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lunedì 8 aprile 2013

Perché non si costituiscono le commissioni?

FINALMENTE SVELATA LA VERA NATURA DEL PROGETTO POLITICO PARLAMENTARE DEL M5S. ECCO CHE COSA VERAMENTE FANNO IN PARLAMENTO

         
Questo sito (liberi-pensieri) è riuscito a procurarsi un documento inoppugnabile – che alla prova dei riscontri è risultato legale - il quale dimostra nei fatti, e lo svela alla cittadinanza, la vera natura del progetto politico del M5s. Ormai, non è più possibile far finta di nulla e va quindi diffuso, pur consapevoli che desterà in più di una coscienza diversi interrogativi, che consigliamo a tutti di porsi durante il week end, facendo funzionare il proprio cervello in piena autonomia.

L’evento si è verificato ieri in parlamento.

Approfittando del fatto che la maggior parte dei deputati, sia piddini che pidiellini, erano tutti presi da Ruby che farfugliava una sceneggiatura sulle scalinate del palazzo di giustizia a Milano, mentre l’attenzione dei media, delle istituzioni, della classe politica dirigente, era imperniata a cercare di analizzare il frutto del prodotto intellettuale dei Saggi Signori, una pattuglia di neofiti, eletti quaranta giorni fa nelle liste del M5s, ha tentato una sortita, peraltro legale e consuetudinaria.

A dire il vero, la “colpa” è di due donne: la deputata Maria Edera Spadoni e la senatrice Elisa Bulgarelli. Loro sono le due prime firmatarie e quindi spetta a loro la responsabilità di essere identificate e rubricate come le firmatarie della interrogazione parlamentare al governo.

E’ iniziata così, con una semplice domanda:
“Quali azioni intende mettere in campo il governo italiano per recuperare subito i 98 miliardi di euro evasi dalle slot machines?”

Le due relatrici, che si rendevano conto della totale indifferenza dei rappresentanti del governo, hanno osato andare avanti nella loro richiesta. 
“A fronte di un costo sociale così elevato ed esorbitante e delle sempre più numerose patologie dovute al gioco d’azzardo, il governo non ritiene opportuno vietare su tutto il territorio nazionale la diffusione e la distribuzione degli apparecchi di slot machines, videolottery e i giochi d’azzardo on-line?”. 

Accorgendosi che non c’era nessuno disponibile all’ascolto fisico, l’interpellanza è stata presentata ufficialmente sotto forma scritta, firmata da 61 parlamentari. In tal modo, viene rubricato come atto parlamentare formale. 
Tale domanda-interpellanza impone al governo una immediata risposta, sia da parte del ministro degli interni che da parte del ministro del Tesoro e del primo ministro attualmente in carica, il dimissionario prof. Mario Monti, il quale è in carica “solo per gestire gli affari correnti”. Appunto. 
Questi 61 parlamentari hanno specificato che, in questo caso, si tratta, per l’appunto di “un affare corrente”: urge trovare i 100 miliardi di euro per consentire alla Pubblica Amministrazione di saldare in toto al 100% i debiti che hanno contratto con i fornitori, in modo tale da consentire alle aziende in crisi di credito di poter riavviare un percorso virtuoso dell’economia.

Nel documento dell’interrogazione parlamentare si spiega come “nel 2011, il mercato italiano del gioco d’ azzardo ha raccolto, al netto dei premi erogati, 18,4 miliardi di euro, pari al 4,4% del mercato mondiale e oltre il 15% di quello europeo. Secondo il Conagga (Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’ Azzardo), a fronte di una netta riduzione dei risparmi delle famiglie e della spesa per alimenti a causa della crisi economica, nel 2011 la spesa sul gioco d’azzardo e’ cresciuta del 30% rispetto al 2010. Secondo una rielaborazione dei dati AAMS del 2012, la spesa annua pro capite sul gioco d’azzardo e’ di 1703 euro e per  il CNR, il gioco d’ azzardo coinvolge il 58,1% dei maschi tra i 15 e i 19 anni e il 36,8% delle ragazze“.

Non contenti del loro folle ardire, i firmatari della interrogazione parlamentare hanno spiegato come “di fronte ad un aumento della spesa sul gioco d’azzardo, le entrate per l’erario hanno visto una riduzione di circa il 10% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, e secondo le indagini della Guardia di Finanza, ammonta ad oltre 98 miliardi di euro l’evasione fiscale di alcune societa’ concessionarie di slot machines, dei quali solo una minima parte e’ stata ad oggi recuperata”. Un caso questo, nato dalle inchieste del colonnello Rapetto, che aveva denunciato con forza gia’ dal 2007 lo stato delle cose e che fu rilanciato pubblicamente nel V day ‘Parlamento Pulito’ del 2007 da parte di Beppe Grillo.

Il documento prosegue nella disamina del problema e conclude nel seguente modo:

“Chi vede nel gioco d’azzardo diffuso e liberalizzato un fattore economico positivo per il Paese si sbaglia di grosso dato che il rapporto 2011 della Corte dei Conti dice e spiega che il consumo dei giochi interessa prevalentemente le fasce sociali piu’ deboli’ e, secondo Conagga, gioca di piu’ chi ha una minore scolarizzazione. Secondo una stima della stessa associazione che tiene conto dei costi sanitari, dei costi indiretti e dei costi per la qualita’ della vita” (sono sempre la Spadoni e la Bulgarelli a spiegarlo) i costi sociali complessivi causati in Italia dai giocatori d ‘azzardo patologici sono stimabili tra i 5,5 e i 6,6 miliardi di euro, andando percio’ ad assorbire gran parte delle risorse incassate dall’erario. I soldi che le famiglie spendono nei giochi vengono tolti dai consumi, provocando un danno indiretto per le casse dello Stato dovuto alla ‘mancata’ Iva incassata, quantificabile, secondo Conagga, in 3,8 miliardi di euro ogni anno. Gli apparecchi, quali slot machines e videolottery, raccolgono il 54% del fatturato complessivo e, grazie alle loro caratteristiche quali minore lasso di tempo fra una partita e l’ altra, l’assenza di relazioni umane, la spazialita’ e temporalita’ diffusa e gli stimoli visivi e sonori, risultano essere i maggiori responsabili d’ instaurarsi di dipendenze“.

Chiudono l’interrogazione parlamentare chiedendo “formalmente e ufficialmente” al governo in carica di provvedere immediatamente a far valere l’applicazione della Legge per fare in modo che l’erario si riappropri dei 98 miliardi di euro che sono stati fin qui evasi dai gestori delle slot machines. Tra i firmatari di tale documento vi sono i seguenti eletti, alla Camera: Spadoni, Dell’Orco, Ferraresi, Sarti, Di Stefano, Bernini, Dell’Osso, Mucci, Colletti, Cominardi, Giordano, Tacciono, Grande, Di Battista, Sibilia, Scagliusi; e al Senato della Repubblica: Bulgarelli, Mussini, Montevecchi, Gambaro, Taverna, Scibona, Cioffi, Martelli, Puglia e altri.

Sappiamo anche i nomi e i cognomi, adesso.

In nessun organo di stampa, in nessuna televisione, nessun giornalista ha dato notizia di questo fatto. Nelle consuete rubriche della Rai (parlamento oggi, novità in parlamento, che cosa dice il parlamento, transatlantico) non si è trovato cenno a tale interrogazione. Sono consapevoli della pericolosità di simili affermazioni e quindi hanno ritenuto opportuno che il paese non debba sapere che cosa stia accadendo nel parlamento italiano.

Si vede da questi comportamenti che gli eletti del M5s non sanno fare politica e sono ingenui, come sostengono i loro detrattori. Forse non sanno che dodici anni fa, Romano Prodi, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini e Massimo D’Alema chiusero un accordo, tale per cui alla sinistra spettava il controllo “politico” delle sale Bingo, mentre la destra si occupava di gestire “politicamente” la gestione delle slot machines? Si ripartirono il territorio, benedetti dalla Corte dei Conti che approvò “la trovata” come un’ottima modalità per lo Stato di incassare soldi educando allo stesso tempo la popolazione.

Adesso, invece, questo gruppo di parlamentari vuole a tutti i costi che il governo intervenga subito per far valere lo Stato di Diritto pretendendo ed esigendo l’immediato pagamento dei 98 miliardi dovuti all’erario (per lo più ascrivibili alla famiglia mafiosa messinese dei Corallo, proprietari della società madre Atlantis, con sede in Florida, Usa, e le sue 12 sotto-società operanti nel territorio della Repubblica Italiana) pensando che in tal modo si troverebbero subito i soldi per pagare le aziende italiane creditrici sull’orlo del fallimento.

Questo, pretendono.

Adesso sappiamo che cosa fanno in parlamento.

Sono pericolosi, non vi è dubbio.

Finalmente capiamo perché il PDL, il PD e la cupola mediatica, ogni giorno, grazie all’amoroso contributo quotidiano televisivo dei talk show men&women (ai quali ci aggiungiamo anche la complicità degli ottusi miopi su facebook) insistono sul fatto che i parlamentari del M5s sono pericolosi.

Hanno ragione.

Lo sono.

Tutto sta a vedere per chi.

Buon week end a tutti.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: www.liberi-pensieri.info
http://www.liberi-pensieri.info/2013/04/finalmente-svelata-la-vera-natura-del-progetto-politico-parlamentare-del-m5s-ecco-che-cosa-veramente-fanno-in-parlamento/
5.04.2013 

dopo di che, vi passo una info presa da Nunzia Catalfo M5S

L'Art. 31 del Regolamento del Senato recita:
Art. 1 - Ciascun Gruppo, entro cinque giorni, dalla propria costituzione, procede, dandone comunicazione alla Presidenza del Senato, alla designazione dei propri rappresentanti nelle singole Commissioni permanenti di cui all'art 22.....

L'Art. 71 della Costituzione recita:
L'iniziativa delle leggi appartiene al Governo, a CIASCUN MEMBRO DELLE CAMERE .....

L'art. 72 della Costituzione italiana recita:
Ogni disegno di legge, presentato ad una Camera è, secondo le norme del suo regolamento, esaminato da una COMMISSIONE e poi alla Camera stessa, che l'approva articolo per articolo e con votazione finale...
....può altresì stabilire in quali casi e forme d'esame e l'approvazione dei disegni di legge sono deferiti a Commissioni, anche permanenti, COMPOSTE IN MODO DA RISPECCHIARE LA PROPORZIONE DEI GRUPPI PARLAMENTARI.

LE COMMISSIONI PERMANENTI:
- ESAMINANO PREVENTIVAMENTE OGNI DISEGNO DI LEGGE PRESENTATO ALLE CAMERE
- POSSONO PROCEDERE ALL'APPROVAZIONE DEI DISEGNI DI LEGGE.

NON REPUTO QUINDI VI SIA ALCUN IMPEDIMENTO ALLA COSTITUZIONE DELLE COMMISSIONI PERMANENTI I CUI MEMBRI SONO O DOVREBBERO ESSERE STATI DESIGNATI E COMUNICATI DAI GRUPPI GIA' DA DIVERSI GIORNI.

LE COMMISSIONI SPECIALI VENGONO COSTITUITE INVECE OCCASIONALMENTE.

giovedì 8 marzo 2012

Alla faccia della comunicazione!

La vicenda toponomastica femminile - femminismo al sud (che potrete leggere in Mondo Donna: il futuro 360 gradi pubblicato in questo blog) ha suscitato in me ANCHE la sensazione di una storia lasciata a metà per come si è svolta.
Anzi, più che lasciata a metà direi troncata bruscamente!

"Perdonate, con tutta franchezza non m'interessa stare a fare indagini.  (...) Se nessuna ha detto quel che altre hanno creduto di capire e a cui altre hanno risposto in vario modo, beh, molto meglio così. (...) Se in modo involontario ho contribuito ad alimentare equivoci me ne scuso, (....) Il mio contributo alla discussione termina qui." 

(ecco, questo è l'UNICO intervento - non integrale, ma non ho escluso molto! - di una delle partecipanti alla discussione, e non si tratta neppure di chi la lanciato il sasso! Oltretutto lo ha fatto pure in modo errato, e questo si evince dai commenti postati in Mondo Donna: il futuro 360 gradi)
Come è nata e come è stata fatta evolvere la vicenda a me non sta bene:

- perché non amo le situazioni inconcluse,
- perché non trovo sia edificante lanciare un'accusa e delegare automaticamente altri a risponderne,
- perché non si può NON intervenire in un confronto (tra l'altro richiesto) con la parte accusata (già pronta al dialogo),
- perché ANCHE queste situazioni fanno parte di una visione a 360° (i rapporti con l'altr*) e per questo non possono essere trascurate o trattate da quisquiglie, nonostante la carenza di tempo per il grande (e lodevole) lavoro che è in fermento in questi giorni (che ci sarà da correre poi!).

Cosa sono 5 minuti da dedicare con comodo ad una richiesta di confronto/chiarimento rispetto alla conseguenza di un rapporto nato in modo antipatico?

 "(...) Ma proprio perché sono giovani non rinuncio al dialogo con loro." (tratto da un commento di Adriana nella discussione in questione).
A me sembra che si parli bene e si pratichi male!
Le persone che hanno partecipato alla discussione e fanno parte della rete delle reti lo avranno letto il manifesto? No perché se non ho letto male io, si parlava anche di stare in contatto tra blogger...

Tutto è nato dal post di Adriana Perrotta (impegnata nel gruppo di lavoro toponomastica femminile) che ha lasciato intendere fosse stato proprio FaS a criticare questa iniziativa.

Ha scritto: "A proposito della risonanza del nostro lavoro sui media: alcune giovani donne del blog femminismoasud si chiedono perché tanta risonanza pubblica nazional e internazionale a Toponomastica, quando ci sono notizie quotidiane così tragiche di violenze alle donne. Si chiedono se non sia un modo di stornare l'opinione pubblica dalle notizie importanti, e ci bollano come persone in cerca di fama, alle quali sfugge l'essenza delle cose. Io spesso seguo le loro battaglie e ne condivido parte, perciò ho risposto quello che segue (e se qualcun'altra le segue può interloquire con loro)"

Sarebbe bastato che intervenisse nel post titolato "Mondo Donna: il futuro 360 gradi" per rispondere agli interventi di FaS e chiarire direttamente con gli interessati questa vicenda (che ora NON definisco più una svista, un fraintendimento, una polemica...).
Tra l'altro è intervenuta anche Alessandra, proprio la ragazza che ha comunicato con lei via mail... quale confronto più diretto e chiarificatore avrebbe potuto desiderare?
E invece no! Non si è presentata nessuna delle partecipanti alla discussione e men che meno lei.
Ma non si parlava di comunicare, di interloquire, di trasmettere...?
Ma cosa vogliamo trasmettere?
E a chi?, se non si conosce neanche chi si ha davanti?
E come fare a conoscerl* se non si comunica, se non si prende contatto?

Infine, all'ennesima richiesta di chiarimenti da parte di una rappresentante di FaS ho potuto leggere (finalmente!) soltanto una mezza risposta (probabilmente perché chi ha risposto non era a conoscenza diretta dello scambio di mail tra Adriana e Alessandra e non poteva fare altrimenti).
Una mezza risposta, dicevo, che mi ha spronato ancora di più a scrivere questo post: 

Risposta: "(...) con tutta franchezza non m'interessa stare a fare indagini.  (...)  se invece non si tratta di equivoci ma di realtà, accolgo le posizioni delle altre senza adeguarmi necessariamente alle loro e senza sentirmi particolarmente lesa da quanto da loro - eventualmente - espresso. Il mio contributo alla discussione termina qui".

Non m'interessa stare a fare indagini non si batte!! 
Io sono andata a leggerlo l'articolo indicato da Jo Otto Marzo: MLVD e maschere rosse contro la violenza maschile sulle donne! dove si parla ANCHE dell'iniziativa toponomastica femminile:
 ("E per finire dico che dopo una lunga chiacchierata con Pia Covre, Presidente del Comitato per i diritti delle Prostitute, lei suggeriva, per esempio, di caratterizzare l’otto marzo facendo anche una piccola grande cosa della quale si ragiona da un bel po’. Esattamente da quando è partita la campagna del lenzuolo contro la violenza sulle donne. Si diceva che nelle città non c’era una sola via intitolata alle donne vittime di femminicidio ma in ogni caso alle donne in generale e ora è nato il gruppo di Maria Pia Ercolini sulla Toponomastica femminile e si scopre che le vie dedicate alle donne sono quasi nulla. Dunque sarebbe bello caratterizzare l’otto marzo anche con dei blitz, in maschera rossa, per segnare la “Via delle donne migranti” o la “Via delle donne precarie” o ciò che volete voi.")

Ho letto questo bellissimo articolo e INFORMO che ho la sensazione di non aver perso il mio tempo dedicandolo ad una doverosa verifica, perché intanto che verificavo mi sono anche arricchita (tutt* abbiamo qualcosa da imparare l'un* dall'altr*).

Detto ciò, devo dire che non rimpiango di aver "perso tempo" a commentare il post di Adriana perché grosso modo ognuna, dicendo la sua, ha anche apportato spunti e riflessioni:
Maria Antonietta D'emilio:  L'iniziativa è ottima, sembra una piccola cosa ma in realtà fa molto pensare, anche se prima di ottenere lo scopo perseguito non so quanto tempo passerà, visto che si può intervenire solo sulle nuove strade. Bisognerà quindi pensare anche a come proseguire. Sulle perplessità di femminismoasud penso che vadano valutate non come contro l'iniziativa della toponomastica ma come un interrogativo che viene posto apertamente a tutte, e cioè, che sulla violenza di genere in esponenziale aumento nel nostro paese c'e' un'AFASIA preoccupante, se è verissimo che si può agire a diversi livelli, è anche vero che abbiamo abbandonato da tempo l'interrogazione e la riflessione sul "privato", quel privato dove la violenza si annida... forse non hanno tutti i torti.
Chiara Rusconi: Infatti non hanno torto, loro si sono concentrate sull'effetto violenza e noi ci stiamo concentrando sulla causa cioé il fattore cultura da trasformare cominciando grazie a Maria Pia dalle vie (è un idea bomba che una volta innescata darà i suoi risultati) comunque non bisogna perdere di vista nell'uno e ne l'altro punto per sradicare tanti tipi di violenza sulla donna.

Maria Pia Ercolini: (...) è più semplice intitolarci una strada che interrompere il femminicidio e qualcuno potrebbe mettersi a posto la coscienza dopo aver piazzato una targa.
Ma se non lavoriamo ANCHE sui simboli e sulla visibilità culturale delle donne non intacchiamo l'immaginario collettivo, irrazionale e persistente, che sulle strade ci rende più corpi che persone.

Insomma, sono "soltanto" rammaricata per come si è svolta tutta la vicenda e specialmente del fatto che Adriana non sia intervenuta per COMUNICARE con FaS e in special modo con Alessandra, la ragazza che ha parlato con lei tramite la mailing list che prontamente si presentata (vedi commenti nel post "Mondo Donna: il futuro a 360 gradi").

Dunque, dal canto mio posso solo dire di essere stata contenta di aver interagito con alcuni di voi (FaS) e di aver sentito anche "l'altra campana", attraverso la lettura dei vostri commenti. Oltre ai motivi su elencati, è anche per ciò mi sono sentita in dovere di scrivere questo post.

Ecco, ora che sento di non aver lasciato a metà una discussione che doveva essere chiarita, posso dire con tutta tranquillità per il mio animo "passo e chiudo con questo capitolo".
Spero solo che tutti questi questi cerchi nell'acqua provocati dal sasso lanciato non ci abbia fatto perdere la fiducia nella ricerca dell'apertura al dialogo.

Buona vita a tutt*

lunedì 5 marzo 2012

Mondo Donna: il futuro a 360° gradi.

Posto qui una interessante (e polemica) discussione che si è sviluppata dietro una critica mossa da femminismoasud (secondo quanto afferma Adriana Perrotta) riguardo la campagna toponomastica femminile che sembra stia riscuotendo grande risonanza mediatica e consensi, pur se può dirsi praticamente neonata.
(ecco alcuni link dove potrete leggere la notizia-evento):
La Voce Nuova

womenews
piudonnepiupalermo
La gazzetta del mezzogiorno
Welfare Italia

La discussione che mi accingo a postare integralmente, ha avuto luogo in uno dei gruppi di lavoro (toponomastica femminile) sviluppatosi attraverso l'iniziativa seguita ne La Rete delle Donne 1 (dove si discute come costruire il  portale collettivo delle reti femminili).

A questo proposito desidero informarvi che esiste anche un gruppo gemellato La Rete delle Donne 2 (dove ci si incontra su temi vari nello spirito di una rete per tutte).

Inoltre, prima di farvi leggere il post in questione, mi preme precisare che:


La Rete delle Reti intende mettere a disposizione delle donne un nuovo strumento collettivo per fare rete: tra loro e con le realtà amiche delle donne, creando un contenitore web, trasversale e interattivo, volto ad accelerare il processo di formazione del cervello collettivo del pensiero femminile.

 
Che il metodo guida sarà dunque esplicitare e valorizzare i contributi di tutte, in modo di rendere più semplice entrare in relazione fra donne (singole e associazioni, oppure con enti che sostengono le donne), scambiare pensieri e sostenersi meglio le une con le altre.

 
Che il primo obiettivo di questo progetto è infatti valorizzare e connettere il pensiero femminile, che è ovunque in pieno risveglio, per sostenere il progresso delle donne e potenziarne l’azione positiva nel mondo.

 
Che la sfida è anche saper estendere le proprie connessioni in modo da non limitarsi alla realtà italiana ma di internazionalizzarsi sempre più, stimolando lo scambio delle esperienze fra donne di tutti i paesi.

 
Che nei compiti della Rete delle Reti non rientra elaborare alcun tipo di linea politica, né promuovere mozioni o azioni politiche a nome delle donne.

 
Che il suo scopo è semmai veicolare il pensiero culturale e politico delle donne e potenziarne l’azione, consentendo di amplificare, unire e diffondere le loro voci."

(tratto da il manifesto del portale collettivo delle reti femminili)



Premesso tutto ciò, ecco lo scambio di opinioni così come è avvenuto (mi limiterò solo ad evidenziare quei passaggi che esprimono al meglio il messaggio che si è voluto trasmettere):

Adriana Perrotta A proposito della risonanza del nostro lavoro sui media: alcune giovani donne del blog femminismoasud si chiedono perché tanta risonanza pubblica nazional e internazionale a Toponomastica, quando ci sono notizie quotidiane così tragiche di violenze alle donne. Si chiedono se non sia un modo di stornare l'opinione pubblica dalle notizie importanti, e ci bollano come persone in cerca di fama, alle quali sfugge l'essenza delle cose. Io spesso seguo le loro battaglie e ne condivido parte, perciò ho risposto quello che segue (e se qualcun'altra le segue può interloquire con loro): 
"La politica dei due tempi: prima le cose importanti (i bisogni materiali, le ingiustizie...) non ha mai dato gli esiti sperati, non starò qui a dare riferimenti storici. L'ordine del discorso, la sfera simbolica non è mai astratta, ma concreta come i nostri corpi, perché ci educa a valori, comportamenti, aspettative, fantasie, paure... che poi determinano i nostri comportamenti individuali e collettivi, comprese le leggi. Costruisce la nostra soggettività di donne e uomini, se si vuole attuare una vera rivoluzione in questo senso, bisogna agire contemporaneamente su entrambi i livelli, altrimenti non si cambia nulla, solo piccoli spostamenti in grado di essere subito riassorbiti. Qui non si tratta solo di dare visibilità, ma di riaffermare che ci sono donne presenti in tutti i momenti felici e infelici della vita, che hanno diritto alla propria autonomia di scelte, alla propria indipendenza di giudizio. Educare fin da piccoli e piccole a non dare per scontati ruoli e compiti, suddivisi appunto secondo un ordine simbolico, sedimentato e trasmesso attraverso la lingua."
Tania Grimaldi   Adriana, condivido in tutto la tua risposta. Io lavoro da anni in un centro antiviolenza, sto da sempre in associazioni di donne, e ora prendo parte con entusiasmo alla campagna di Toponomastica. Credo che il successo mediatico di questa iniziativa dipenda anche dalla sua assoluta novità e sono convinta che delle donne ammazzate si stenti a parlare perchè parlare della cosiddetta "miseria femminile" risulta difficile anche alle donne stesse, ma questo è un altro discorso, ben più complesso... Di sicuro ho imparato quanto il simbolico conti nella costruzione dell'immagine di sè e quanto ignorarlo faccia gioco al patriarcato.
Rosanna Oliva Il benaltrismo è un male diffuso.
Daniela Serra Adriana hai perfettamente ragione. La politica dei due tempi ci ha portato a essere sempre ultime. La nostra attenzione sulle questioni di genere deve essere a 360 gradi. Battere colpo su colpo. E questo della toponomastica è un colpo. Nessuno ci mai pensato... è successo così per inerzia..., anzi molto peggio, perchè non ci si pensava... Totale esclusione.
Iole Natoli Adriana: mi occupo del cognome della donna ai figli dal 1979 e da allora mi sento ripetere ANCHE DA DONNE: 1_che non è una questione importante; 2_che l'assenza del cognome materno non influisce sulla posizione maschile verso le donne; 3_che ci sono altre priorità. Condivido interamente il tuo scritto.
Agnese Kirtan Donati Purtroppo alle donne è più facile focalizzarsi sui dettagli che avere una visione più ampia delle cose. Aumentare i nomi di donne alle strade influenza l'inconscio collettivo che è il primo motore della violenza sulle donne. Il successo della toponomastica femminile ha sorpreso tutte e oberato di lavoro Maria Pia, ma perché lamentarsi di un successo?
Tania Grimaldi bella domanda...
Iole Natoli Per miopia.

Adriana Perrotta Ho detto che seguo questa mailing-list da anni, sono donne credo molto giovani, che combattono gradi di violenza verbale, affettiva, psicologica, oltre che fisica, con grande determinazione. Tra l'altro con questo loro atteggiamento ricadono nel solito vizio patriarcale di dividere le donne, mettere le una contro le altre; inoltre credo adottino schemi (struttura/sovrastruttura?) sconfitti da tutti i conflitti del Novecento e di oggi. Ma proprio perché sono giovani non rinuncio al dialogo con loro.

Iole Natoli Oltretutto il successo non è stato determinato soltanto dalle segnalazioni che devono necessariamente accompagnare un'iniziativa rivoluzionaria intrapresa, ma dal fatto che tale situazione è con tutta probabilità analoga a quella di molti altri Paesi, con qualche eventuale differenza quantitativa. Senza questo dato di fondo, non vi sarebbe stata molto probabilmente una tale risonanza, malgrado le informazioni fornite.

Roberta Schenal Adriana, non potevi dare risposta più incisiva. Intanto alla faccia della solidarietà femminile (in cerca di fama??), e poi se devo fare la snob faccio pure la snob: ho una solida preparazione di iconografia e iconologia e il valore del "simbolo" quale veicolo di messaggi è indiscutibile, quindi incidere sul simbolo può cambiare a lungo termine l'essenza della cose. Il problema sta proprio nell'accettare la pluralità dei modi di combattere una battaglia "femminista", senza far assurgere il proprio al migliore. Vivo in Calabria dove l'8 marzo vede forte scelte di "modelli" femminili: da un lato le tre donne anti 'ndrangheta (opinabile il suicidio come modello?), dall'altro una ragazza stuprata che lotta per la propria dignità. Ho ammirato incondizionatamente le donne che sono andate in tribunale per manifestare la solidarietà, ho pianto nel raccontare a mia figlia questa vicenda che lei, 14enne, ignorava ma queste forme di attivismo devono essere supportate da "rivoluzioni culturali" come quella della Toponomastica femminile (ed aggiungo quella per un uso non sessista della lingua!)


Iole Natoli E aggiungo: le donne nella loro storia non si sono mai potute identificare in pieno con altre donne proprio per la frattura determinata dall'assenza di un cognome paterno, che ha impedito loro di sentire la donna come elemento fondante della propria identità sociale. Si accetta solo di identificarsi in un gruppo amorfo, senza una qualche figura di riferimento, perché senza identità femminile di riferimento durante la propria crescita si è state. Se soltanto un qualche nome emerge, non solo per il suo personale lavoro, quando è singolo, ma anche per un'idea che fonda un lavoro collettivo, ciò è vissuto come sovrapposizione a un'identità priva di riferimento e dunque come un attentato alla propria di gruppo.


Caterina Della Torre Dols Donna è un concetto vago ultimamente.
Iole Natoli Ops, ho scritto "per l'assenza di un cognome paterno" invece che "materno"! Sarà stato un lapsus freudiano, ci giurerei proprio...
Cinzia Romano  Ma perchè le donne non riescono ad apprezzare e rispettare il lavoro delle altre? Perchè pensare che abbiamo tutte le stesse priorità, gli stessi interessi? Io francamente resto disorientata e infastidita da questa idea che o mi segui sulla MIA battaglia o non vali. Apprezzo il lavoro di Maria Pia Ercolini e sono lieta che stia dando i suoi frutti. Poi io non ne sarei stata capace e magari non riuscirei ad appassionarmi come ha fatto lei. Ma, appunto, io magari amerò impegnarmi in altre battaglie. Ma questo non significa che le mie o la sua siano più importanti. Sono battaglie diverse ma tutte altrettanto fondamentamentali. Impariamo a rispettarci e a rispettare le nostre passione e battaglie, anche quando sono diverse...

Iole Natoli Ma poi nessuna e nessuno può veramente impegnarsi a fondo su tutto. Il tempo della vita è limitato e certe volte non basta nemmeno a condurre alla realizzazione una sola idea!

Hermana Luna  Condivido tutto quanto avete commentato sotto la risposta di Adriana data a femminismoasud (che seguo specialmente per la tenacia e la forza con cui denunciano/postano le loro considerazioni). Ad ogni grado dei 360° c'è un'ambito di cui occuparsi, l'errore è stato quello di focalizzarsi soltanto su una parte della visuale completa, ma noi questo lo abbiamo compreso e ora oltre a non ripetere più "l'errore" (dovrei dire esperienza, poiché l'esperienza insegna) si può trasmettere questo insegnamento, questa comprensione alle più giovani ... e mi pare che questo in un modo o nell'altro stia avvenendo.

Giuliana Cacciapuoti Ho letto con attenzione condivido tutto grazie per averlo detto con tanta chiarezza.

Hermana Luna A proposito di trasmettere quanto abbiamo appreso dall'esperienza passata, che ne direste se raggruppassi in un post sul blog questa interessante conversazione in modo da poterla far leggere anche alle ragazze di femminismoasud? Sarebbe un fecondo modo di interloquire su questo importante concetto secondo me, ma ditemi la vostra e se vi gusta l'idea datemi il consenso di esportare ;) 



Adriana Perrotta E' proprio quello che vorrei! Io ho risposto alla mailing-list, ma mi piacerebbe proprio che la leggessero tutte, specie le giovani, è il nostro compito di "anziane" parlo per me, che brutto termine!, comunicare esperienze. Grazie.

Iole Natoli Per me va benissimo, nessuna obiezione.

Maria Pia Ercolini Sono intervenuta anch'io, ma sulla hp di femminismo al sud, non sulla mailing list. Potreste copiare anche il mio commento...

Roberta Schenal ‎Adriana, diversamente giovani.. 

Adriana Perrotta Giusto!!! ma così si continua a dar valore alla gioventù, svalorizzando la vecchiaia. Anni fa il critico cinematografico Morando Morandini mi ha detto che lui la chiama "l'età alta". Non è male
Maria Pia Ercolini Questo è il commento che ho scritto sulla loro hp. Se potete mettetelo sulla mailing list di femminismoalsud:

So che alcune di voi si chiedono come sia possibile che il gruppo Toponomastica femminile abbia tanta visibilità, me lo chiedo anch'io che l'ho fondato, e penso che dovremmo riflettere insieme sui tanti aspetti di questo fenomeno.
Avete rag
ione, è più semplice intitolarci una strada che interrompere il femminicidio e qualcuno potrebbe mettersi a posto la coscienza dopo aver piazzato una targa.
Ma se non lavoriamo ANCHE sui simboli e sulla visibilità culturale delle donne non intacchiamo l'immaginario collettivo, irrazionale e persistente, che sulle strade ci rende più corpi che persone.
Ci picchiano, ci violentano, ci uccidono perché siamo corpi/oggetti di proprietà, perché questo è il messaggio prevalente che arriva ad ogni nostro passo, tra pubblicità e vetrine...
Le vostre battaglie sono anche le mie, ho solo preso un viottolo secondario per arrivare alla meta e scalzare il nemico.
Un abbraccio a tutte.
Roberta Schenal ‎ Adriana, anche io con i miei colleghi archeologi 2.0 parlo di me stessa come archeologa di cronologia alta!
Giulia Basile  Io mi sto godendo la terza età (secondo un luogo comune) e, dopo aver sconfitto un cancro intestinale, mi spingo con l'entusiasmo di sempre a vivere la quarta, ma questo non è importante, combatto dall'1988, quando in un paese conservatore, ho fondato un'Ass. Culturale di sole donne, contro l'invisibilità delle donne "dalla cintola in sù", e condivido in pieno con Maria Pia Ercolini il fatto che le parole sono pietre e se si cominciano a riempire le "pietre" di nomi femminili, di donne esemplari, prima o poi qualcosa rimane e l'interesse vero poi nasce...

 
Hermana Luna anziane, età alta, diversamente giovani, terza età (...) a me piace dire (dal giro di boa in su) semplicemente "adulte" mentre prima del giro di boa ancora "ragazze" :))
ok per il trasporto. allora comincio il copia e incolla ;)
Cinzia Marroccoli Sono pienamente d'accordo... questa è un'iniziativa di alto valore simbolico! Lavoro quotidianamente in un centro antiviolenza, ma con la mia associazione facciamo varie attività di promozione sociale, soprattutto rivolte alle giovani generazioni, e questa iniziativa, che presenteremo l'8 marzo a Potenza insieme al Sindaco, va nella direzione di dare alle giovani donne esempi a cui ispirarsi che non siano le veline ecc.


Chiara Rusconi Concordo: un iniziativa come questa proprio per il suo alto valore simbolico fa riflette ed educa al rispetto della donna e può sradicare meglio la violenza sulle donne. Secondo me le nostre amiche del sud si sono sentite abbandonate nella loro lotta sul fattore violenza mentre noi ci stiamo concentrando sulla causa o meglio l'origine. In altre parole facciamo quello che avviene nella medicina alternativa dove si cura la causa per guarire l'effetto malattia è una strada più lunga ma sicuramente più efficace.

Laura Moschini La questione femminile è complessa e come tale va affrontata da più punti di vista. Se non si modifica la cultura ogni lotta parziale anche su argomenti drammatici come la violenza, non può portare che aggiustamenti al buon cuore di chi se ne fa carico.

Astrid D'Eredità Sono giovane, non mi ritengo estranea alle iniziative femministe, eppure questa rimostranza non la capisco. Spesso, è vero, riscontro nell'interazione tra donne una propensione fortissima a pestarsi i piedi l'un l'altra soprattutto quando ...l'altra sta portando avanti qualcosa di concreto e positivo.  La ricerca non è un'arma di distrazione di massa, anzi, è piuttosto una nuova semina di cui forse non vedremo i frutti, ma sarei ben felice di contraccambiare il lavoro e l'impegno di oggi, le ore (spesso notturne) impiegate a cercare strade e piazze con la certezza che nel futuro i bambini sappiano fin da piccoli quel che noi abbiamo imparato da grandi.


Hermana Luna Bella Astrid! Sei speciale, e il tuo cognome è una garanzia! :) ("con la certezza che nel futuro i bambini sappiano fin da piccoli quel che noi abbiamo imparato da grandi"). Sicura di essere giovane? :D


Adriana Perrotta E' proprio l'intenzione pedagogica nei confronti delle bambine e dei bambini uno degli stimoli principali di questa iniziativa, insieme alla considerazione che in questo modo si aprono molteplici percorsi, percorribil da ciascun* come meglio sente e crede. Io la chiamo "la nostra rivoluzione del tè".

Chiara Rusconi Quindi quello che abbiamo imparato, noi da adulti sarà tramandato alle prossime generazioni, in questo modo potremo veramente avere una significativa trasformazione culturale perfetta.

Maria Antonietta D'emilio  L'iniziativa è ottima, sembra una piccola cosa ma in realtà fa molto pensare, anche se prima di ottenere lo scopo perseguito non so quanto tempo passerà, visto che si può intervenire solo sulle nuove strade..Bisognerà quindi pensare anche a come proseguire. Sulle perplessità di femminismoasud penso che vadano valutate non come contro l'iniziativa della toponomastica ma come un interrogativo che viene posto apertamente a tutte, e cioè, che sulla violenza di genere in esponenziale aumento nel nostro paese c'e' un'AFASIA preoccupante, se è verissimo che si può agire a diversi livelli, è anche vero che abbiamo abbandonato da tempo l'interrogazione e la riflessione sul "privato", quel privato dove la violenza si annida... forse non hanno tutti i torti.

Chiara Rusconi Infatti non hanno torto, loro si sono concentrate sull'effetto violenza e noi ci stiamo concentrando sulla causa cioé il fattore cultura da trasformare cominciando grazie a Maria Pia dalle vie( è un idea bomba che una volta innescata darà i suoi risultati) comunque non bisogna perdere di vista nell'uno e ne l'altro punto per sradicare tanti tipi di violenza sulla donna.