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venerdì 3 gennaio 2014

Cannabis legale dall'Uruguay al Colorado

  
Sono sempre di più i paesi nel mondo che stanno legalizzando l'uso della cannabis. Ultimo in ordine di tempo lo stato americano del Colorado. E il dibattito, come era prevedibile, si è subito infiammato tra favorevoli e contrari. Al di là delle posizioni ideologiche da più parti si sottolinea l'aspetto economico della legalizzazione delle cosiddette droghe leggere. In particolare l'economista francese Pierre Kopp, dell'università Paris-I, ha fatto notare come l'alto costo delle politiche repressive da una parte e i mancati (potenziali) ricavi dalla tassazione della marijuana dall'altra non fanno altro che togliere risorse alle casse statali. Una vera e propria rivoluzione socio-culturale che sta animando il dibattito internazionale.
Daltro canto sono oltre 25 anni che la guerra alla droga si combatte senza successo, in particolare nel campo della cannabis, con un costo esorbitante da parte della collettività, che non solo non ricava benefici da questo mercato  illegale, ma spende soldi per la prevenzione e la  sanzione.

Non sorprende quindi la decisione del Colorado, dove è in corso una vera e propria corsa all'oro verde da parte  di  produttori, commercianti e consumatori di marijuana. Entrata in vigore il primo gennaio, la norma che legalizza la vendita della cannabis fino a 28 grammi per coloro che hanno compiuto 21 anni e ne consente la coltivazione in casa fino a sei piantine (non più di 12 a famiglia), trasformerà Denver, la capitale dello stato americano in una sorta di nuova Amsterdam. Per gli amanti del genere il conto alla rovescia era iniziato nel novembre del 2012, quando in seguito ai risultati di un referendum il Colorado e lo Stato di Washington hanno concesso il disco verde all'uso della marijuana per scopi ricreativi e medici.

Il mercato potenziale è enorme: secondo una ricerca della società ArcView, le vendite di cannabis legale aumenteranno del 64% tra il 2013 e il 2014, da 1,4 miliardi a 2,34 miliardi di dollari. In Colorado sono state concesse licenze a 348 negozi, che potranno vendere fino a 28 grammi di cannabis ai maggiori di 21 anni. Nello Stato di Washington sono state depositate 3746 richieste di licenza.
Anche se nei negozi la cannabis è più cara che in strada, visto che costa quasi il doppio, i fautori della legge sono sicuri che con questa legge si  toglierà una grossa fetta di mercato alla criminalità. Al bancone dei coffee shop si deve mostrare un documento di identità e si può pagare solo in contanti. In questi locali, di solito, si vendono anche bong, pipe e tutto ciò che serve per fumare. E per i più pigri si possono comprare anche spinelli già rollati.

A dicembre era l'Uruguay era stato il primo Paese al mondo a legalizzare l'uso e la coltivazione "libera" della cannabis. Al termine di 12 ore di dibattito il Senato aveva approvato il testo definitivo. I deputati avevano già dato il loro ok alla legalizzazione a luglio. Se la costituzionalità della legge sarà confermata, essa entrerà in vigore nell'aprile 2014.
La nuova normativa autorizzerà la produzione, distribuzione e vendita di cannabis e permetterà ai privati cittadini di coltivare in proprio l'erba su scala ridotta per poterla rivendere a gruppi di consumatori, ma tutto sotto il controllo e la supervisione dello Stato.

La legalizzazione della marijuana in Uruguay è un'iniziativa del presidente José "Pepe" Mujica, 78enne ex guerrigliero Tupamaros, che tuttavia ha riconosciuto lo spirito sperimentale del progetto, che va ben oltre le misure da poco approvate negli Stati americani del Colorado e Washington o a legge simili in Olanda e Spagna.
In base alla nuova legge, i consumatori maggiorenni potranno coltivare fino a sei piante per persona o acquistare la marijuana dai gruppi di coltivatori o un massimo di 40 grammi al mese in farmacia. Dovranno comunque registrarsi presso gli sportelli del governo. La cannabis rappresenta il 70% del consumo di droghe in Uruguay e il suo uso si è ampiamente diffuso nell'ultimo decennio con circa 200mila consumatori su 3 milioni e mezzo di abitanti.

domenica 22 dicembre 2013

Uruguay Paese dell'anno

da: -
© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati
Gli importanti cambiamenti introdotti dal presidente José Mujica dalla sua elezione, tre anni fa, ma soprattutto in quest’ultimo periodo hanno fatto meritare all’Uruguay il titolo, assegnato quest’anno per la prima volta, di Paese dell’Anno secondo The Economist.

Le imprese di Mujica, classe 1935, hanno offuscato gli altri Paesi presi in considerazione dalla rivista britannica per il premio, dal Sud Sudan e al suo aumento del Pil del 30% alla Turchia e ai suoi cittadini che sono scesi in piazza per protestare contro il Governo, senza dimenticare l’Estonia, il Paese con il debito più basso di tutta l’Unione Europa.

Ad aprile l’approvazione del matrimonio gay, mentre appena poche settimane fa la legalizzazione della produzione e della vendita della cannabis: chiunque potrà coltivare fino a 480 grammi di cannabis e/o comprarne 40 grammi in farmacia, al prezzo stabilito di un dollaro al grammo, dopo essersi iscritto al registro statale.

A questi passi da gigante, scrive The Economist, si aggiunge il comportamento esemplare del presidente Mujica, che tra le altre cose ha deciso di cedere il 90% del suo stipendio, dichiarando di riuscire a vivere benissimo con il restante 10%, vive in un umile cottage e va a lavoro a bordo del suo Maggiolino Volkswagen e vola soltanto in classe economica.
Modesto, ma audace, liberale e amante del divertimento, l’Uruguay è il nostro Paese dell’anno: ¡Felicitaciones!
Parola dell’Economist.

giovedì 19 dicembre 2013

Josè Mujica: “Io non sono povero, sono sobrio. Quindi felice”

La sobrietà è merce rara, soprattutto nei politici e negli uomini di governo. L’ex tupamaro Josè Alberto Mujica Cordano, per tutti oggi Pepe Mujica, ci tiene a sottolinearlo: “Io non sono povero, sono sobrio”. E lui, oggi, è il presidente dell’Uruguay.

di Carlo Carlucci - 17 Dicembre 2013

Mujica è un lucidissimo ottantenne che è stato eletto Presidente dell’Uruguay e che ha rinunciato agli appannaggi del suo status vivendo con cinquecento dollari o giù di lì in una casetta di due stanze; si sposta con un vecchio Maggiolino Volkswagen.
Quando parla all’ONU o nei congressi internazionali, senza nessuna enfasi ma con un vigore che ammutolisce l’uditorio, ripete instancabile cose già note ma dando alla sua voce una vibrazione profetica: anno dopo anno stiamo intaccando, divorando il futuro delle giovani generazioni, le pubblicità di tutto il mondo reclamizzano stili di vita che ci porteranno al disastro inevitabile. Stili di vita che già ora, ove potessero imporsi globalmente, presupporrebbero non un solo pianeta ma tre! E dunque il modello propagandato, agognato è di una colossale falsità, un imbroglio planetario. Gli altri capi di Stato non fiatano quando don Pepe si rivolge a loro. Soffrono e non vedono l’ora di ritornare alle loro alchimie, alle convergenze parallele... 
Ma puntualmente, cioè al convegno successivo, Mujica scompagina quei loro discorsi, ridicolizza cifre utopiche spacciate come verità sacrosante, ma il tutto con toni dimessi, senza astio.
 
Ha detto nei suoi discorsi più famosi, primo fra tutti quello davanti alla platea dell'Onu:
 “Si parla di sviluppo sostenibile, ma che cosa ci frulla in testa? Il modello di sviluppo e di consumo è quello attuale delle società ricche? Di nuovo mi sono chiesto cosa succederebbe a questo pianeta se gli indiani avessero lo stesso numero di auto per famiglia che hanno i tedeschi. Quanto ossigeno ci resterebbe da respirare? Il mondo ha forse oggi risorse sufficienti per far sì che 7-8 miliardi di persone possano avere lo stesso livello di consumo e spreco che hanno le più opulente società occidentali? O dovremo forse fare un altro tipo di ragionamento?
 Abbiamo creato una civiltà figlia del mercato, della concorrenza che ha portato a un progresso materiale esplosivo. Siamo in una società di mercato e questo ci ha portato alla globalizzazione cui assistiamo. Ma noi stiamo governando la globalizzazione o è la globalizzazione a governarci? E’ possibile parlare di solidarietà in una società basata sulla concorrenza spietata? Fin dove arriva la nostra fratellanza?
 La sfida che abbiamo davanti è grandissima, colossale, e la grande crisi non è ecologica, è politica. L’essere umano non governa oggi; sono le forze che l’uomo ha scatenato a governarlo. Non veniamo al mondo per svilupparci in termini generali; veniamo al mondo per cercare di essere felici, perché la vita è breve e ci sfugge. E nessun bene vale quanto la vita, è elementare. Ma se consumo la mia vita lavorando senza sosta per consumare sempre di più, aggredisco il pianeta e per mantenere quel consumo dovrò produrre sempre di più cose che durano sempre meno”.
 “Siamo in un circolo vizioso, ci sentiamo costretti a mantenere una civiltà usa e getta. Questi sono problemi di carattere politico e ci stanno dicendo che bisogna iniziare a lottare per un’altra cultura”.

Mujica profeta, dunque, ma anche leader, più di moltissimi altri.
Ultima sua mossa, ai primi di dicembre, quella di spiazzare i cartelli della droga legalizzando e nazionalizzando in Uruguay la coltivazione e la vendita della marjuana. Qualcosa di eclatante che forse può rinvigorire altre e decisive azioni volte a erodere il mito perverso del consumo senza freni e l’utilizzo senza limiti delle sempre più scarse riserve del pianeta. 

L’Uruguay non è certo l’America, ha tre milioni di abitanti, è uno dei paesi sud americani con storie di dittature, di persecuzioni. E prima ancora una storia ancor più tragica, quella della colonizzazione ispanica, di vessazioni, di massacri. Una piccola nazione, dunque, ma ciò che sta facendo Mujica è grande, così grande e potente che i media convenzionali ne parlano pochissimo, perché questo agire fa tremare certuni nelle altissime sfere.

Pepe Mujica era, da giovane, un convinto oppositore della dittatura; si era convertito ai tupamaros, il movimento armato che si rifaceva al leggendario Tupac Amaru, un cacique che aveva capeggiato una lunga e sanguinosa contro i conquistadores spagnoli. Mujica ha pagato, assieme a molti compagni, la sua ribellione con quattordici anni di carcere e torture.

Oggi Il suo vivere spartanamente da presidente della sua nazione gli appare cosa scontata: “Yo no soy pobre, Yo soy sobrio” usa dire d’abitudine. Una formidabile coerenza con lo stato del mondo costituito più di poveri che di ricchi. I fasti della sua carica altrove dispiegati (basti pensare all’enormità delle spese per la presidenza della Repubblica che Napolitano si ostina a voler mantenere) Mujica li ritiene un semplice e incongruo retaggio del Medio Evo.

Filosofo di formazione, cita volentieri Seneca, Diogene…
Diogene già, colui che ricevette Alessandro Magno e i suoi dignitari sulla soglia del suo poverissimo ricovero, pare fosse una botte.
Alessandro che gli veniva promettendo tutto e di più, una personalità così grande. Al gentile rifiuto di Diogene sul presupposto che nessuno fa niente per niente, per cui lui non si sarebbe più sentito libero, Alessandro deluso rispose:
- Ma allora non possiamo proprio fare niente per te…..
- Certamente Alessandro, ero qui seduto al sole per scaldarmi un poco dal freddo della notte, basta che vi facciate un poco più in là…

sabato 14 dicembre 2013

José Mujica vs Raymond Yans

 
Il presidente uruguaiano José Mujica ha dato del bugiardo al capo della Giunta Internationale della Fiscalizzazione di Stupefacenti e ha denunciato l'esistenza di un doppio standard nell'esigenza di questo organismo antidroga dell'ONU.

Così ha reagito il presidente del paese, che questa settimana ha legalizzato la vendita e la produzione di marijuana, alle parole di Raymond Yans, che ha paragonato l'Uruguay con i pirati per il mancato rispetto delle convenzioni internazionali e ha accusato le autorità uruguaiane di rifiutare il dialogo .

   "Dite a questo vecchio di non mentire, che con me si soddisfa qualsiasi tipo di strada, non lui. Che venga in Uruguay e parli con me quando vuole, che non parli per le tribune" ha risposto Mujica in una intervista a Canale 4, raccolta per "L'Osservatorio".

Il presidente ha affermato che andrà a chiedere spiegazioni sulla disparità di trattamento subita dall'Uruguay rispetto ad alcuni stati americani dove la marijuana è legale e non ha problemi con le Nazioni Unite .

"Mi dovrà chiarire ciò che accade in molti degli Stati nordamericani che ognuno di loro solamente con una capitale supera la popolazione con l' Uruguay. Oppure ha due discorsi?  Uno per l'Uruguay e un altro per quelli che sono forti", ha detto Mujica .

Martedì scorso, l'Uruguay è diventato il primo paese al mondo a legalizzare la marijuana e affidare il controllo della produzione e della distribuzione allo Stato .

Il governo di Mujica spera che la nuova legge contribuisca  a combattere la criminalità organizzata e possa "regolamentare un mercato che esiste già". Egli sostiene che l'effetto del narcotraffico "è peggiore che della propria droga" e che "la via repressiva " sulle droghe ha fallito.

Texto completo en: http://actualidad.rt.com/actualidad/view/114219-mujica-jefe-antidrogas-onu-mentir