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giovedì 20 novembre 2014

ETERNIT, la giustizia italiana colpisce ancora

La sentenza di prescrizione in favore dell'Eternit sulla questione dell'AMIANTO, che sta uccidendo Casale Monferrato e molte altre regioni del paese, apre uno squarcio nel sistema "imprenditoriale" italiano, perché revoca alla magistratura quel consueto ruolo di "supplenza" e mediazione sociale (che non é la sua terzietà, ma in Italia ha funzionato, talvolta) in assenza di un vero interlocutore politico, sia Aziendale (come da Costituzione) o Amministrazione che dir si voglia, pronto ad assumersi le Pubbliche responsabilità che la questione pone.
La sentenza di prescrizione in favore dell'Eternit sulla questione dell'AMIANTO, che sta uccidendo Casale Monferrato e molte altre regioni del paese, apre uno squarcio nel sistema "imprenditoriale" italiano, perché revoca alla magistratura quel consueto ruolo di "supplenza" e mediazione sociale (che non é la sua terzietà, ma in Italia ha funzionato, talvolta) in assenza di un vero interlocutore politico, sia Aziendale (come da Costituzione) o Amministrazione che dir si voglia, pronto ad assumersi le Pubbliche responsabilità che la questione pone.
Perché la lunga LOTTA SOCIALE del piccolo centro di Casale, ha messo al centro alcune crucialità, sistemiche, nel modello "sviluppista" che si é imposto in Italia durante il corso dell'industrializzazione forzosa del secondo dopoguerra, e i danni ai lavoratori e all'ambiente, se hanno generato procedimenti giudiziari hanno finito per stabilire la non punibilità dei datori di lavoro. Anche il caso ILVA, guardato da vicino, su cui tanto gossip si é speso e speculato da destra, non conferma altro, e infatti sul patibolo é stato messo l'unico amministratore (Nichi Vendola) che coraggiosamente ha sfidato la famiglia Riva fino ad allora impunita, e non il sistema d'Impresa cui questo era e resta espressione, dalla sua latitanza.
Ovvero, non si é ancora celebrata la giustizia di quei 3.000 morti di mesotelioma di Casale (e non diciamo di tutti quelli che verranno ancora!) non solo per le ENORMI PROPORZIONI SOCIALI DEL DANNO, che certo imporrebbero una rivisitazione degli stessi assetti imprenditoriali di alcune importanti "spettabili ditte", ma anche una messa al centro DEL CONTO DEI COSTI AMBIENTALI dell'intero sistema di produzione e con ciò non di meno, negli "oneri sociali" disattesi per decenni grazie ad arcaiche connivenze istituzionali che hanno sempre privilegiato il lavoro sporco di scaricare i costi sul lavoro, per guadagnare competitività sul mercato, piuttosto che investire in innovazione e progresso.
La denuncia degli operai e dei loro familiari morti in quella che possiamo chiamare moderna strage degli innocenti, non ha colpito solo la grande fabbrica infatti, perché le vittime principali sono i lavoratori, ma non secondarie o minori sono le morti di donne e bambini e anziani parenti; perché l'amianto non smetterà di mietere vittime in tutto il Paese finchè non si BONIFICHERA' il territorio infestato nei lughissimi decenni trascorsi per il suo massiccio uso sia edile che in lavorazioni industriali.
I Martiri di Casale sono da considerare morti sul lavoro, le vittime dell'amianto sul territorio morti civili?
O forse lo Stato di morte civile, é quello raggiunto da una classe intera, quella imprenditoriale, in combutta con un ceto politico che ha governato dissennatamente a scopo di profitto negli ultimi 60 anni.
Una classe imprenditoriale talmente avara e incline alla spoliazione e alla rendita, da aver selezionato finemente la competizione con edulcoranti come la Mafia e l'uso sistematico delle corruttele clientelari.
D'altronde in Italia lavorando si resta poveri...ma non é che non circoli i denari.
Quella, un'intera classe imprenditoriale corrotta e indolente, che non può assolvere la Magistratura non solo perchè non é suo precipuo compito istituzionale (é il Corpo dello Stato più conservatore che ci sia, ricordo nel caso a qualcuno sia sfuggito, di passaggio, il senso di uno Stato tripartito), perché é il giudizio politico di un intero paese che attende.
E non col silenzio lugubre di una giornata di lutto nazionale, ma nell'unica maniera che può fare chi non vuole dimenticare: continuando la lotta per la verità e la giustizia di chi purtroppo, poiché ci ha preceduto, troppo presto ci ha lasciato e non può più parlare.
Nel frattempo vale la pena di ricordare 
che il fischio delle vittime di Casale, 
non ci lascerà dormire...

Perché la lunga LOTTA SOCIALE del piccolo centro di Casale, ha messo al centro alcune crucialità, sistemiche, nel modello "sviluppista" che si é imposto in Italia durante il corso dell'industrializzazione forzosa del secondo dopoguerra, e i danni ai lavoratori e all'ambiente, se hanno generato procedimenti giudiziari hanno finito per stabilire la non punibilità dei datori di lavoro. Anche il caso ILVA, guardato da vicino, su cui tanto gossip si é speso e speculato da destra, non conferma altro, e infatti sul patibolo é stato messo l'unico amministratore (Nichi Vendola) che coraggiosamente ha sfidato la famiglia Riva fino ad allora impunita, e non il sistema d'Impresa cui questo era e resta espressione, dalla sua latitanza.
Ovvero, non si é ancora celebrata la giustizia di quei 3.000 morti di mesotelioma di Casale (e non diciamo di tutti quelli che verranno ancora!) non solo per le ENORMI PROPORZIONI SOCIALI DEL DANNO, che certo imporrebbero una rivisitazione degli stessi assetti imprenditoriali di alcune importanti "spettabili ditte", ma anche una messa al centro DEL CONTO DEI COSTI AMBIENTALI dell'intero sistema di produzione e con ciò non di meno, negli "oneri sociali" disattesi per decenni grazie ad arcaiche connivenze istituzionali che hanno sempre privilegiato il lavoro sporco di scaricare i costi sul lavoro, per guadagnare competitività sul mercato, piuttosto che investire in innovazione e progresso.

La sentenza di prescrizione in favore dell'Eternit sulla questione dell'AMIANTO, che sta uccidendo Casale Monferrato e molte altre regioni del paese, apre uno squarcio nel sistema "imprenditoriale" italiano, perché revoca alla magistratura quel consueto ruolo di "supplenza" e mediazione sociale (che non é la sua terzietà, ma in Italia ha funzionato, talvolta) in assenza di un vero interlocutore politico, sia Aziendale (come da Costituzione) o Amministrazione che dir si voglia, pronto ad assumersi le Pubbliche responsabilità che la questione pone.
Perché la lunga LOTTA SOCIALE del piccolo centro di Casale, ha messo al centro alcune crucialità, sistemiche, nel modello "sviluppista" che si é imposto in Italia durante il corso dell'industrializzazione forzosa del secondo dopoguerra, e i danni ai lavoratori e all'ambiente, se hanno generato procedimenti giudiziari hanno finito per stabilire la non punibilità dei datori di lavoro. Anche il caso ILVA, guardato da vicino, su cui tanto gossip si é speso e speculato da destra, non conferma altro, e infatti sul patibolo é stato messo l'unico amministratore (Nichi Vendola) che coraggiosamente ha sfidato la famiglia Riva fino ad allora impunita, e non il sistema d'Impresa cui questo era e resta espressione, dalla sua latitanza.
Ovvero, non si é ancora celebrata la giustizia di quei 3.000 morti di mesotelioma di Casale (e non diciamo di tutti quelli che verranno ancora!) non solo per le ENORMI PROPORZIONI SOCIALI DEL DANNO, che certo imporrebbero una rivisitazione degli stessi assetti imprenditoriali di alcune importanti "spettabili ditte", ma anche una messa al centro DEL CONTO DEI COSTI AMBIENTALI dell'intero sistema di produzione e con ciò non di meno, negli "oneri sociali" disattesi per decenni grazie ad arcaiche connivenze istituzionali che hanno sempre privilegiato il lavoro sporco di scaricare i costi sul lavoro, per guadagnare competitività sul mercato, piuttosto che investire in innovazione e progresso.
La denuncia degli operai e dei loro familiari morti in quella che possiamo chiamare moderna strage degli innocenti, non ha colpito solo la grande fabbrica infatti, perché le vittime principali sono i lavoratori, ma non secondarie o minori sono le morti di donne e bambini e anziani parenti; perché l'amianto non smetterà di mietere vittime in tutto il Paese finchè non si BONIFICHERA' il territorio infestato nei lughissimi decenni trascorsi per il suo massiccio uso sia edile che in lavorazioni industriali.
I Martiri di Casale sono da considerare morti sul lavoro, le vittime dell'amianto sul territorio morti civili?
O forse lo Stato di morte civile, é quello raggiunto da una classe intera, quella imprenditoriale, in combutta con un ceto politico che ha governato dissennatamente a scopo di profitto negli ultimi 60 anni.
Una classe imprenditoriale talmente avara e incline alla spoliazione e alla rendita, da aver selezionato finemente la competizione con edulcoranti come la Mafia e l'uso sistematico delle corruttele clientelari.
D'altronde in Italia lavorando si resta poveri...ma non é che non circoli i denari.
Quella, un'intera classe imprenditoriale corrotta e indolente, che non può assolvere la Magistratura non solo perchè non é suo precipuo compito istituzionale (é il Corpo dello Stato più conservatore che ci sia, ricordo nel caso a qualcuno sia sfuggito, di passaggio, il senso di uno Stato tripartito), perché é il giudizio politico di un intero paese che attende.
E non col silenzio lugubre di una giornata di lutto nazionale, ma nell'unica maniera che può fare chi non vuole dimenticare: continuando la lotta per la verità e la giustizia di chi purtroppo, poiché ci ha preceduto, troppo presto ci ha lasciato e non può più parlare.
Nel frattempo vale la pena di ricordare 
che il fischio delle vittime di Casale, 
non ci lascerà dormire...

La denuncia degli operai e dei loro familiari morti in quella che possiamo chiamare moderna strage degli innocenti, non ha colpito solo la grande fabbrica infatti, perché le vittime principali sono i lavoratori, ma non secondarie o minori sono le morti di donne e bambini e anziani parenti; perché l'amianto non smetterà di mietere vittime in tutto il Paese finchè non si BONIFICHERA' il territorio infestato nei lughissimi decenni trascorsi per il suo massiccio uso sia edile che in lavorazioni industriali.
I Martiri di Casale sono da considerare morti sul lavoro, le vittime dell'amianto sul territorio morti civili?
O forse lo Stato di morte civile, é quello raggiunto da una classe intera, quella imprenditoriale, in combutta con un ceto politico che ha governato dissennatamente a scopo di profitto negli ultimi 60 anni.
Una classe imprenditoriale talmente avara e incline alla spoliazione e alla rendita, da aver selezionato finemente la competizione con edulcoranti come la Mafia e l'uso sistematico delle corruttele clientelari.
D'altronde in Italia lavorando si resta poveri... ma non é che non circolino i denari.
Quella, un'intera classe imprenditoriale corrotta e indolente, che non può assolvere la Magistratura non solo perchè non é suo precipuo compito istituzionale (é il Corpo dello Stato più conservatore che ci sia, ricordo nel caso a qualcuno sia sfuggito, di passaggio, il senso di uno Stato tripartito), perché é il giudizio politico di un intero paese che attende.
E non col silenzio lugubre di una giornata di lutto nazionale, ma nell'unica maniera che può fare chi non vuole dimenticare: continuando la lotta per la verità e la giustizia di chi purtroppo, poiché ci ha preceduto, troppo presto ci ha lasciato e non può più parlare.

Nel frattempo vale la pena di ricordare che il fischio delle vittime di Casale, non ci lascerà dormire...

martedì 4 novembre 2014

Allarme clima

Politici e organi di informazione: dove siete, tutti?

#allarmeclima In conferenza stampa ieri a Copenaghen, i massimi scienziati del pianeta hanno parlato chiaro e forte: siamo al punto di non ritorno. Le prossime generazioni sono condannate. Il Pianeta sta morendo. 
Per abbassare la febbre le emissioni di gas serra devono essere drasticamente ridotte, SUBITO: per scendere del 70% entro il 2050, e andare a zero nel 2100. E per farlo c'è un solo modo: rinunciare subito a petrolio, carbone e gas. Serve altro? Signor premier Matteo Renzi, serve altro??
Forse si. Le concentrazioni di gas serra non sono mai state così alte da 800mila anni a questa parte. Dal 1901 al 2010 il riscaldamento globale causato dai gas serra ha già innalzato il livello del mare di 19 centimetri e di questo passo i cm saranno 82 entro la fine di questo secolo. Se il Pianeta si riscalda di altri 2 gradi, dice il report, siamo fregati. Ma già questi "2 gradi" sono una pietosa bugia, un eufemismo: per le ragioni che spiega la chiamata urgente lanciata in settembre dalle donne per il clima:https://www.youtube.com/watch?v=A270ErK-ELs

Serve altro? Signor premier Matteo Renzi, per capire che dobbiamo fare una INVERSIONE A U, serve altro?? Signor ministro Gian Luca Galletti, serve altro??

«Serve la volontà di cambiare» dice Rajendra Pachauri (che guida il team degli esperti). «Agire subito o il clima impazzirà definitivamente» dice Ban Ki-moon (segretario Onu). Qui le dichiarazioni: https://www.youtube.com/watch?v=q7tA31Q9cUY

Serve altro? Signor premier Matteo Renzi, serve altro??
Signor ministro Gian Luca Galletti, serve altro??

Calotte polari che si sciolgono, mari che si innalzano, tornadi e alluvioni da un lato, siccità e ondate di calore dall'altro, catastrofi sempre più frequenti: serve altro? 
Eppure - NESSUNO FA UNA PIEGA, si direbbe. Tutti i giornali del pianeta avrebbero dovuto uscire con questa notizia a caratteri cubitali sulla prima pagina, e dedicarle quasi tutte le pagine seguenti. Tutti i capi di Stato avrebbero dovuto consultarsi freneticamente e precipitarsi a fare dichiarazioni. Invece no; solite dichiarazioni vuote e basta. In Italia, poi - non è che è una notiziola, quasi un fatto di costume - cui dedicare trafiletti: Il Corriere ha fatto un richiamino in prima pagina (fra l'ingorgo delle tasse e il triste autunno del calcio), e un articoletto (sdrammatizzante alla se po' ffà) a pag. 10, nella sezione "esteri". Esteri?? perché, noi italiani, su che pianeta viviamo?
L'assenza dei nostri politici brilla, come le banalità del ministro dell'ambiente, che finge interesse, glissando tranquillamente sul fatto che l'anacronistico "salvaitalia" punta tutto sul petrolio - come se fossimo nel 1930 - l'energia sostenibile del tutto ignorata, roba da donnette.
Ma dove vivete, voi, politici e media? Su che cavolo di pianeta credete di stare?

E voi, che vi riempite le casse con i frutti dell'immonda corruzione che ci ammorba, credete davvero che avrete un Pianeta B su cui scappare? Davvero pensate di uscire dalla "crisi" planetaria producendo più armi e petrolio, trivellando anche i fondi marini, appestando tutto con gli OGM? davvero? 
http://politicafemminile-italia.blogspot.com.es/2014/11/allarme-onu-sul-clima-ma-dove-vivete.html 



In conferenza stampa ieri a Copenaghen, i massimi scienziati del pianeta hanno parlato chiaro e forte: siamo al punto di non ritorno. Le prossime generazioni sono condannate. Il Pianeta sta morendo. 

Per abbassare la febbre le emissioni di gas serra devono essere drasticamente ridotte, SUBITO: per scendere del 70% entro il 2050, e andare a zero nel 2100. E per farlo c'è un solo modo: rinunciare subito a petrolio, carbone e gas. Serve altro? Signor premier Matteo Renzi, serve altro?


Forse si. Le concentrazioni di gas serra non sono mai state così alte da 800mila anni a questa parte. Dal 1901 al 2010 il riscaldamento globale causato dai gas serra ha già innalzato il livello del mare di 19 centimetri e di questo passo i cm saranno 82 entro la fine di questo secolo. Se il Pianeta si riscalda di altri 2 gradi, dice il report, siamo fregati. Ma già questi "2 gradi" sono una pietosa bugia, un eufemismo: per le ragioni che spiega la chiamata urgente lanciata in settembre dalle donne per il clima: https://www.youtube.com/watch?v=A270ErK-ELs


Serve altro? Signor premier Matteo Renzi, per capire che dobbiamo fare una INVERSIONE A U, serve altro?? Signor ministro Gian Luca Galletti, serve altro??
«Serve la volontà di cambiare» dice Rajendra Pachauri (che guida il team degli esperti). «Agire subito o il clima impazzirà definitivamente» dice Ban Ki-moon (segretario Onu).
Qui le dichiarazioni: https://www.youtube.com/watch?v=q7tA31Q9cUY

Serve altro? Signor premier Matteo Renzi, serve altro?
Signor ministro Gian Luca Galletti, serve altro?

Calotte polari che si sciolgono, mari che si innalzano, tornadi e alluvioni da un lato, siccità e ondate di calore dall'altro, catastrofi sempre più frequenti: serve altro?

Eppure - NESSUNO FA UNA PIEGA, si direbbe. Tutti i giornali del pianeta avrebbero dovuto uscire con questa notizia a caratteri cubitali sulla prima pagina, e dedicarle quasi tutte le pagine seguenti. Tutti i capi di Stato avrebbero dovuto consultarsi freneticamente e precipitarsi a fare dichiarazioni. Invece no; solite dichiarazioni vuote e basta.

In Italia, poi - non è che è una notiziola, quasi un fatto di costume - cui dedicare trafiletti: Il Corriere ha fatto un richiamino in prima pagina (fra l'ingorgo delle tasse e il triste autunno del calcio), e un articoletto (sdrammatizzante alla se po' ffà) a pag. 10, nella sezione "esteri". Esteri? perché, noi italiani, su che pianeta viviamo?

L'assenza dei nostri politici brilla, come le banalità del ministro dell'ambiente, che finge interesse, glissando tranquillamente sul fatto che l'anacronistico "salvaitalia" punta tutto sul petrolio - come se fossimo nel 1930 - l'energia sostenibile del tutto ignorata, roba da donnette.


Ma dove vivete, voi, politici e media? Su che cavolo di pianeta credete di stare?

E voi, che vi riempite le casse con i frutti dell'immonda corruzione che ci ammorba, credete davvero che avrete un Pianeta B su cui scappare? Davvero pensate di uscire dalla "crisi" planetaria producendo più armi e petrolio, trivellando anche i fondi marini, appestando tutto con gli OGM? davvero?

http://politicafemminile-italia.blogspot.com.es/2014/11/allarme-onu-sul-clima-ma-dove-vivete.html

sabato 11 ottobre 2014

11.10.2014 Giornata d’azione europea decentrata per fermare TTIP CETA e TiSA

In occasione della Giornata d’azione europea decentrata per fermare TTIP*, CETA & TiSA, il Partito Umanista, come aderente della campagna nazionale Stop Ttip e sostenitore attivo di alcuni comitati locali, invita tutti a mobilitarsi nelle proprie città. La lista delle iniziative italiane potete trovarla qui: http://stop-ttip-italia.net/11-ottobre-giornata-di-mobilitazione-stop-ttip/
 

Il Partito Umanista sarà presente a Torino e Milano, insieme ai comitati locali Stop Ttip.
SABATO 11 Ottobre 2014 - TORINO - VOLANTINAGGI E SKETCH TEATRALI STOP TTIP
Mattino ore 10-13
Corso Racconigi 34 (mercato)
Corso Palestro2 (mercato
Corso Svizzera 29 (mercato)
Pomeriggio ore 15-18
Via Verdi 18 (cinema Massimo, zona centro città) [evento Facebook]

SABATO 11 Ottobre 2014 - MILANO - VOLANTINAGGIO E PRESIDIO
Mattino ore 10.00 -12 mercato zona Isola, Mercato Bio Pizza Durante e mercato Valvassori Peroni
Pomeriggio ore 14.00 PRESIDIO in Via Palestro angolo Via Marina [evento Facebook]


*COS'E' IL TTIP
Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un accordo sul commercio e gli investimenti in fase di negoziazione tra USA e Unione Europea.
I negoziati attraverso cui il TTIP si sta discutendo, iniziati nel luglio 2013, sono volutamente segreti.
I contenuti, che interessano settori diversi, dal commercio, ai servizi locali, agli investimenti, etc. rappresentano un tentativo di ulteriore erosione delle garanzie conquistate in anni di lotte sociali dal punto di vista del diritto del lavoro, dei diritti umani, della tutela ambientale, della sicurezza alimentare, degli istituti democratici.
Governi, grandi imprese e lobbies economiche provano così, con l’alibi di un’omogeneizzazione delle normative, a disegnare un quadro di pesante deregolamentazione cui obiettivo principale non saranno tanto le barriere tariffarie, già abbastanza basse, ma quelle non tariffarie, che riguardano gli standard di sicurezza e di qualità di aspetti sostanziali della vita di tutti i cittadini:
l’alimentazione, l’istruzione e la cultura, i servizi sanitari, i servizi sociali, le tutele e la sicurezza sul lavoro.
Se il Trattato dovesse essere approvato, saranno i cittadini e l’ambiente a farne principalmente le spese in un processo che porterà alla progressiva mercificazione di servizi pubblici e di beni comuni

*IL TTIP PER PUNTI - COSA PREVEDE IL TRATTATO - COSA ACCADREBBE SE VENISSE APPROVATO
Sicurezza alimentare:
negli USA il commercio degli organismi geneticamente modificati (OGM) è una pratica diffusa insieme all'utilizzo di ormoni e promotori della crescita bovina considerati cancerogeni. Se l’accordo fosse approvato il mercato europeo dovrebbe aprirsi anche a questi prodotti.

Beni comuni e servizi pubblici:
dall’acqua all’energia, dai trasporti alla sanità, essi si trasformerebbero da “diritti per tutti” a “business delle grandi imprese”, con una forte spinta verso la  privatizzazione e un accesso condizionato dalla disponibilità economica dell’utente.

Made in Italy:
l’obbligo di indicazione dell’origine geografica di un prodotto potrebbe essere minacciato dall’interesse economico delle grandi imprese americane di  immettere nel mercato europeo prodotti che “richiamano l’italianità”, come il noto Parmesan, pur non essendo stati realizzati in Italia o con materie prime Italiane.

Sovranità nazionale:
il TTIP intende istituire un meccanismo di arbitrato internazionale, denominato Investor-State Dispute Settlement (ISDS), che permetterebbe ad un’impresa di citare in giudizio uno Stato e chiedergli un lauto risarcimento per aver compromesso o minacciato i propri investimenti e interessi commerciali.

Tutela dell’ambiente e della salute:
l’import-export di gas di scisto estratto attraverso il fracking, cioè la fratturazione idraulica delle rocce del sottosuolo, potrebbe diventare una pratica diffusa anche in Europa con seri rischi di inquinamento delle falde acquifere, cedimenti del sottosuolo, esplosioni e terremoti.

Diritti dei lavoratori:
gli Stati dell’UE, tra cui l’Italia, si sono dotati di leggi avanzate nel settore della promozione e della tutela dei diritti dei lavoratori. Gli USA si sono invece limitati a ratificare solo il 10% delle convenzioni dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro (ILO) .

Privacy:
nell’intento di contrastare possibili illeciti contro la proprietà intellettuale,  potrebbero verificarsi violazioni della privacy degli utenti attraverso accessi privilegiati ai dati personali.

mercoledì 17 settembre 2014

Ecco il fotovoltaico da applicare ovunque

presentato da Master in Energy Management

Flessibile, riciclabile ed efficiente. È il nuovo fotovoltaico, adatto ad essere trasportato o applicato ovunque. Elettricità a portata di mano.
 
 
È la nuova frontiera del fotovoltaico. Applicabile su moltissime superfici, efficientissimo (il triplo dei moduli in silicio amorfo) e realizzato su supporti in plastica riciclabile. Ed è prodotto in Italia, dalla fiorentina EnEco Group, specializzata proprio nel settore delle rinnovabili.

“I nostri pannelli sono studiati per essere integrati in una miriade di applicazioni”, spiega Francesco Trisolini, amministratore delegato EnEco Group. “Per l’alimentazione di batterie in auto elettriche, camper e caravan, per la refrigerazione di veicoli frigo, per l’alimentazione di aria condizionata su autobus, o per la produzione di energia di bordo nella nautica, nelle costruzioni, o in droni alimentati elettricamente, in pensiline e stazioni di ricarica e molte altre”.

I pannelli fotovoltaici vanno dai 20 watt ai 130 watt di potenza e sono prodotti in Italia, a Torino e Firenze. Realizzati per le più svariate esigenze, hanno forme che variano in base al loro possibile utilizzo e sono personalizzabili dall’utente, che può commisionarne la forma più utile per la propria applicazione.
O il prototipo di auto solare Apollo, realizzata dal Politecnico di Milano e che si è aggiudicato la Shell EcoMarathon, o ancora il sistema di ricarica delle batterie di servizio del prototipo di eco autobus realizzato da Iveco, il truck-concept Glider, un autocarro dove sono stati installati i pannelli in grado di generare fino a 2 kWh.

Energia elettrica ovunque. Per che invece vive e lavora outdoor, potrebbe diventare indispensabile, una volta provata, la Solar Power Station. È composta da un accumulatore di energia di dimensioni e peso ridotti in combinata con pannelli fotovoltaici flessibili e ipersottili.

I pannelli Tregoo sono delle vere e proprie mini centrali fotovoltaiche, pensati ad esempio per i croceristi, per gli amanti di kayak e canoa o per chi pratica il campeggio nautico. Una fonte di energia per ricaricare dispositivi GPS, satellitari, cartografi, chartplotter, radio, vhf e tutta la strumentazione necessaria per missioni outdoor.

Sono pensati inoltre per chi è costretto a operare in condizioni di emergenza, dove è fondamentale, la disponibilità di una fonte di energia.
“Le Solar Power Station Tregoo rappresentano una rivoluzione per generare energia ovunque ed infinita”, ha dichiarato Alessandro Nosei, direttore di Tregoo. “Consentono di vivere l’esperienza del viaggio in piena sicurezza, garantendo sempre  la disponibilità di una fonte per la produzione dell’energia necessaria al funzionamento degli strumenti tecnologici di supporto o per avviare gli interventi necessari in caso di emergenza”.

fonte: http://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/ecco-il-fotovoltaico-da-applicare-ovunque

lunedì 15 settembre 2014

Sullo spiaggiamenti dei capodogli

di Silvia Benedetti (M5S)

Lo spiaggiamento recente di ‪#‎Vasto‬ e la morte di 3 dei 7 ‪#‎capodogli‬ sono probabilmente causati dalle tecniche di ispezione dei fondali marini alla ricerca di idrocarburi. L’esame necroscopico ha rilevato tracce di gas nel sangue degli animali, meccanismo simile a ciò che accade ai sub colpiti da embolia per riemersioni troppo rapide.

foto di Silvia Benedetti M5S.

Molti studi dimostrano che le tecniche di ispezione danneggiano gli “abitanti del mare” e a Febbraio lo avevamo detto chiaramente nella nostra interrogazione ai ministri dell’Ambiente e degli Affari Esteri http://goo.gl/gMlnLB con cui chiedevamo garanzie a difesa del nostro patrimonio marino.
Ci sembra inoltre assurdo che il nostro Paese intenda continuare sulla strada dello sfruttamento dei combustibili fossili: il decreto Sblocca Italia prevede infatti che per “valorizzare i non trascurabili giacimenti di idrocarburi presenti sul territorio nazionale” vengano sbloccati investimenti, ipotizzabili in 15 miliardi di euro e vengano semplificate le procedure di rilascio dei titoli minerari. Sarebbe tolto inoltre agli enti locali il potere di veto sulle trivellazioni. Il tutto per sfruttare appena 9,8 milioni di tonnellate di petrolio, sufficienti a risolvere il fabbisogno petrolifero nazionale soltanto per due mesi. 


Il recente rapporto annuale della World Meteorological Organization indica che il 2013 è stato l'anno più inquinato degli ultimi trent'anni facendo registrare un nuovo record nella permanenza di anidride carbonica e altri gas effetto serra nell'atmosfera terrestre: il volume di CO2 è stato pari a 396 parti per milione (Ppm). Il secondo gas serra più importante, il metano (meno diffuso, ma molto più potente) ha continuato a crescere ad un ritmo simile a quello degli ultimi cinque anni, raggiungendo una media mondiale di 1.824 parti per miliardo (Ppb). Contemporaneamente a questa situazione dell’atmosfera, si sta verificando un'acidificazione "senza precedenti" degli oceani dovuta alla loro capacità di assorbire la stessa CO2.



foto di Silvia Benedetti M5S.


Condividiamo le parole del segretario generale del WMO, Michel Jarraud, a proposito del rapporto annuale Greenhouse Gas: “Sappiamo che senza alcun dubbio che il nostro clima sta cambiando, sta diventando sempre più estremo e la causa sono le attività umane, come la combustione di carbone fossile. Le emissioni di CO2 del passato, quelle di oggi e del futuro si accumuleranno e avranno un impatto globale sia sul surriscaldamento che sull'acidificazione degli oceani. Le leggi della fisica non sono negoziabili, sta scadendo il tempo".

L'uomo può ancora cambiare le cose perché il mondo ha gli strumenti per mantenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi Celsius (35,6 gradi Fahrenheit), come stabilito dalle Nazioni Unite nel 2010. Invece che preoccuparsi di twittare, chiediamo a Renzi se alla luce degli studi scientifici, degli obiettivi del “Piano 20-20-20" approvato nel marzo 2007 dai governi europei, della recente denuncia del WMO, non ritenga in totale controtendenza e anacronistica la direzione intrapresa dal governo per lo sfruttamento delle energie fossili e quali misure intenda adottare a difesa del nostro mare e dei suoi abitanti.

mercoledì 25 giugno 2014

Amici e nemici della Terra

7 MODI IN CUI LE AZIENDE DEI PESTICIDI PILOTANO LA CRISI DELLE API PER TUTELARE I PROFITTI

di Michele Simon

http://www.sapereeundovere.it
http://www.sapereeundovere.it
Friends of the Earth

Se vi piace mangiare, allora dovreste fare attenzione a ciò che accade alle api. Lo sapevate che i due terzi delle colture alimentari hanno bisogno dell‘impollinazione – ogni tipo di cibo su cui facciamo affidamento per avere un’alimentazione corretta - ossia mele, bacche e mandorle, giusto per nominarne qualcuna. Questo è il motivo per cui il grave declino nella popolazione delle api sta avendo sempre più attenzione, con intere campagne tese a difendere le api.
Un forte corpo crescente di prove indica l’esposizione a una classe di pesticidi neurotossici detti neonicotinoidi (i pesticidi sintetici più usati) come principale fattore della sparizione delle api.
L’Unione Europea ha proibito i tre neonicotinoidi più usati, in base a prove scientifiche che indicano che i nicotinoidi possono completamente ammazzare le api e renderle più vulnerabili ai parassiti, patogeni e altri stress.

Consideriamo gli spin doctor aziendali (gli strateghi delle strategie di Public Relations, ndt). Come mostra il mio report su Friends of the Earth, tre delle maggiori aziende di antiparassitari – Bayer, Monsanto e Syngenta - sono impegnate in una massiccia campagna di disinformazione pubblica per distogliere il pubblico e i politici dal pensiero che i pesticidi possano avere qualcosa a che vedere con la morte delle api e la loro distruzione.

Per decenni la Big Tobacco (la lobby del tabacco, ndt) ha usato queste strategie, praticando un ostruzionismo che ha provocato milioni di morti evitabili.

Proprio mentre gli azionisti Bayer si incontravano in Germania questa settimana, il mio report portava una luce critica su queste pratiche aziendali distruttive.
Di seguito ci sono le sette tattiche che le aziende di pesticidi usano per trarre in inganno riguardo alla moria delle api.

1. Fingere di aver cura – con un blitz nelle PR
La Big Tobacco ha perfezionato l’arte di fare il proprio interesse nelle pubbliche relazioni, cioè quella di apparire come se gli importasse qualcosa dei problemi causati dai suoi prodotti e di offrire finte soluzioni.
Un elemento chiave della strategia di PR del settore dei pesticidi è quello di passare all’offensiva con la creazione di un’ immagine raffinata in cui essa compare “in prima linea” e assume un ruolo guida nel “salvare le api”. Ad esempio, l’anno scorso, la Bayer ha avviato il suo “Bee Care Tour” itinerante (un “tour per la cura delle api”) in un forum dedicato ai problemi dell’agricoltura a Orlando, in Florida. Il tour prosegue nel 2014, con fermate a Oregon State University, Washington State University, University of California, Davis, South Dakota State University e Purdue University. Nel mese di giugno, il Bee Care Tour sarà a disposizione per il National Pollinator (la settimana nazionale dell’impollinatore) a Washington, DC.

2. Creare distrazioni: incolpare qualsiasi cosa tranne i pesticidi
La Big Tobacco era maestra nell’inventare distrazioni per dimostrare al pubblico che la colpa non era sua. L’ idea è di creare incertezza; come spiegava bene un dirigente dell’industria del tabacco: “Il dubbio è il nostro prodotto” .
In modo analogo, Bayer, Syngenta e Monsanto hanno schierato una combinazione di tattiche di PR per distogliere l’attenzione dai neonicotinoidi come causa principale della moria di api. In genere hanno promosso un argomento “multifattoriale” che minimizza il ruolo dei pesticidi e produce dubbi su di essi, allo stesso tempo sottolineando l’acaro varroa, agenti patogeni e l’alimentazione delle api come forze primarie che minacciano le api.
Ad esempio, Helmut Schramm, responsabile della Bayer CropScience in Germania, ha spiegato: “E’ generalmente noto che l’acaro varroa è il principale nemico delle api”. Per allontanare ulteriormente l’attenzione, la Bayer ha anche eretto una gigantesca scultura dell’acaro varroa su un’ape nel suo Centro “Bee Care” (“per la cura della api”, ndt) in Germania. Come osserva il New York Times, “Opportunamente, Bayer commercializza anche prodotti per uccidere gli acari”.

3. Manipolare la scienza
La Big Tobacco era così impegnata a nascondere gli aspetti scientifici del fumo che creò il “Tobacco Institute” il quale aveva lo scopo di fondare una scienza favorevole alle industrie.
Tutte e tre le aziende – Bayer, Syngenta e Monsanto – stanno rafforzando i loro legami nella comunità scientifica per migliorare la credibilità della loro tesi che ci sono numerosi colpevoli per la moria delle api, ma non i pesticidi.
Le aziende stanno finanziando studi scientifici, coltivando alleanze e partnership strategiche con gli agricoltori, apicoltori e le organizzazioni agricole, al fine di rafforzare la legittimità delle proprie argomentazioni e di posizionarsi come “amici delle api”.

4. L’acquisto di credibilità: inserire esperti sui libri paga e cooptare associazioni
Un modo correlato che la Big Tobacco usa per distorcere la scienza è quello di pagare i ricercatori a contratto e cooptare le organizzazioni professionali. Ancora una volta, le aziende di pesticidi seguono quella rotta. Ad esempio, lo scorso giugno, la Monsanto ha ospitato per tre giorni lo “Health Summit Bee” (Convegno sulla salute delle api, ndt), dove l’azienda ha ampliato notevolmente il suo raggio d’azione e la sua influenza nella comunità scientifica.
Al convegno, la Monsanto ha annunciato la formazione di un consiglio consultivo Bee Honey (ape e miele, ndt), un’alleanza strategica composta da dirigenti della Monsanto in persona e da altri componenti. Sebbene il pubblico fosse amico, un sondaggio ha mostrato che solo il 14% dei presenti pensava che i pesticidi venissero discussi in modo completo o utile.
Inoltre, l’associazione British Bee Keepers ha ricevuto un finanziamento significativo da Bayer, Syngenta e altre società di pesticidi, un accordo che alcuni critici hanno definito una contropartita per l’approvazione degli insetticidi come “bee friendly” (innocui per le api, ndt) da parte dell’organizzazione.

5. Incolpare gli agricoltori
Un’altra tattica comune di Big Tobacco è di incolpare i fumatori che “avrebbero dovuto sapere” che il fumo era mortale. Questa strategia spudorata viene ora usata dalle aziende di pesticidi.
Ad esempio, il sito web Bee Care di Bayer spinge un uso dei suoi prodotti “che tenga in conto le api”, il che implica che qualsiasi problema con i nicotinoidi è causato da un uso improprio dei propri prodotti da parte degli agricoltori e altri.
In modo analogo, Syngenta afferma: “I pochi casi di danni alla salute delle api [causati] da questi pesticidi si sono verificati nelle rarissime occasioni in cui gli agricoltori hanno utilizzato il prodotto in modo non corretto (ad esempio non hanno seguito le istruzioni d’uso).”
Syngenta si spinge ad accusare la paura umana per la moria delle api e afferma: “Molte persone hanno paura delle api , vespe, calabroni, e molti altri insetti volanti. Questa paura purtroppo si tramuta in una grande minaccia per la salute delle api, perchè troppe persone semplicemente le uccidono se entrano in casa o volano troppo vicino alla gente”.

6. Mirare ai bambini
Proprio come Phillip Morris si ispirava al personaggio Joe Camel da giovane ora dalla Bayer arriva il libro per bambini intitolato “Toby e le api”, in cui in un amichevole vicino, apicoltore spiega al giovane Toby che le api si ammalano ma “non preoccuparti”, in quanto è solo un problema di acari, e una medicina speciale farà ritornare le api sane – una medicina prodotta dalla Bayer. In un altro tentativo di plasmare le giovani menti, il Centro per le api della Bayer promuove un concorso chiamato “Colora l’ape” per “incoraggiare gli studenti sotto i 12 anni a conoscere la salute delle api”.

7. Attaccare i legislatori
L’Unione europea è molto più avanti degli USA quando si tratta di intraprendere azioni per proteggere le api dagli effetti dannosi dei nicotinoidi. Proprio come Big Tobacco ricercava i favori dei responsabili politici, così fa l’industria dei pesticidi.
I documenti ottenuti dal Corporate Europe Observatory hanno rivelato che Syngenta, Bayer, e la European Crop Protection Association (la lobby dei produttori di pesticidi) sono state impegnate in una campagna privata di lobbying dietro le quinte, che ha avuto inizio già a giugno 2012, per evitare un divieto dei neonicotinoidi nell’Unione europea.
Attraverso una serie di lettere, queste società hanno fatto accuse con discutibile supporto scientifico o di fatto, nel tentativo di convincere i commissari europei che i neonicotinoidi non erano il problema.

È necessario muoversi ora per salvare le api e il nostro approvvigionamento alimentare
I politici, i media e il pubblico devono essere consapevoli di queste tattiche nello stile dell’industria del tabacco, che per anni sono state usate per ingannare e ritardare l’azione politica per decenni. Non possiamo permetterci lo stesso ritardo nel proteggere le api da ulteriori danni.
E‘ ora per il governo degli USA di seguire la guida dell’Unione europea per proteggere le api e il nostro cibo. L’EPA dovrebbe prestare attenzione al crescente corpo di scienza che collega i nicotinoidi alla moria di api e limitare l’uso di questi pesticidi. Il Congresso dovrebbe approvare il Saving America’s Pollinators Act (Legge per salvare gli impollinatori dell’America, ndt). La Casa Bianca dovrebbe spingere sia il Congresso che le agenzie federali a muoversi rapidamente.
Dobbiamo agire prima che sia troppo tardi. È in gioco il nostro stesso approvvigionamento alimentare.

Michele Simon
Fonte:  www.foe.org
28.04.2014
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DANIELA PALLOTTA

Salviamo l'agricoltura dai veleni

DAL FRIULI UN INVITO A SALVARE L'AGRICOLTURA DAI VELENI

di Ganzit Graziano
 
Già agli inizi dell'era industriale studiosi e scienziati tra l'800 e il '900 avevano compreso il rischio della chimica nell'agricoltura e nella salute umana.
APROBIO, l'associazione produttori biologici e biodinamici del Friuli Venezia Giulia vuole ricordarci tutto ciò.
L'agricoltura e gli agricoltori stanno morendo per manifesta "mancanza di vita".

Justus von Liebig, nel suo celebre "Trattato di chimica organica" del 1840 descrive chiaramente, e per ben 25 volte, cos'è la "forza vitale" in un organismo vivente e dice testualmente nelle prime quattro righe del trattato:

"La chimica organica tratta delle materie che si producono negli organi per l'azione della forza vitale, e delle decomposizioni che esse provano sotto l'influenza di altre sostanze."

Dunque tutta la chimica organica deve essere permeata di vita. L'organica di sintesi, di laboratorio, non lo è ed è inorganica e dunque senza vita!
Questo spiega perché i concimi chimici, ed anche gli organici non correttamente compostati, sono diventati un veleno che impoverisce i terreni, inquina la falda, porta a collasso la pianta se non adeguatamente bagnata, scatena parassitosi a iosa.
Tutto questo il Liebig l'aveva intuito e ad otto anni dalla morte sconfessò la teoria dei sali, ma l'industria e la scienza materialista aveva preso il sopravvento ...ed oggi abbiamo i risultati.
Di questa crisi chi non ci perde assolutamente nulla è il mondo accademico, le facoltà di agraria, l'agroindustria (che di quel mondo beneficia come cinghia di trasmissione).

Tornando a Liebig, ad esempio, non sapeva come si era formato l'humus e come si poteva sostenere, anche in assenza di concimazione organica. La risposta la diede Rudolf Steiner nel 1924 ed oggi qui in Friuli (autentica fabbrica di zombie rurali) siamo in grado, attraverso metodiche innovative, senza concimi e senza antiparassitari (neanche bio) di produrre di tutto a costi ridicoli dando a chi ha coraggio (e si è liberato dalla "sindrome di Stoccolma" della chimica) un futuro a portata di mano.

Nella nostra azienda pilota friulana abbiamo disponibili 300 Kg/ha di N (gratis!) senza avere nitrati negli ortaggi (350mg/kg)! I vicini a questa nostra azienda, con l'idroponica, arrivano a 10.000 mg/kg !!!
Eppure di "forza vitale" ne avevano parlato J. W. Goethe nel suo celebre trattato "La metamorfosi delle piante", il Liebig (il più grande chimico della storia), lo Steiner (che già vedeva profilarsi il disastro) dando i fondamenti dell'agricoltura bio-dinamica.
Tutti inascoltati! Per questo ora siamo nel fosso e solo una salutare purga "staliniana" economica e professionale del mondo agricolo lo porterà a ripensare l'intero sistema produttivo e non ascolterà più le balle degli "studiati" pagati per raccontarle.

Noi di APROBIO il testo del Liebig c'è l'abbiamo. lo abbiamo trovato in una biblioteca privata del medio Friuli quando ogni facoltà di agraria dovrebbe averlo in una teca di cristallo all' ingresso.
Ma la sparizione del testo ha una sua logica in quanto era di forte contrasto agli interessi dell'industria chimica prima e dell'agroindustria poi.

Dunque solo ristabilendo la verità scientifica si potrà salvare l'agricoltura invertendo velocemente la rotta con i pochi coraggiosi che lo capiranno. Gli altri vadano al diavolo inclusi saggi, accademici e scienziati che pensano che la pianta debba essere nutrita con pochi elementi di chimica di sintesi e l'agricoltore accompagnato per mano affinché continui ad alimentare i guadagni delle industrie chimiche. 

FONTE: Ganzit Graziano - Aprobio, Associazione produttori biologici e biodinamici del Friuli Venezia Giulia

sabato 11 gennaio 2014

Marinaleda, il paese senza disoccupati

letto su press news web

Disoccupazione allo 0 per cento, case che costano 15 euro al mese, terre espropriate ai latifondisti e distribuite ai lavoratori. Qui la crisi non è arrivata ed oggi il comune viene preso come modello di società diversa.


 
Nel cuore dell’Andalusia, esattamente al centro del quadrilatero formato da Siviglia, Cordoba, Granada e Malaga, c’è un piccolo centro chiamato Marinaleda, dove avvengono cose fuori dal comune.
Qui il tasso di disoccupazione è dello zero per cento, comprare un appartamento costa 15 euro al mese, così come la mensa scolastica per i bambini, la terra viene lavorata a mano in maniera ecologica ed ecocompatibile.
 
Strano che ciò accada proprio nella regione colpita più duramente dalla crisi, l’Andalusia, all’interno di una Spagna vessata da durissime politiche di austerità. Ma tant’è.
Marinaleda rappresenta agli occhi di molti una sorta di moderna utopia socialista.
 
Al suo sindaco, l’alcalde Juan Manuel Sánchez Gordillo non manca proprio niente del lìder rivolucionario, quasi più sudamericano che spagnolo: barba folta e grigia, camicia aperta sul petto e pantaloni sdruciti, una passione per la lotta di classe e per i discorsi coinvolgenti.

martedì 3 dicembre 2013

L'energia della "pietra che bolle"

    Il prodigio della zeolite, la pietra che produce calore gratis

    La zeolite è uno strano materiale. Basta spruzzarci sopra un po' d'acqua e immediatamente comincia a emanare calore. Arriva fino a 80 gradi, per poi asciugarsi e tornare rapidamente allo stato di partenza, pronta a surriscaldarsi di nuovo. Non per niente il suo nome significa "pietra che bolle". Si comporta così per il modo in cui è fatta, perché ha al proprio interno minuscole cavità che intrappolano le particelle d'acqua e, frenandole, fanno sì che l'energia che le molecole possiedono si trasformi in calore.

    A scoprire questa singolare pietra, perché di una pietra di tratta, fu uno svedese, il mineralogista Axel Fredrik Cronstedt che alla metà del 1700 tra le altre cose scoprì il nichel, diede il nome al tungsteno e insomma era una celebrità all'epoca e nel suo campo. Anche se in realtà la cosa che lo scienziato notò fu il processo inverso: bastava scaldare la zeolite per farle emettere grandi quantità di vapore. Da allora, in molti si sono appassionati a studiare e capire questo tipo di minerali.
 
    Comunque sia, in un mondo sempre più affamato di fonti di energia e di energia pulita, una caratteristica come quella di emettere calore senza sforzo non poteva passare inosservata e così la zeolite adesso potrebbe entrare nelle nostre case (anzi, come vedremo, in qualche casa di sicuro è già entrata).
   La Vaillant, azienda leader nel settore delle caldaie, sta per mettere in commercio un modello di impianto che ha battezzato ZeoTherm e che funzionerà, almeno in parte, grazie alla zeolite.

    A chi produce impianti che si occupando generare calore per scaldare acqua in effetti non poteva di certo sfuggire un materiale che, in sostanza, riesce a fare la stessa cosa da solo, senza bisogno di fornire energia dall'esterno. Così i laboratori di ricerca e sviluppo del colosso tedesco si sono messi al lavoro e in otto anni sono riusciti a ottenere una zeolite sintetica che riproduce in tutto e per tutto la straordinaria caratteristica della pietra naturale, con il vantaggio però di non doverla estrarre sottraendo risorse alla natura e di poter disporre di un materiale puro.
   Perché poi, in realtà, da punto di vista chimico la zeolite è persino molto semplice: è un composto di silicio e alluminio, un alluminosilicato che si comporta in maniera "hot" grazie alla sua struttura interna. Così la zeolite sintetica si presenta con un'aria alquanto anonima: piccole sfere bianche del diametro più o meno di un millimetro.

    Molto diverse dalle belle pietre che si trovano in natura che formano cristalli con colori dal rosa al verde, grazie agli altri minerali con cui silicio e alluminio si combinano nel lungo processo di formazione geologica. Perché in realtà la zeolite non è una sola: sono tante pietre diverse che cambiano nome, e colore, a seconda del minerale che incorporano. La zeolite sintetica è meno bella, ma promette di mantenere intatto il suo straordinario potere per circa 300 anni. E a un prezzo piuttosto ragionevole: un chilo di prodotto, rivela la Vaillant, costa circa 70 euro.

    In realtà ZeoTherm è un sistema integrato, che comprende pannelli solari, pompe di calore a gas e, appunto, zeolite. Alla quale è affidato il compito di aumentare l'efficienza del sistema, facendo risparmiare energia e, quindi soldi.
   «I rendimenti energetici dei nuovi impianti energetici sono già altissimi, ma con la zeolite siamo riusciti ad arrivare al 135%», racconta Gherardo Magri, amministratore delegato di Vaillant Italia. Il vantaggio non è piccolo: se all'improvviso tutti gli impianti di riscaldamento di una città come Milano adottassero questo sistema, hanno calcolato, l'effetto sarebbe di 150.000 tonnellate di CO2 in meno all'anno o, detto in termini ancora più semplici, l'equivalente di 103 giorni all'anno con la città senza nemmeno un auto per le strade. Un bel successo ecologico.

    La zeolite da sola ancora non ce la fa a far funzionare un impianto di riscaldamento. Quando viene bagnata emette calore, ma poi deve asciugarsi per potere ripetere la performance. Però è chiaro che il suo ruolo in un ciclo di produzione come quello di una caldaia, può essere strategico. E la Vaillant sta pensando a come uitilizzarla anche nelle piccole caldaie domestiche a gas. «Siamo solo all'inizio di un nuovo viaggio», promette Magri. Anche perché la Vaillant non è poi l'unica impresa che sta pensando o ha pensato a come usare la zeolite. C'è chi la sta mettendo nelle lavatrici e chi negli impianti di condizionamento. Ma in realtà questo materiale ha anche un'altissima capacità filtrante.

    Quindi può essere usata per trattenere sostanze inquinanti e depurare. La Tepco, per esempio, l'ha usata nel mare davanti a Fukushima per assorbire materiale radioattivo dopo il disastro di un anno fa nella sua centrale nucleare, mentre ci sono molte aziende che la producono per filtrare l'acqua delle piscine o degli acquari. Un materiale davvero particolare, insomma, che nella quotidiana ricerca di soluzioni per l'inquinamento e per la produzione di energia potrebbe riservare altre sorprese nei modi in cui riuscire ad esserci utile.

    paolo.magliocco@videoscienza.it

    www.ilsole24ore.com
   

martedì 26 novembre 2013

La Carta della Terra

Versione finale (marzo 2000)
Traduzione di Vittorio Falsina

Preambolo
Ci troviamo in un momento critico della storia della Terra, un periodo in cui l’umanità deve scegliere il suo futuro. In un mondo che diventa sempre più interdipendente e vulnerabile, il futuro riserva contemporaneamente grandi pericoli e grandi promesse. Per andare avanti dobbiamo riconoscere che all’interno di una straordinaria diversità di culture e di forme di vita siamo un’unica famiglia umana e un’unica comunità terrestre con un destino comune.
Dobbiamo unirci per promuovere una società globale sostenibile fondata sul rispetto per la natura, diritti umani universali, giustizia economica e una cultura della pace. A tal fine è imperativo che noi, popoli della Terra, dichiariamo le nostre responsabilità reciproche e nei confronti della comunità più grande della vita e delle generazioni future.

La Terra, la nostra casa
L’umanità è parte di un vasto universo in evoluzione. La Terra, la nostra casa, è viva e ospita una comunità di vita unica. Le forze della natura rendono l’esistenza un’avventura impegnativa e incerta, ma la Terra fornisce le condizioni essenziali per l’evoluzione della vita.
La capacità di ripresa della comunità della vita e il benessere dell’umanità dipendono dalla conservazione di una biosfera sana, insieme a tutti i suoi sistemi ecologici, una grande varietà di piante e animali, suolo fertile, acque pure ed aria pulita.
L’ambiente globale, con le sue risorse finite, è una preoccupazione comune a tutti i popoli. La tutela della vitalità, della diversità e della bellezza della Terra è un impegno sacro.

La situazione globale
I sistemi di produzione e consumo dominanti stanno causando devastazioni ambientali, l’impoverimento delle risorse e una massiccia estinzione delle specie.
Le comunità vengono minate alla base.
I benefici dello sviluppo non vengono distribuiti equamente e il divario tra ricchi e poveri si sta ingigantendo.
L’ingiustizia, la povertà, l’ignoranza e i conflitti violenti sono diffusi e causa di grandi sofferenze.
L’aumento senza precedenti della popolazione mondiale sta sovraccaricando i sistemi ecologici e sociali.
Le fondazioni stesse della sicurezza globale sono minacciate.
Queste tendenze sono pericolose, ma non inevitabili.

Le sfide che ci attendono
La scelta è nostra: dar vita ad una collaborazione globale per prendersi cura della Terra e gli uni degli altri, oppure rischiare la distruzione di noi stessi e della diversità della vita. Occorrono modifiche radicali ai nostri valori, alle istituzioni e ai modi di vivere. Dobbiamo renderci conto che, una volta soddisfatti i bisogni primari, lo sviluppo umano riguarda soprattutto l’essere di più e non l’avere di più.
Possediamo le conoscenze e le tecnologie per provvedere a tutti gli abitanti della Terra e per ridurre il nostro impatto sull’ambiente. L’emergere di una società civile globale sta creando nuove opportunità per costruire un mondo più umano e democratico.
Le nostre sfide ambientali, economiche, politiche, sociali e spirituali sono interconnesse e insieme possiamo costruire soluzioni inclusive.

La responsabilità universale
Per realizzare queste aspirazioni dobbiamo decidere di vivere secondo un senso di responsabilità universale, identificandoci con l’intera comunità terrestre, oltre che con le nostre comunità locali.

Noi siamo, nel contempo, cittadini di nazioni diverse e di un unico mondo, in cui il locale e il globale sono collegati. Tutti condividiamo la responsabilità per il benessere presente e futuro della famiglia umana e delle altre forme di vita.
Lo spirito di solidarietà umana e di affinità con tutta la vita si rafforza quando viviamo con riverenza verso il mistero dell’esistenza, con gratitudine per il dono della vita, e con umiltà riguardo al posto che occupa l’essere umano nello schema complessivo della natura.
Abbiamo urgente bisogno di una visione condivisa dei valori fondamentali per una fondazione etica della comunità mondiale che sta emergendo. Per queste ragioni, uniti nella speranza, affermiamo i seguenti principi interdipendenti per un modo di vivere sostenibile che costituisca uno standard di riferimento in base al quale orientare e valutare la condotta di individui, organizzazioni, imprese economiche, governi e istituzioni transnazionali.


I. Rispetto e attenzione per la comunità della vita
 
1. Rispetta la Terra e la vita, in tutta la sua diversità
  a. Riconoscendo l’interdipendenza di tutti gli esseri viventi e che ogni forma di vita è preziosa, indipendentemente dal suo valore per gli esseri umani.
  b. Affermando la fede nell’intrinseca dignità di tutti gli esseri umani, e nelle potenzialità intellettuali, artistiche, etiche e spirituali dell’umanità.
 

2. Prenditi cura della comunità della vita con comprensione, compassione e amore
  a. Accettando che il diritto di possedere, gestire, e utilizzare le risorse naturali si accompagna al dovere di prevenire i danni all’ambiente e di tutelare i diritti dei popoli.
  b. Affermando che l’aumento della libertà, delle conoscenze e del potere si accompagna all’aumento della responsabilità di promuovere il bene comune.
 

3. Costruisci società democratiche che siano giuste, partecipative, sostenibili e pacifiche
  a. Facendo in modo che le comunità a tutti i livelli garantiscano i diritti umani e le libertà fondamentali e forniscano a tutti le opportunità per realizzare appieno il proprio potenziale.
  b. Promuovendo la giustizia sociale ed economica permettendo a tutti di raggiungere uno standard di vita sicuro e dignitoso ed ecologicamente responsabile.
 

4. Tutela l’abbondanza e la bellezza della Terra per le generazioni presenti e future
  a. Riconoscendo che la libertà di azione di ciascuna generazione va definita rispetto alle esigenze delle generazioni future.
  b. Trasmettendo alle generazioni future valori, tradizioni e istituzioni che sostengono lo sviluppo a lungo termine delle comunità umane ed ecologiche della Terra.


Per poter realizzare questi quattro impegni generali occorre:
 

II. Integrità ecologica
 
5. Proteggi e ristabilisci l’integrità dei sistemi ecologici della Terra, prestando particolare attenzione
alla diversità biologica e ai processi naturali che sostengono la vita.
  a. Adottando a tutti i livelli piani di sviluppo sostenibile e norme capaci di rendere integrali la conservazione e la riabilitazione ambientale rispetto ad ogni iniziativa di sviluppo.
  b. Istituendo e tutelando riserve naturali e della biosfera, compresi terreni incolti e aree marine, in modo da proteggere i sistemi che sostengono la vita sulla Terra, mantenendo la biodiversità e preservando il nostro patrimonio naturale.
  c. Promuovendo il ristabilimento delle specie e degli ecosistemi minacciati.
  d. Controllando e debellando gli organismi non autoctoni o geneticamente modificati che siano dannosi per le specie autoctone e per l’ambiente e impedendo l’introduzione di questi organismi dannosi.
  e. Gestendo l’utilizzo delle risorse rinnovabili come l’acqua, il suolo, i prodotti forestali e la vita marina in modo da non eccedere il loro ritmo di rigenerazione e proteggendo la salute degli ecosistemi.
  f. Gestendo l’estrazione e l’uso delle risorse non rinnovabili, come i minerali e i combustibili fossili, in modo da ridurne al minimo l’impoverimento ed evitando danni ambientali seri.


6. Previeni i danni come migliore metodo di protezione ambientale e, quando le conoscenze siano limitate, adotta un approccio cautelativo.
  a. Prendendo provvedimenti per impedire la possibilità di danneggiamento grave o irreversibile dell’ambiente, anche qualora le conoscenze scientifiche fossero incomplete o non risolutive.
  b. Assegnando l’onere della prova a coloro che sostengono che una certa attività non provocherà danni significativi e chiamando i responsabili a rispondere di eventuali danni ambientali.
  c. Assicurandosi che nel processo decisionale vengano affrontate le conseguenze complessive, a lungo termine, indirette, remote e globali delle attività umane.
  d. Impedendo l’inquinamento di ogni parte dell’ambiente e non permettendo l’accumulo di sostanze radioattive, tossiche o comunque pericolose.
  e. Impedendo le attività militari che siano dannose per l’ambiente.


7. Adotta modelli di produzione, consumo e riproduzione che rispettino le capacità rigenerative della Terra, i diritti umani e il benessere delle comunità.
  a. Riducendo l’uso, riutilizzando e riciclando i materiali usati nei processi di produzione e consumo e assicurandosi che i rifiuti residui possano essere assorbiti dai sistemi ecologici.
  b. Imponendo limitazioni ed efficienza nell’utilizzo dell’energia e affidandosi sempre più spesso alle fonti di energia rinnovabile, come l’energia solare ed eolica.
  c. Promuovendo lo sviluppo, l’adozione ed il trasferimento equo delle tecnologie ecologicamente efficaci.
  d. Includendo per intero nel prezzo di vendita i costi ambientali e sociali dei beni e dei servizi e permettendo ai consumatori di riconoscere i prodotti conformi alle migliori normative sociali ed ambientali.
  e. Garantendo l’accesso universale all’assistenza medica di sostegno alla salute riproduttiva e ad una riproduzione responsabile.
  f. Adottando stili di vita che diano rilievo alla qualità della vita e alla sufficienza materiale in un mondo di risorse finite.


8. Sviluppa lo studio della sostenibilità ecologica e promuovi il libero scambio e l’applicazione diffusa delle conoscenze così acquisite.
  a. Promuovendo la cooperazione scientifica e tecnologica internazionale sulla sostenibilità, con particolare attenzione ai bisogni dei paesi in via di sviluppo.
  b. Riconoscendo e preservando le conoscenze tradizionali e la saggezza spirituale presenti in ogni cultura che contribuiscono alla tutela dell’ambiente e al benessere umano.
  c. Garantendo che le informazioni di importanza vitale per la salute umana e la tutela dell’ambiente, comprese le informazioni genetiche, restino di pubblico dominio e a disposizione di tutti.


III. Giustizia economica e sociale


9. Sradica la povertà come imperativo etico, sociale e ambientale.
  a. Garantendo il diritto all’acqua potabile, all’aria pulita, alla sicurezza alimentare, al suolo incontaminato, alla casa e a condizioni igieniche sicure, assegnando le necessarie risorse nazionali e internazionali.
  b. Dando a ogni essere umano l’istruzione e le risorse necessarie per garantire un tenore di vita sostenibile e fornendo una rete previdenziale e di sicurezza per coloro che sono incapaci di sostenersi da soli.
  c. Assistendo gli esclusi, proteggendo le persone vulnerabili, servendo coloro che soffrono e permettendogli di sviluppare le loro capacità e di perseguire le proprie aspirazioni.


10. Assicurati che le attività economiche e le istituzioni a tutti i livelli promuovano lo sviluppo umano in modo equo e sostenibile.
  a. Promuovendo l’equa distribuzione della ricchezza all’interno delle nazioni e tra le nazioni.
  b. Incrementando le risorse intellettuali, finanziarie, tecniche e sociali dei paesi in via di sviluppo, liberandoli dall’oneroso debito internazionale.
  c. Assicurandosi che ogni commercio promuova un uso sostenibile delle risorse, la tutela dell’ambiente e standard di lavoro progressisti.
  d. Esigendo che le società multinazionali e le organizzazioni finanziarie internazionali agiscano in modo trasparente per il bene comune e chiamandole a rispondere delle conseguenze delle loro attività.


11. Afferma l’uguaglianza dei generi e le pari opportunità come prerequisiti per lo sviluppo sostenibile e garantisci l’accesso universale all’istruzione, all’assistenza sanitaria e alle opportunità economiche.
  a. Garantendo i diritti umani delle donne e delle ragazze e ponendo fine ad ogni forma di violenza nei loro confronti.
  b. Promuovendo la partecipazione attiva delle donne quali partner con parità di diritti e a pieno titolo in tutti i campi della vita economica, politica, civile, sociale e culturale in qualità di interlocutori, decision maker, leader e beneficiari.
  c. Rafforzando le famiglie e garantendo la sicurezza e la cura amorevole di tutti i membri della famiglia.


12. Sostieni i diritti di tutti, senza alcuna discriminazione, ad un ambiente naturale e sociale capace di sostenere la dignità umana, la salute dei corpi e il benessere dello spirito, soprattutto per quanto riguarda i diritti degli indigeni e delle minoranze.
  a. Eliminando le discriminazioni in ogni loro forma, come quelle basate su razza, colore della pelle, sesso, orientamento sessuale, religione, lingua e origine nazionale, etnica o sociale.
  b. Affermando i diritti dei popoli indigeni alle proprie forme di spiritualità, conoscenze, terre e risorse e alle relative pratiche di vita sostenibili.
  c. Onorando e aiutando i giovani delle nostre comunità permettendogli di ottemperare al loro ruolo fondamentale di creare società sostenibili.
  d. Tutelando e restaurando i luoghi di notevole significato culturale e spirituale.


IV. Democrazia, non violenza e pace

13. Rafforza le istituzioni democratiche a tutti i livelli e garantisci trasparenza e responsabilità a livello amministrativo, compresa la partecipazione nei processi decisionali e l’accesso alla giustizia.
  a. Sostenendo il diritto di tutti a ricevere informazioni chiare e tempestive sulle questioni ambientali e sui piani ed attività di sviluppo che possano riguardarli o in cui abbiano un interesse.
  b. Sostenendo la società civile a livello locale, regionale e globale e promuovendo la partecipazione significativa di tutti gli individui e delle organizzazioni interessate nel processo decisionale.
  c. Proteggendo il diritto alla libertà di opinione, espressione, riunione pacifica, associazione e dissenso.
  d. Istituendo l’accesso efficace ed efficiente a procedure amministrative e giudiziarie indipendenti, compresi i rimedi e le compensazioni legali per danni ambientali e per la minaccia dei medesimi.
  e. Eliminando la corruzione in ogni istituzione pubblica e privata.
  f. Rafforzando le comunità locali permettendogli di prendersi cura dell’ambiente e assegnando la responsabilità per la tutela dell’ambiente a quei livelli amministrativi capaci di ottemperarvi nel modo più efficace.


14. Integra nell’istruzione formale e nella formazione permanente le conoscenze, i valori e le capacità necessarie per un modo di vivere sostenibile.
  a. Fornendo a tutti, soprattutto ai bambini e ai giovani, opportunità educative tali da permettergli di contribuire attivamente allo sviluppo sostenibile.
  b. Promuovendo il contributo delle arti e delle materie umanistiche, oltre che di quelle scientifiche, all’educazione alla sostenibilità.
  c. Incrementando il ruolo dei mass media nell’accrescere la consapevolezza delle sfide ecologiche e sociali.
  d. Riconoscendo l’importanza dell’educazione morale e spirituale per un modo di vita sostenibile.


15. Tratta ogni essere vivente con rispetto e considerazione.
  a. Impedendo il trattamento crudele degli animali allevati nelle società umane e proteggendoli dalla sofferenza.
  b. Proteggendo gli animali selvatici dalle tecniche di caccia, intrappolamento e pesca capaci di causare sofferenze estreme, prolungate o evitabili.
  c. Evitando o riducendo il più possibile la cattura o distruzione di specie animali che non costituiscono l’oggetto della caccia.


16. Promuovi una cultura della tolleranza, della nonviolenza e della pace.
  a. Incoraggiando e sostenendo la comprensione reciproca, la solidarietà e la cooperazione tra i popoli, all’interno e fra le nazioni.
  b. Attuando strategie ampie per evitare i conflitti violenti ed utilizzando la risoluzione collaborativa dei problemi per gestire e risolvere conflitti ambientali ed altre dispute.
  c. Smilitarizzando i sistemi di sicurezza nazionale al livello di un atteggiamento di difesa non provocativa e riconvertendo le risorse militari a scopi di pace, compresa la bonifica ambientale.
  d. Eliminando gli armamenti nucleari, biologici e tossici e le altre armi di distruzione di massa.
  e. Assicurandosi che i supporti orbitali e spaziali vengano utilizzati soltanto ai fini della tutela dell’ambiente e della pace.
  f. Riconoscendo che la pace è l’insieme creato da relazioni equilibrate ed armoniose con se stessi, con le altre persone, con le altre culture, con le altre vite, con la Terra e con quell’insieme più ampio di cui siamo tutti parte.


Un nuovo inizio
Mai come in questo momento, nella storia dell’umanità, il destino comune ci obbliga a cercare un nuovo inizio. Tale rinnovamento è la promessa di questi principi della Carta della Terra. Per adempiere a questa promessa dobbiamo impegnarci ad adottare e promuovere i valori e gli obiettivi della Carta.
Ciò richiede un cambio interiore, un cambio del cuore e della mente. Richiede un rinnovato senso dell’interdipendenza globale e della responsabilità universale. Dobbiamo sviluppare in modo immaginativo ed applicare la visione di un modo di vivere sostenibile a livello locale, regionale, nazionale e globale.

La nostra diversità culturale è un’eredità preziosa e le diverse culture troveranno i propri percorsi specifici per realizzare questa visione. Dobbiamo approfondire e ampliare il dialogo globale che ha generato la Carta della Terra perché abbiamo molto da imparare dalla collaborazione nella ricerca della verità e della saggezza.

La vita spesso implica tensioni tra valori importanti. Questo può significare scelte difficili. Tuttavia, dobbiamo trovare il modo di armonizzare la diversità con l’unità, l’esercizio della libertà con il bene comune, gli obiettivi a breve termine con quelli a lungo termine. Ogni individuo, famiglia, organizzazione e comunità ha un ruolo vitale da svolgere. Le arti, le scienze, le religioni, le istituzioni scolastiche, i media, le imprese, le organizzazioni non governative e i governi sono chiamati ad offrire una leadership creativa. L’azione congiunta dei governi, della società civile e delle imprese è fondamentale per un governo efficace.


Per poter costruire una comunità globale sostenibile le nazioni della Terra devono rinnovare l’impegno fatto alle Nazioni Unite, adempiere ai propri obblighi in base agli accordi internazionali in vigore e sostenere l’implementazione dei principi della Carta della Terra per mezzo di uno strumento sull’ambiente e lo sviluppo vincolante a livello internazionale.
Facciamo in modo che la nostra epoca venga ricordata per il risvegliarsi di un nuovo rispetto per la vita, per la tenacia nel raggiungere la sostenibilità, per un rinnovato impegno nella lotta per la giustizia e la pace e per la gioiosa celebrazione della vita.