellazioni contribuiscono esclusivamente ad arricchire avide compagnie petrolifere e a degradare ulteriormente il nostro inestimabile patrimonio naturale.

E’ pura speculazione, niente più, a fronte dell’inquinamento di aria, acqua e suoli. Date un’occhiate all’elenco ufficiale degli esplosivi ammessi dal ministero competente, oppure, alle sostanze radioattive utilizzate per le perforazioni marine. E se non vi basta, provate a documentarvi sugli effetti mortali dei cannoni air gun sulla vita acquatica, in particolare dei cetacei.

La sicurezza energetica di un Paese dipende sempre di più dalla capacità di fare a meno dei carburanti fossili. L’Italia dispone più di altri di una risorsa naturale la cui importanza strategica dal punto di vista energetico, è destinata ad aumentare notevolmente in futuro: il sole.