Visualizzazione post con etichetta cronaca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta cronaca. Mostra tutti i post

venerdì 12 maggio 2017

Giorgiana Masi

Nulla di misterioso in quella morte

articolo di Rossella Marchini pubblicato Giovedì, 11 Maggio 2017 su DinamoPress


Il 12 maggio di 40 anni fa, veniva uccisa Giorgiana Masi. Un racconto-ricordo di chi in quelle piazze c'era. Contro i tentativi di revisionismo degli assassini in borghese, sponsorizzati da Repubblica. Alle 18 presidio e casserolata sul Ponte Garibaldi.

«Hanno sparato a una compagna. È successo sul ponte...a Trastevere». Così ho scoperto della morte di quella che poi, più tardi, avrei saputo chiamarsi Giorgiana. Giorgiana Masi.
Erano ore che in piccoli gruppi cercavamo di entrare in quelle piazze (piazza Navona, La Cancelleria, Campo dei Fiori), le nostre, quelle del movimento. Ci provavamo, ma con violenza ci veniva impedito. Noi quel giorno in piazza volevamo starci, volevamo essere a piazza Navona per partecipare alla festa organizzata dai radicali per l’anniversario del referendum sul divorzio.
Francesco Cossiga, il ministro degli interni democristiano, Kossiga l’americano, aveva vietato tutte le manifestazioni, dopo quella del 12 marzo dove, per ore quelle stesse strade erano state attraversate in lungo e largo da un corteo di 100 mila persone e dalla loro rabbia per un altro assassinio, quello di Francesco Lo Russo, lo studente bolognese di Lotta Continua colpito da una pallottola di un carabiniere.
Da subito non sono riuscita a entrare a piazza Navona. Non ci sono proprio arrivata. Era impossibile. Uno schieramento di blindati, non tecnologicamente sofisticato come gli attuali, ma ugualmente impenetrabile, bloccava tutte le vie di accesso alla piazza e ad ogni nostro tentativo di entrare partivano le cariche. 


Corse infinite, in mezzo al fumo dei lacrimogeni, per poi ritrovarsi in gruppo e ripartire. Iniziammo a sentire colpi di arma da fuoco, anche se a me, che non lo avevo capito, sembravano dei botti, che comunque mi terrorizzavano. Decidemmo con le compagne e i compagni che si erano uniti a noi di andare avanti, entrare in una piazza.
Quei ragazzi con la pistola in pugno, vestiti come i nostri compagni, li vedemmo subito. A piazza della Cancelleria, a corso Vittorio si muovevano con disinvoltura fra i blindati e gli agenti schierati.
Ma nessuno, tra noi, mostrò di avere paura e quando ci ripenso - perché a Giorgiana non abbiamo mai smesso di pensarci e alcune di noi, con quel nome, hanno voluto chiamare le proprie figlie, oggi meravigliose donne e nostre compagne - ricordo la paura, la corsa fra le vie del quartiere Rinascimento, il respiro che ti manca, mentre gli occhi bruciano. Non solo questo.
Rivedo le mie compagne, le gonne a fiori, gli zoccoli olandesi che portavamo tutte e con i quali riuscivamo persino a correre. Si, correvamo con il fiato in gola e “loro” dietro. Ci facevano paura, ma continuavamo. Per ore.
Ci ritrovammo dopo molto tempo rinchiuse a Campo dei Fiori, non si poteva uscire. Non so come riuscimmo ad ottenere l’apertura di una via per poter defluire verso Trastevere. Una trappola, fummo caricate su ponte Garibaldi. È lì che fu uccisa Giorgiana, dopo sette ore di scontri.
L’omicidio di Giorgiana Masi è stato definito un “mistero italiano”. Per noi non c’è stato mai nessun mistero. Come è morta Giorgiana lo sappiamo da quella sera in cui ci arrivò la notizia, alla fine di una giornata convulsa, violenta, drammatica.
Sconvolte e ammutolite per il dolore, fummo annichilite dalle prime dichiarazioni “ufficiali” che cercavano di addossare la responsabilità al “fuoco amico”. Si disse che all’interno del corteo c’erano uomini armati, ma non appartenevano alle forze dell’ordine.
Le immagini, allora non così numerose come avviene da Genova in poi, degli agenti in borghese che sparano, smentiranno il Questore che negava la loro presenza in piazza. Francesco Cossiga fu costretto a chiedere scusa in Parlamento per aver mentito, negandolo.
Le inchieste che seguirono a quell’omicidio non hanno mai fatto luce sugli avvenimenti. Dopo quattro anni, il caso è stato archiviato per mancanza di prove e gli autori dell’omicidio rimasti ignoti.


Oggi esce un libro che racconta la vita dell’agente in borghese ritratto nella foto che Tano D’Amico scattò quel giorno, il poliziotto Santone, quello con il borsello a tracolla, piegato davanti a una macchina. Lo stesso che pochi giorni fa, come anticipazione di un prossimo libro, su “la Repubblica” dichiara in un’intervista: «L’Espresso scrisse che eravamo infiltrati fra i manifestanti. Non era vero. Eravamo guardie di pubblica sicurezza e come tali non obbligati alla divisa».
«Ero un ragazzo che seguiva la moda».
«La borsa di Tolfa serviva per le sigarette, la carta igienica, i gettoni, il portafoglio».
«Cossiga fu il più grande Ministro degli Interni di sempre. Non sapeva niente dell’ordine pubblico di quel giorno».
Per noi che quel giorno eravamo insieme a Giorgiana e tanti e tante altre a rivendicare diritti e libertà di manifestare, per festeggiare una vittoria di tre anni prima, è insopportabile che si trasformi in una vittima chi fu protagonista, con molti altri, di quel massacro.
Erano anni meravigliosi, quelli. Gli anni di grandi battaglie, di grandi conquiste. Il movimento delle donne si riappropriava dello spazio pubblico e costruiva luoghi separati di discussione.
Da quel giorno, si iniziò a tessere un’altra narrazione, sulla “paura” che avrebbe da allora costretto i cittadini di Roma a non uscire di casa, fino a risorgere con l’estate romana di Renato Nicolini. Un’altra delle tante narrazioni tossiche ad accompagnare una strategia della tensione che sarebbe continuata con i tanti attentati alla democrazia che seguirono.
Quel giorno il movimento non ebbe paura ad essere nelle strade, né ad uscire di casa, né a sfidare le imposizioni di Cossiga.
Da allora sappiamo che nulla di misterioso è in quella morte.


domenica 10 gennaio 2016

La polizia tedesca copre casi di stupro per “non legittimare le critiche alla migrazione di massa”

Come riporta il sito infowars, iniziano a manifestarsi in Germania i prevedibili problemi legati all’immigrazione di massa. La polizia tedesca sta cercando di mettere a tacere gli episodi, ma vengono segnalati molti crimini a sfondo sessuale legati alla presenza dei migranti, al punto che le scuole stanno “consigliando” codici di comportamento e abbigliamento agli studenti tedeschi per scoraggiare le aggressioni. La sciocca pretesa che l’accoglienza di milioni di persone disperate sia “una risorsa” per la società che se ne fa carico, si scontra con la dura realtà. E come al solito, la negazione di un problema provoca soltanto la sua esasperazione.

Di Paul Joseph Watson, 23 settembre 2015

La polizia in Germania sta mettendo a tacere un’ondata di stupri di bambini commessi da migranti musulmani nei pressi di campi profughi per non “legittimare” critiche alla migrazione di massa, secondo i media locali.

Il Gatestone Institute ha compilato una lista delle innumerevoli violazioni commesse dai richiedenti asilo prevalentemente musulmani nel corso degli ultimi mesi.
Uno di questi casi ha coinvolto una ragazza di 13 anni che è stata violentata in un campo di migranti a Detmold, una città della Germania centro-occidentale. La ragazza e sua madre erano originariamente fuggite dal Medio Oriente per scampare agli abusi sessuali nel loro Paese, solo per essere vittime di un richiedente asilo proveniente dallo stesso Paese.
Temendo che la diffusione della notizia della violenza potesse portare a “dimostrazioni di destra”, la polizia ha nascosto l’incidente.

“Anche se lo stupro è avvenuto nel mese di giugno, la polizia ha taciuto per quasi tre mesi, fino a quando i media locali hanno pubblicato un racconto del crimine,” scrive Soeren Kern.
“Secondo un commento editoriale del giornale Westfalen-Blatt, la polizia si rifiuta di rendere pubblici i crimini che coinvolgono rifugiati e migranti perché non vogliono dare legittimità ai critici della migrazione di massa”.

Secondo Kern, le donne nei campi vengono pagate 10 euro per fare sesso con gli uomini richiedenti asilo, che compongono l’80% della popolazione nei centri per migranti. Le guardie del campo chiudono un occhio sulla prostituzione perché guadagnano col traffico di droga e armi.

L’articolo elenca una serie di altri stupri di adolescenti tedeschi – incluso quello di un ragazzo di 14 anni violentato all’interno di una carrozza di un treno da un uomo arabo – che sono stati tenuti segreti dalla polizia.

La polizia della città bavarese di Mering ha anche messo in guardia i genitori a non permettere ai loro figli di uscire non accompagnati dopo che una ragazza di 16 anni è stata violentata l’11 settembre da “un uomo dalla pelle scura che parlava un pessimo tedesco” mentre tornava a casa dalla stazione ferroviaria, che si trova vicina a un campo di migranti.

“Dozzine di altri casi di stupro e tentato stupro — casi in cui la polizia cerca  specificamente colpevoli stranieri (la polizia tedesca spesso li chiama Südländer, equivalente di “terroni”) — rimangono irrisolti,” scrive Kern.

Come abbiamo segnalato la scorsa settimana, numerose autorevoli organizzazioni di assistenza sociale tedesche hanno lanciato l’allarme: donne e bambini sono stati stuprati in un campo di migranti a Hessen, ma il problema ha ricevuto molto poca attenzione della stampa.
Ieri abbiamo riferito dell’importante emittente tedesco ZDF, che si rifiuta di raccontare le storie dei crimini che riguardano sospetti di stupri perpetrati da musulmani perché, nelle parole del direttore Ina-Maria Reize-Wildemann, “non vogliamo infiammare la situazione e diffondere il pessimismo. [I migranti] non lo meritano.”

All’inizio di questo mese, una bambina di 7 anni è stata violentata da un immigrato nordafricano in un parco tedesco, una storia che ha ricevuto poca attenzione dei media.
Le scuole tedesche situate vicino a campi di migranti avvertono anche le ragazze di non indossare pantaloncini o gonne per non offendere i migranti e provocare “attacchi”.
“Indossare top o camicette provocanti, pantaloncini corti o minigonne potrebbe causare fraintendimenti,”, hanno scritto gli amministratori di una scuola, chiedendo agli studenti di rispettare la “cultura” dei migranti.

FONTE: VociDall'Estero
 

giovedì 19 novembre 2015

Mariana è una Fukushima del Brasile

l’ennesima tragedia dell’avidità che grida vendetta

Nova versão infográfico barragens Mariana (Foto: G1)


Due dighe hanno ceduto il 5 novembre in Brasile, causando morti, dispersi e il peggior disastro ecologico nella storia del paese, le cui conseguenze sono talmente gravi da essere anche, al momento, impossibili da valutare. Ma non è tutto: altre 2 sono a rischio di fare la stessa fine, e perfino la Samarco Mineração, che irresponsabilmente e strenuamente, negava ogni pericolo, ieri (martedì 17 novembre) ha ammesso che, per le forti piogge, nuove strutture potrebbero cedere.
La Samarco Mineração (che riunisce i giganti minerari Vale SA e BHP Billiton), proprietaria della miniera che ha causato il primo disastro, non aveva nessun piano di monitoraggio né ha mai dato alcun preavviso di pericolo (come rivela Nilo Davila di Greenpeace Brasile); non solo! ma poiché nei giorni precedenti il crollo c'erano state piccole scosse di terremoto, la società aveva comunicato che i suoi tecnici avevano fatto ispezioni "senza rilevare niente di anomalo". Un'ora dopo questa dichiarazione è scoppiato l'inferno.
E anche ora la Samarco peggiora la situazione, dichiarando che la marea di fango che ha travolto tutto “non è materiale tossico”. Biologi ed esperti ambientali sono unanimi, invece, nel dichiarare che è pericolosissimo; molti animali domestici e selvatici sono morti tra atroci sofferenze, e le autorità locali hanno dato disposizione, alla popolazione già poverissima scampata al disastro, di smaltire i vestiti e gli oggetti entrati in contatto con i fanghi.
 
Al di là delle tragedie che riguardano le vittime e coloro che hanno perso tutto, e di Mariana e dei suoi dintorni (bellissime cittadine storiche di Minas Gerais), l'intero ecosistema è devastato. La catastrofe di Mariana è un disastro ecologico fra i peggiori nella storia del paese, e del mondo intero: una sorta di Fukushima del Brasile.


continua a leggere QUI


venerdì 9 gennaio 2015

L'economista Bernad Maris vittima dell'attentato a Parigi

 
 
BERNAD MARIS, L'ECONOMISTA BANQUE DE FRANCE CHE VOLEVA CANCELLARE IL DEBITO È STATO UNA VITTIMA DELL'ATTENTATO DI IERI A PARIGI A CHARLIE HEBDO

"Tutti i paesi europei dovranno prima o poi rassegnarsi a cancellare parte del loro debito pubblico. Bisogna rinegoziarlo quando supera il 60% del PIL per potere rispettare di nuovo i criteri di Maastricht. I creditori e quindi le banche dovranno chiaramente fare uno sforzo importante. Anche i grandi paesi come Germania e Francia. E' l'unico modo per consentire agli Stati dell'eurozona di rilanciare l'economia.
Senza crescita non riusciranno ad affrontare il debito pubblico, come è successo ai paesi africani per diversi decenni, rimborseranno per l'eternità un debito che soffocherà l'Europa. E' pertanto l'unico modo per evitare anni di ristagno dell'economia come in Giappone o nel Portogallo. L'unico modo anche per evitare un grosso crollo del potere di acquisto delle famiglie e dei conflitti sociali principali.
La scelta della Germania rovinerà anche la sua economia a lungo termine. Non è un circolo virtuoso ma un circolo vizioso. Preferisce ridurre il livello di vita dei tedeschi pur di essere competitiva.
Questa politica come quella della Costa D'Avorio negli anni '60, si chiama la crescita che impoverisce".

mercoledì 7 gennaio 2015

Stasera Napoli saluta Pino Daniele

Siamo felici che la famiglia di Pino Daniele abbia accettato la nostra disponibilità ad ospitare per l'ultimo saluto le ceneri di Pino e rendergli così il doveroso e solenne omaggio della città. Tutta Napoli, ne sono certo, verrà a salutare nei prossimi giorni al Maschio Angioino il suo Pino, il nostro nero a metà.
Poi studieremo con la famiglia, con gli amici e con i napoletani come rendere ancora più lungo e caloroso l'abbraccio di Napoli, e non solo, a chi ha rappresentato la colonna sonora di milioni di vite.
La morte di Pino Daniele produce un dolore fortissimo, un'angoscia profonda, un senso di insicurezza, uno smarrimento incalzante.
Da ieri a Napoli tutti hanno le canzoni di Pino che risuonano nelle orecchie, tanti le fischiettano e le cantano a bassa voce, molti ascoltano i suoi capolavori. Pino e Napoli: una cosa. Nella nostra storia, come singoli e come comunità, c'è Pino. La nostra adolescenza, la nostra gioventù, gli anni della maturità, gli amori, le amicizie, i ritmi della nostra vita sono accompagnati dal sound di Pino.
Io so che la musica di Pino è eterna.
Recentemente avevo parlato con Pino di Napoli e della musica, della riscossa della nostra città attraverso la cultura. Pino amava davvero Napoli e il suo popolo. Con tutte le nostre forze porteremo avanti il desiderio comune di riempire i luoghi di Napoli di musica ed aiutare i giovani talenti musicisti napoletani. Ieri e' come se fosse morto un pezzo di carne di ognuno di noi.
Non mi interessa se Pino non vivesse più a Napoli, nelle sue canzoni c'è Napoli, epicentro mondiale della cultura.
Pino ci mancherai assai, ma la tua musica sarà sempre con noi, per i vicoli di Napoli, nelle carte di Napoli, negli scugnizzi di Napoli, nelle piazze di Napoli, nel mare di Napoli, nella carne di Napoli.
Grazie Pino !
"Emozione immensa. La potenza di Napoli. L'amore di Napoli per Pino. Tutto spontaneo per noi napoletani, come i sentimenti profondi. Ciao Pino"

Misure straordinarie per questa sera 6 Gennaio e domani 7 Gennaio 2015
Per consentire il deflusso degli oltre 60.000 partecipanti al FlashMob di Piazza del Plebiscito, resterà aperta questa sera la funicolare centrale fino alle ore 00:30 ed è stato attivato servizio navetta da Piazza Bovio a Piazza Garibaldi.
Anche per domani in occasione dei funerali alle ore 19.00 saranno attivate misure straordinarie che saranno comunicate in seguito.
‪#‎Napoli‬ ‪#‎PinoDaniele



Informazioni cerimonia funebre Pino Daniele (il post sarà aggiornato frequentemente) 
- ultimo aggiornamento 17:25 (Aggiunto: Dirette televisive e web per chi non potrà arrivare in Piazza del Plebiscito.)
Organizzazione e disposizioni per evento (da diffondere):

CERIMONIA (ultima modifica ore 15:30):
- La cerimonia si terrà in Piazza del Plebiscito, il feretro sarà posto su una pedana posta al centro di piazza del Plebiscito, tra le due statue equestri dove si svolgerà la liturgia.
- L'inizio della cerimonia è prevista per le ore 19.00
- E' stato previsto maxischermo e diffusione audio della santa messa in piazza del Plebiscito

DIRETTE TELEVISIVE E WEB (ultima modifica ore 16:50):
Dirette televisive dell'evento per chi non potrà arrivare in Piazza del Plebiscito: Rai news 24, Sky tg24, Canale 21, KissKiss

TRASPORTO PUBBLICO E PARCHEGGI (ultima modifica ore 17:20):
Per fronteggiare la forte affluenza si consiglia di utilizzare la Linea1 della metropolitana e le funicolari ed in particolare i parcheggi di interscambio Frullone (aperto fino alle 00:00), Brin (aperto H24), Colli Aminei (H24).
Nei vagoni metro linea1 ANM è diffuso tributo a Pino Daniele ad intervalli durante il percorso.

- Per chi userà i mezzi pubblici si consiglia di munirsi del titolo di viaggio anche per il ritorno in anticipo.
- La linea 1 della metro ANM resterà aperta fino alle 2.00
- Ultima corsa prevista da Garibaldi della metro Linea1 alle ore 1.32 e ultima corsa da Piscinola alle ore 00.48.
- Le seconde uscite delle stazioni Rione Alto, Montedonzelli e Montecalvario restano chiuse.
- Intensificate anche le corse delle linee di superficie tra p.za Garibaldi e P.za Municipio.
- La linea bus R2 garantisce il collegamento ininterrotto fino a fine evento.
- L'ultima corsa delle funicolare Centrale è alle 00:30
- Per informazioni su trasporto pubblico e parcheggi sono attivi i numeri verdi 800568866 - 800639525
- Facebook: https://www.facebook.com/pages/Anm-Napoli/469710403051835…

TRAFFICO VEICOLARE (ultima modifica ore 15:30):
Vista l'importanza dell'evento e l'enorme afflusso su Piazza del Plebiscito e piazza Trieste e Trento si e ritenuto opportuno isolare l'intera zona istituendo i seguenti blocchi:

1. Cavalli di Bronzo/Via Vittorio Emanuele (inibendo il transito in direzione piazza Trieste e Trento)
2. via Toledo/via de cesare (inibendo il transito in direzione piazza trieste e trento)
3.via Toledo/via s.brigida (inibendo il transito in direzione piazza trieste e trento)
4. via Toledo/via imbriani (inibendo il transito in direzione piazza trieste e trento)
5. piazza Carolina/via chiaia (inibendo il transito in direzione piazza trieste e trento)
6.piazza Carolina/interviale e prefettura (inibendo il transito in direzione interv.prefettura)
7. piazza s.Caterina/via Chiaia (inibendo transito direzione via chiaia)
8. piazza Salazar (inibendo transito direzione piazza del plebiscito)

Itinerario alternativo per i residenti di via Monte di Dio in uscita:
- via Serra piazza Carolina via Chiaia direzione piazza s. Caterina.

Itinerario alternativo in uscita dai quartieri spagnoli:
- via de Cesare via Toledo via Imbriani piazza Municipio.

Itinerario alternativo per i veicoli diretti a monte di dio avranno libero accesso percorrendo il corso Vittorio Emanuele.


mercoledì 26 novembre 2014

Roma: presunto suicidio di un carabiniere

E' una notizia di oggi e mi ha colpita quando l'ho letta (trovo sempre "strano" quando sento di queste morti insolite) e comunque, anche se in genere non approfondisco (leggo la notizia e basta), in questo caso l'intuito mi ha "suggerito" di andare a guardare anche il suo profilo facebook  (oltre alla notizia data dai media). E ora... non posso fare a meno di postare qui alcune cose estrapolate dalla sua pagina. Davvero una storia stramba...

prima la notizia nuda e cruda:

Un carabiniere originario della provincia di Terni, Luis Miguel Chiasso, è stato trovato morto, con un colpo di pistola al cuore, ieri sera nella sua stanza presso la caserma dove prestava servizio a Roma. L'ipotesi è che il militare dell'VIII Reggimento Lazio si sia suicidato con l'arma d'ordinanza.

foto di Luis Miguel Chiasso.

È accaduto intorno alle 22.30 di ieri nella caserma 'Salvo D'Acquisto', nella zona nord della città. Il giovane è stato trovato a terra morto da alcuni colleghi. La stanza sembra fosse chiusa a chiave dall'interno.
Poco prima di morire sul suo profilo Facebook aveva scritto: «Lavoro per i servizi segreti italiani e internazionali», aggiungendo «mi resta poco da vivere, so già che stanno arrivando per chiudere la mia bocca per sempre».

e ora i post estrapolati dalla sua pagina fb:

Luis Miguel Chiasso ha aggiunto 3 nuove foto.
Ciao popolo. Vi prego condividete e urlate al mondo intero.
Sono luis miguel chiasso qualcuno mi conosce sente le mie parole alla TV mi sono creato il personaggio con un attore di Adam kadmon, vi avevo promesso che avrei levato la maschera come faccio a sapere tante cose? Semplice
Lavoro per i servizi segreti italiani ed internazionali da tempo sto vedendo cose a noi sconosciute cose non di questo mondo ma dei nostri creatori, purtroppo sapere determinate cose porta delle responsabilità , mi resta poco da vivere so già che stanno arrivando per chiudere la mia bocca per sempre.
Anni fa giurai questo "Giuro di essere fedele alla Repubblica italiana, di osservarne la Costituzione e le leggi e di adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni".
E ora popolo vi dico combattete ribellatevi fate che la mia morte non sia vana perché il popolo ha il diritto alla disobbedienza verso il governo quando questo perda legittimità agendo fuori dai limiti del mandato e il diritto all’uso consapevole dell’illegalità giustificato dallo stato di guerra che i governanti, tradendo il patto, avrebbero ripristinato:
“E se coloro che con la forza sopprimono il governo sono ribelli, i governanti stessi non possono essere giudicati altrimenti, se essi, che sono stati istituiti per la protezione e la conservazione del popolo e delle sue libertà e proprietà, le violano con la forza e tentano di sopprimerle, e quindi, ponendosi in stato di guerra con quelli che li avevano stabiliti come protettori e custodi della loro pace, sono propriamente, e con la maggiore aggravante, rebellantes, cioè a dire ribelli. Ma se coloro, che dicono che questa dottrina getta il fondamento della ribellione, vogliono dire che può dare occasione a guerre civili o disordini intestini il dire al popolo che esso è sciolto dall’obbedienza quando si perpetrano attentati illegali contro le sue libertà e proprietà e può opporsi alla violenza illegittima dei suoi governanti istituiti, quando essi violino le sue proprietà contro la fiducia posta in loro, e che perciò questa dottrina, essendo così esiziale per la pace nel mondo, non deve essere ammessa, per la stessa ragione essi potrebbero parimenti dire che uomini onesti non possono opporsi a briganti e pirati, per il fatto che ciò può dar occasione a disordini o versamenti di sangue. Se in tali occasioni avviene qualche male, esso non deve essere imputato a chi difende il proprio diritto, ma a chi viola il diritto dei vicini. Se l’uomo innocente e onesto deve, per amor di pace, cedere passivamente tutto ciò che possiede a colui che vi attenta con la violenza, vorrei che si pensasse che razza di pace vi sarebbe al mondo, se la pace non consistesse che in violenza e rapine, e non dovesse essere conservata che per il vantaggio di briganti e oppressori. “
Un abbraccio Luis Miguel Chiasso (Adam)


foto di Luis Miguel Chiasso.Luis Miguel Chiasso
6 novembre alle ore 14.04 ·

Piuttosto che riscrivere i libri di testo, della scienza, delle religioni, della storia crediamo che sia il caso di investigare a fondo se non vi siano altre spiegazioni, più semplici.
Questi scienziati dimenticano che è stato registrato un eccesso di energia non riconciliabile con nessuna reazione chimica, un eccesso di fede non riconciliabile con nessuna spiegazione scientifica, e Darwiniana. Questo pure contrasta con 100 anni di esperienza. In un certo senso contrasta con le esperienze ufficiali degli ultimi 500 anni. Galileo rischiò di essere bruciato vivo perché contrastò 3 mila anni di conoscenza scientifica consolidata.
— ispirato.

Luis Miguel Chiasso
17 luglio ·

Ho Visto cose nella mia vita molto strane come ad esempio riuniti in una stanza il co-fondatore di Facebook il ministro degli affari esteri Cinese il governatore della banca centrale Europea un deputato americano e il capo redattore del settimanale inglese di The Economist.
No non è una barzelletta provate a rispondervi.
Non vi viene in mente niente?
E se aggiungessi che si incontrano ogni anno in via non ufficiale ed a porte chiuse.
— curioso.

Luis Miguel Chiasso
17 giugno · Modificato ·

Mangiando al Mac Ti sei mai accorto dell'art.1 comma 429 legge 311/2004. Cioè scontrino non fiscale ?Cosa significa? Te lo spiego subito. Gli azionisti proprietari delle multinazionali hanno tutti la residenza in paradisi fiscali che NON pagano tasse e usando la legislazione (nazionali e internazionali) particolarmente favorevole riservata alle aziende multinazionali, NON pagano tasse in nessuno dei paesi in cui operano. Naturalmente i nostri dipendenti al governo sanno bene questa cosa e, visto che i loro lauti stipendi NON sono pagati dalle multinazionali, dovevano trovare altri “polli” da spennare. Presto fatto! Con la legge finanziaria del 2004 , si è introdotto nella legge finanziaria alcuni commi scritti apposta per:

1 –Liberare definitivamente le società multinazionali della scocciatura di dover emettere scontrini fiscali

2 –Incassare giornalmente l’obolo che i nostri dipendenti destinano al pagamento dei propri stipendi.

Non hai capito bene, vero? L’obolo che versiamo ai nostri dipendenti è l’IVA, che versiamo noi, NON le multinazionali, che trattengono per sè il 100% degli utili! Infatti la normativa prevede che giornalmente venga comunicato l’incasso ai fini IVA, che è l’unica cosa che interessa ai nostri dipendenti. Hai capito perchè i piccoli negozianti sono destinati a chiudere? Perchè i nostri dipendenti hanno scelto di delegare le grandi multinazionali a fare da esattore al posto loro e loro, in cambio, NON pagano tasse.
Condividetelo amici fatelo girare
Luis Miguel Chiasso

Luis Miguel Chiasso 


“Un giorno qualunque, di un turno di servizio qualunque, uno scenario visto e rivisto, l’ennesimo delinquente che inizia a correre. Ma stavolta mi fermo, per qualche istante, inizio a pensare, una domanda si fa largo nella mia testa “perchè?”.
Perchè inseguirlo? Perchè corrergli dietro? Non sarebbe più facile “perderlo di vista”, dire “è riuscito a scappare”? Perchè lo facciamo?
Inseguirlo comporta tutta una serie di rischi, qualche livido se sei fortunato, che i tuoi figli crescano solo con la tua foto sul comodino, se non lo sei.
Ma non è tutto, no, perchè puoi anche avere la meglio tu, lo speri, però devi stare molto attento, non fargli male, non provarci, non vorrai mica che qualche giornalista o passante con l’immancabile telefonino ti riprenda per poi darti in pasto ai media? Fermalo, ma moderatamente, con contegno. O davanti al Giudice, insieme a lui, ci finirai anche tu.
E’ giusto, parli con la vittima di uno stupro, magari con una coppia di anziani in lacrime perchè hanno appena perso i risparmi di una vita, e poi, quando hai davanti il colpevole, che magari prova anche a colpirti, sicuramente ad insultarti o sputarti, dovresti cortesemente ammanettarlo? Ci avete preso per dei robot? Nessuna adrenalina, nessuna emozione. Ok.
Beh, ma mi direte, il nostro compito è arrestarlo e basta, poi ci penserà la Giustizia. Ora, io non vorrei allarmarvi, ma forse il dubbio lo avete già, la legge italiana è efficace solo con le persone oneste, solo con chi le multe deve pagarle, solo con chi ha la fedina penale pulita e si troverebbe la vita stravolta da una denuncia, per tutti gli altri è solo un contrattempo.
Ricordo una volta, stavo parlando con un poliziotto della Repubblica Ceca, si parlava di lavoro, ad un certo punto gli ho spiegato cosa fossero gli arresti domiciliari. E’ scoppiato a ridere.
La Giustizia italiana… ho perso il conto delle volte che ho visto uscire dal Comando persone fermate, persone che qualche ora prima mi hanno colpito, offeso, prima di me, perchè io devo anche compilare chili di scartoffie per ogni dannata cosa che faccio, lo richiede la burocrazia.
Si, ma lo fate per le gente, avete scelto di difendere le persone. Vero. Ma quando ho scelto di indossare la mia divisa nessuno mi aveva detto che in questo paese non c’è alcun rispetto per le divise, c’è timore, diffidenza, non rispetto per quello che facciamo. Basta fare un giro su internet, dove le persone hanno erroneamente quella sensazione di poter dire liberamente tutto quello che vogliono, per vedere i commenti che le gente ci riserva, sempre pronta a gridare allo scandalo, al sopruso, alla vergogna.
Però dai, fate una bella vita, un sacco di privilegi. Si, vero. Ricordo con piacere ogni maledetto panino del McDonald mangiato di corsa sulla macchina per cenare, tutti i caffè e le vitamine prese dopo un turno di notte, tutte le volte che invece di farmi gli affari miei sono intervenuto fuori servizio e ho passato il mio giorno libero a compilare atti, accompagnato dagli insulti della mia ragazza perchè sono stato un incosciente.
E di quello che giornalmente vediamo in strada? Violenza, morti, ingiustizia. Questo lavoro ti cambia, ti segna, ti rende cinico. Sai come si riconosce qualcuno che ha portato la divisa per molti anni? Dagli occhi, dallo sguardo. E’ ostile, duro, stanco.
Ma non importa, dobbiamo essere robot, giusto?
E, come robot, infallibili, non sia mai che qualche colpevole non sia preso subito, prontamente, alla fine è tutto semplice, non vedete come fanno in CSI? Incompetenti, in America si che sanno lavorare, mica come voi qui in Italia!
Computer con schermo 3D, laboratori altamente tecnologici, analisi fantascientifiche, cosa vuoi che sia trovare il colpevole?
Ho brutte notizie per voi. I nostri PC hanno ancora lo schermo a tubo catodico, e la carta della stampante a volte me la devo portare da casa.
Quindi, detto questo, perchè correre? Perchè non far finta di non vedere?
Non lo so. Indossare una divisa, rispettarla, è una cosa strana da spiegare, forse è vero, ti nobilita, forse ti spinge sempre a fare la cosa giusta, nonostante tutto. Ogni giorno lotti per un’ideale, per un qualcosa che sai essere irreale, ma non per te.
E poi ci sono quelle cose, che chi non indossa una divisa non può capire, quelle piccole cose come il sollievo di rientrare a fine turno e vedere che lo hanno fatto anche tutti i colleghi, il restituire anche una semplice borsetta ad una signora anziana che ti abbraccia, i bambini che ti salutano per strada, che ti chiedono di vedere come è fatta la macchina di servizio, che impazziscono se gli regali una spilla e ti dicono ” da grande voglio farlo anche io…”, i grazie delle persone, e non intendi quelle frasi piene di ipocrisia, i “grazie, buon lavoro” che ti rifila di tanto in tanto qualcuno a cui hai appena risparmiato un verbale, intendo i grazie sinceri, quelli rari, di qualcuno a cui hai appena salvato qualcosa di importante.
Ed il portare la mano alla visiera per l’ennesimo collega morto in servizio. La rabbia di quel momento mi ha sempre dato una forza inesauribile, la forza di tirare avanti per perseguire un obiettivo che nessuno vede. Tranne te.
Fanculo ai pensieri, anche questa volta, si corre.”
L.M.C

Luis Miguel Chiasso
29 maggio ·

Se da giovane capisci il sistema Italiano devi conoscere questa regola "la regola del 5 per cento, della raccomandazione, dei favoritismi, la cultura delle mazzette e delle bustarelle che, prima ancora che i camorristi o i mafiosi, ha diffuso nel nostro territorio proprio lo Stato che invece è stato proprio assente nell'offrire delle possibilità alternative e legali alla propria popolazione".
— diverso presso Palazzo Dei Congressi.