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giovedì 21 aprile 2016

Venus Project

Il Venus Projet si presenta come modello di una nuova società futuristica globale dalla quale l'antico sistema monetario verrà sostituito da un'economia mondiale fondata sul libero accesso alle risorse. 

Essendo un progetto su scala mondiale, può essere realizzato soltanto se abbracciato da tutte le nazioni del mondo.



Il Venus Projet propone l'applicazione del metodo scientifico alla società e promuove la libertà umana dalla schiavitù del lavoro, ormai adempiuto da macchine e robot. La gestione della società è affidata all'intelligenza artificiale di sofisticati computer.

All'interno del nostro progetto Kabbaland, vogliamo applicare alcune delle linee-base del Venus Project.


Recentemente è stato tradotto in italiano il libro scritto dal fondatore Jacque Fresco, DESIGNING THE FUTURE ed è possibile scaricarlo gratuitamente a questo link qui sotto:


©Shazarahel. Tutti i diritti riservati. Ogni riproduzione dei testi presenti nel sito è consentita a patto di citarne l'autore e la fonte http://kabbaland.com

sabato 11 ottobre 2014

11.10.2014 Giornata d’azione europea decentrata per fermare TTIP CETA e TiSA

In occasione della Giornata d’azione europea decentrata per fermare TTIP*, CETA & TiSA, il Partito Umanista, come aderente della campagna nazionale Stop Ttip e sostenitore attivo di alcuni comitati locali, invita tutti a mobilitarsi nelle proprie città. La lista delle iniziative italiane potete trovarla qui: http://stop-ttip-italia.net/11-ottobre-giornata-di-mobilitazione-stop-ttip/
 

Il Partito Umanista sarà presente a Torino e Milano, insieme ai comitati locali Stop Ttip.
SABATO 11 Ottobre 2014 - TORINO - VOLANTINAGGI E SKETCH TEATRALI STOP TTIP
Mattino ore 10-13
Corso Racconigi 34 (mercato)
Corso Palestro2 (mercato
Corso Svizzera 29 (mercato)
Pomeriggio ore 15-18
Via Verdi 18 (cinema Massimo, zona centro città) [evento Facebook]

SABATO 11 Ottobre 2014 - MILANO - VOLANTINAGGIO E PRESIDIO
Mattino ore 10.00 -12 mercato zona Isola, Mercato Bio Pizza Durante e mercato Valvassori Peroni
Pomeriggio ore 14.00 PRESIDIO in Via Palestro angolo Via Marina [evento Facebook]


*COS'E' IL TTIP
Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership) è un accordo sul commercio e gli investimenti in fase di negoziazione tra USA e Unione Europea.
I negoziati attraverso cui il TTIP si sta discutendo, iniziati nel luglio 2013, sono volutamente segreti.
I contenuti, che interessano settori diversi, dal commercio, ai servizi locali, agli investimenti, etc. rappresentano un tentativo di ulteriore erosione delle garanzie conquistate in anni di lotte sociali dal punto di vista del diritto del lavoro, dei diritti umani, della tutela ambientale, della sicurezza alimentare, degli istituti democratici.
Governi, grandi imprese e lobbies economiche provano così, con l’alibi di un’omogeneizzazione delle normative, a disegnare un quadro di pesante deregolamentazione cui obiettivo principale non saranno tanto le barriere tariffarie, già abbastanza basse, ma quelle non tariffarie, che riguardano gli standard di sicurezza e di qualità di aspetti sostanziali della vita di tutti i cittadini:
l’alimentazione, l’istruzione e la cultura, i servizi sanitari, i servizi sociali, le tutele e la sicurezza sul lavoro.
Se il Trattato dovesse essere approvato, saranno i cittadini e l’ambiente a farne principalmente le spese in un processo che porterà alla progressiva mercificazione di servizi pubblici e di beni comuni

*IL TTIP PER PUNTI - COSA PREVEDE IL TRATTATO - COSA ACCADREBBE SE VENISSE APPROVATO
Sicurezza alimentare:
negli USA il commercio degli organismi geneticamente modificati (OGM) è una pratica diffusa insieme all'utilizzo di ormoni e promotori della crescita bovina considerati cancerogeni. Se l’accordo fosse approvato il mercato europeo dovrebbe aprirsi anche a questi prodotti.

Beni comuni e servizi pubblici:
dall’acqua all’energia, dai trasporti alla sanità, essi si trasformerebbero da “diritti per tutti” a “business delle grandi imprese”, con una forte spinta verso la  privatizzazione e un accesso condizionato dalla disponibilità economica dell’utente.

Made in Italy:
l’obbligo di indicazione dell’origine geografica di un prodotto potrebbe essere minacciato dall’interesse economico delle grandi imprese americane di  immettere nel mercato europeo prodotti che “richiamano l’italianità”, come il noto Parmesan, pur non essendo stati realizzati in Italia o con materie prime Italiane.

Sovranità nazionale:
il TTIP intende istituire un meccanismo di arbitrato internazionale, denominato Investor-State Dispute Settlement (ISDS), che permetterebbe ad un’impresa di citare in giudizio uno Stato e chiedergli un lauto risarcimento per aver compromesso o minacciato i propri investimenti e interessi commerciali.

Tutela dell’ambiente e della salute:
l’import-export di gas di scisto estratto attraverso il fracking, cioè la fratturazione idraulica delle rocce del sottosuolo, potrebbe diventare una pratica diffusa anche in Europa con seri rischi di inquinamento delle falde acquifere, cedimenti del sottosuolo, esplosioni e terremoti.

Diritti dei lavoratori:
gli Stati dell’UE, tra cui l’Italia, si sono dotati di leggi avanzate nel settore della promozione e della tutela dei diritti dei lavoratori. Gli USA si sono invece limitati a ratificare solo il 10% delle convenzioni dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro (ILO) .

Privacy:
nell’intento di contrastare possibili illeciti contro la proprietà intellettuale,  potrebbero verificarsi violazioni della privacy degli utenti attraverso accessi privilegiati ai dati personali.

mercoledì 25 giugno 2014

Vegetarianismo, povertà e immigrazione


di A. Di Battista (M5S)
 
Non riesco ad essere vegetariano del tutto. Riesco a rinunciare alla carne per mesi ma poi, puntualmente, ci ricasco. Ciononostante ho ridotto il consumo considerevolmente ed è un bene dal punto di vista fisico, mentale e politico.
Fisico perché se mangi poca carne stai meglio, mentale perché ingerire animali morti non è il massimo per l'anima e politico perché le conseguenze sociali ed economiche dell'abuso di carne sono inimmaginabili.

Vi sto scrivendo dal Cairo. Sono in missione con la Commissione Affari Esteri.

Oggi ho incontrato leader di partiti, giornalisti, esponenti della società civile e il neo-presidente Al-Sisi al quale abbiamo chiesto ragguagli anche sulla condanna dei giornalisti di al Jazeera. Ebbene ho scoperto che alcuni scafisti che conducono i migranti verso le nostre coste sono ex-pescatori costretti al “contrabbando di uomini” dall'impoverimento del mare egizio. Tale impoverimento è anche dovuto a certe direttive della UE.
Ovviamente approfondirò la questione (mi sto dedicando alle cause dell'immigrazione clandestina, dedicarsi soltanto agli effetti significa non voler risolvere il problema) tuttavia questo è un esempio che dimostra quanto le abitudini alimentari producano problemi sociali, economici o addirittura geopolitici.

Le mono-coltivazioni di cereali rivolte agli allevamenti intesivi sono una delle cause dell'abbandono delle campagne da parte dei contadini che si riversano nelle periferie degradate delle città per poi fuggire direzione UE o USA.
Ci avevate mai pensato?

Avete mai pensato che gli allevamenti intensivi di bovini sono responsabili dell'effetto serra e di quei cambiamenti climatici che producono siccità e desertificazione ovvero cause dell'immigrazione clandestina?

Avete mai pensato a quanto il consumo occidentale di carne (per produrre una proteina animale ne occorrono 7 vegetali) abbia spinto classi dirigenti africane a disincentivare l'agricoltura di sussistenza la cui perdita causa povertà, altra responabile dell'immigrazione clandestina?

Avete mai pensato che molte guerre vengono combattute per il rifornimento idrico fondamentale per l'industria della carne?

Noi cittadini per essere davvero sovrani dobbiamo imparare a ragionare “di insieme”. Così come le riforme costituzionali non possono essere pensate tralasciando problematiche quali corruzione e conflitto di interessi così il tema dell'immigrazione clandestina (nei prossimi mesi sarà ancora più drammatico) non può essere analizzato senza considerare una sere di questioni quali persino l'educazione alimentare a livello globale.

Resto dell'idea che i cittadini africani (salvo rifugiati, studenti o lavoratori con contratto) devono stare a casa loro perché l'Africa è casa loro e perché paesi come l'Italia, ad oggi, hanno capacità di accoglienza limitate; resto dell'idea che i flussi migratori vadano regolarizzati e chi dice questo non è affatto uno xenofobo ma una persona intelligente e realista; allo stesso tempo studio la questione e ritengo che sia compito di tutti rimuovere gli ostacoli alla prosperità e allo sviluppo a livello globale. Ebbene la prosperità potrà esserci solo attraverso un nuovo (o forse antico) rapporto con la terra e una nuova (o forse antica) alimentazione basata soprattutto su cereali, legumi, frutta e verdura.

Mangiare meno carne è una scelta politica che ognuno di noi deve fare. E' difficile, per lo meno per me lo è ed è proprio per questo che il legislatore (le commissioni ambiente e agricoltura M5S si stanno occupando del tema con diverse proposte di legge) deve trattare urgentemente la questione.

A riveder le stelle!
Vegetarianismo, povertà e immigrazione

Non riesco ad essere vegetariano del tutto. Riesco a rinunciare alla carne per mesi ma poi, puntualmente, ci ricasco. Ciononostante ho ridotto il consumo considerevolmente ed è un bene dal punto di vista fisico, mentale e politico.

Fisico perché se mangi poca carne stai meglio, mentale perché ingerire animali morti non è il massimo per l'anima e politico perché le conseguenze sociali ed economiche dell'abuso di carne sono inimmaginabili.

Vi sto scrivendo dal Cairo. Sono in missione con la Commissione Affari Esteri. Oggi ho incontrato leader di partiti, giornalisti, esponenti della società civile e il neo-presidente Al-Sisi al quale abbiamo chiesto ragguagli anche sulla condanna dei giornalisti di al Jazeera. Ebbene ho scoperto che alcuni scafisti che conducono i migranti verso le nostre coste sono ex-pescatori costretti al “contrabbando di uomini” dall'impoverimento del mare egizio. Tale impoverimento è anche dovuto a certe direttive della UE. Ovviamente approfondirò la questione (mi sto dedicando alle cause dell'immigrazione clandestina, dedicarsi soltanto agli effetti significa non voler risolvere il problema) tuttavia questo è un esempio che dimostra quanto le abitudini alimentari producano problemi sociali, economici o addirittura geopolitici.

Le mono-coltivazioni di cereali rivolte agli allevamenti intesivi sono una delle cause dell'abbandono delle campagne da parte dei contadini che si riversano nelle periferie degradate delle città per poi fuggire direzione UE o USA. Ci avevate mai pensato?

Avete mai pensato che gli allevamenti intensivi di bovini sono responsabili dell'effetto serra e di quei cambiamenti climatici che producono siccità e desertificazione ovvero cause dell'immigrazione clandestina?

Avete mai pensato a quanto il consumo occidentale di carne (per produrre una proteina animale ne occorrono 7 vegetali) abbia spinto classi dirigenti africane a disincentivare l'agricoltura di sussistenza la cui perdita causa povertà, altra responabile dell'immigrazione clandestina?

Avete mai pensato che molte guerre vengono combattute per il rifornimento idrico fondamentale per l'industria della carne?

Noi cittadini per essere davvero sovrani dobbiamo imparare a ragionare “di insieme”. Così come le riforme costituzionali non possono essere pensate tralasciando problematiche quali corruzione e conflitto di interessi così il tema dell'immigrazione clandestina (nei prossimi mesi sarà ancora più drammatico) non può essere analizzato senza considerare una sere di questioni quali persino l'educazione alimentare a livello globale.

Resto dell'idea che i cittadini africani (salvo rifugiati, studenti o lavoratori con contratto) devono stare a casa loro perché l'Africa è casa loro e perché paesi come l'Italia, ad oggi, hanno capacità di accoglienza limitate; resto dell'idea che i flussi migratori vadano regolarizzati e chi dice questo non è affatto uno xenofobo ma una persona intelligente e realista; allo stesso tempo studio la questione e ritengo che sia compito di tutti rimuovere gli ostacoli alla prosperità e allo sviluppo a livello globale. Ebbene la prosperità potrà esserci solo attraverso un nuovo (o forse antico) rapporto con la terra e una nuova (o forse antica) alimentazione basata soprattutto su cereali, legumi, frutta e verdura.

Mangiare meno carne è una scelta politica che ognuno di noi deve fare. E' difficile, per lo meno per me lo è ed è proprio per questo che il legislatore (le commissioni ambiente e agricoltura M5S si stanno occupando del tema con diverse proposte di legge) deve trattare urgentemente la questione. A riveder le stelle!


sabato 16 novembre 2013

Rivoluzione delle stampanti 3D

Ricercatori israeliani creano un Software che ricava oggetti 3D da foto

Fonte: SingularityHub.com

Negli ultimi anni, l'abbattimento dei costi delle stampanti 3D è stato un importante fattore di innovazione tecnica e ha favorito la crescita di posti di lavoro. Il graduale ingresso di privati e piccole imprese nel campo delle stampanti 3D ha aumentato l'interesse nei confronti dell'industria – ma solo una piccola parte dell’area di mercato di $2,2 miliardi.

Una delle principali barriere che ostacola l'entrata delle aziende nel settore è la difficoltà di generare modelli 3D con il computer, i quali hanno la stessa funzione che hanno i fogli di istruzioni per le stampanti convenzionali.

In un documento che presenteranno al Siggraph Asia nel mese di Dicembre, Ariel Shamir, del Centro Interdisciplinare di Herzliya, Daniel Cohen-Or e Tao Chen dell'Università di Tel Aviv, sperano di abbattere quella barriera attraverso un software da loro sviluppato, che consente all'utente di ricavare le prime parti del modello 3D di un oggetto da una singola fotografia.
 

"L'idea chiave è potere creare oggetti 3D basati esclusivamente su singole immagini", ha detto Shamir su Singularity Hub. "Volevamo un modello che fosse semplice da utilizzare per il maggior numero di persone."

In altre parole, se qualcuno vedesse un oggetto soltanto una volta e gli scattasse una fotografia decente, se ne potrebbe stampare un prototipo il giorno stesso.

Gli utenti possono già produrre modelli 3D dalle fotografie, ma 3-Sweep rende tutto apparentemente più facile e veloce, eliminando la necessità di utilizzare costosi software CAD ad alta intensità di lavoro.

Il problema è quello che la maggior parte degli utenti di Photoshop ha riscontrato: i computer non sono molto abili nell'individuare dove finisce una immagine e ne comincia un'altra. Gli esseri umani invece lo sono. Il software, chiamato 3-Sweep, invita l'utente ad identificare per il computer semplici oggetti tridimensionali disegnando una linea attraverso ciascuno dei suoi tre assi fondamentali.
Successivamente il computer mette in evidenza l'oggetto e consente all'utente di ruotarlo, ridimensionarlo e spostarlo attraverso le tre dimensioni, semplicemente offrendo una potenza di editing in due dimensioni e un ponte per la modellazione 3D. Quando si ridimensionano e si spostano gli oggetti il software mantiene il parallelismo, la concentricità e l'ortogonalità. Può facilitare le modifiche replicando l'illuminazione e la texture di una parte dell'oggetto, applicandole ad un’altra quando l'utente segnala che una parte prelevata da un’immagine diversa fa parte dello stesso oggetto.

Il software funziona con cuboidi e cilindri, anche se sono piegati. Ma non funziona ancora per cose come un motore per qualsiasi oggetto che abbia numerose parti piccole e complesse.
"È pensato più per semplici oggetti comuni, che sono comunque una grande parte di ciò di cui la gente ha bisogno", ha detto Shamir.

Shamir e i suoi colleghi non hanno ancora deciso se rendere 3-Sweep un prodotto commerciale, ma stanno continuando a migliorare il software e hanno fatto domanda per un brevetto su quello che hanno realizzato finora, ha riferito Shamir su Singularity Hub.

Traduzione dall'inglese a cura di Lorenzo Micali, revisione di Nino Aloi e Vincenzo Barbato

domenica 16 giugno 2013

Non può essere solo la globalizzazione dei profitti

Joseph E. Stiglitz - E' giunto il momento che le multinazionali paghino imposte eque ed adeguate

Riprendendo una recente dichiarazione del presidente di Apple Tim Cook sul caso Irlanda secondo cui la sua compagnia ha pagato tutte le tasse imposte per legge, Joseph Stiglitz in Globalisation isn't just about profits. It's about taxes too - articolo per The Guardian del 27 maggio - precisa come Apple non ha pagato tutte le imposte che avrebbe dovuto, ma ha sfruttato un sistema in cui le multinazionali impiegano enormi risorse per sfruttare la legislazione migliore e pagare il meno possibile.
Mentre la Corte suprema americana, nel caso Citizens United case, ha sostenuto come le corporazioni devono essere trattati come le persone fisiche nel pagamento delle imposte, questa finzione legale è totalmente inapplicata per le multinazionali che possono evitare questo senso di responsabilità morale attraverso la loro capacità di essere ovunque nel mondo a vendere i loro prodotti ed ottenere profitti. Apple e Google, prosegue nella sua analisi il premio Nobel per l'economia, beneficiano da quello che le società occidentali hanno da offrire - lavoratori specializzati nelle migliori università del mondo, generose donazioni alla ricerca da parte di contributi statali e protezione ad i diritti di proprietà – oltre alla possibilità di de-localizzare la produzione in paesi dove i costi del lavoro sono molto inferiori.
Nonostante tutti questi benefici, questi giganti industriali non hanno nessuna limitazione a comportarsi da free rider, attingendo in modo generoso dalle risorse del sistema di welfare state interno, senza però contribuire in modo adeguato ad esso. Senza il supporto pubblico, sostiene Stiglitz, l'innovazione e la crescita finirebbe e non è affatto vero come sostengono alcuni economisti che maggiori tasse sulle multinazionali diminuirebbero gli investimenti: come ha dimostrato il caso di Apple, la società può finanziare quello che vuole attraverso il pagamento dei dividendi e gli investimenti sono detraibili e quindi non relazionati al livello di imposte.
E' tempo per questo che la comunità internazionale guardi la realtà di un sistema che non funziona ed inizi ad apportare delle soluzioni efficaci ad un'immensa distorsione creata da un regime di tassazione a livello mondiale che Stiglitz giudica “disonesto”. E' un sistema creato per produrre nuove diseguaglianze sociali – con Usa e Regno Unito in prima fila – e l'elemento più triste è che è stato il settore pubblico a generarlo e trasformare l'America non nella terra delle opportunità, ma un paese in cui un bambino ha il suo futuro segnato dalla condizione sociale della propria famiglia come nessun altro paese sviluppato al mondo.
La globalizzazione ha reso gli stati interdipendenti e le multinazionali sono gli unici beneficiari - il sistema non agevola certo i lavoratori che in occidente hanno visto più che dimezzato il loro potere d'acquisto – anche grazie ad un regime di tassazione che permette loro di evadere le loro responsabilità sociali. Gli Usa non hanno certo un sistema di imposte che funziona se Apple è in grado di spostare i proventi all'estero per evitare la tassazione della California, sfruttando il margine di manovra che si crea quando la fonte del valore aggiunto è prodotto dalla proprietà intellettuale. Ma l'unica riforma efficace per rendere le multinazionali partecipi in modo equo della vita sociale della collettività deve avvenire a livello globale: in assenza di un accordo internazionale sulla tassazione dei profitti delle multinazionali, ogni paese che dovesse minacciare di imporre imposte oneste verso queste aziende sarebbe punito in modo eccessivo con la produzione che semplicemente si sposterebbe.
Il problema è grave e richiede quindi una riforma globale: Google e Apple assumono i migliori avvocati al mondo per studiare tutti i stratagemmi esistenti su come evitare le tasse all'interno della legislazione vigente. Si deve porre fine a questo sistema. Del resto, perché mai i contribuenti in Germania devono aiutare ad evitare il fallimento finanziario dei paesi del sud Europa e mantenere in piedi un sistema che permette alle aziende multinazionali di evadere il sistema di tassazione?
Compagnie come General Electric da anni compiono azioni di lobbying per creare disposizioni normative che permettano di aggirare il sistema di tassazione e di far rientrare i soldi negli Usa ad un tasso molto basso. Il fatto che anche le nuove multinazionali come Apple e Google continuino ad assumere gli stessi comportamenti dimostra, conclude il premio Nobel per l'economia, come il sistema della globalizzazione attuale non funziona e deve essere cambiato.

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=83&pg=4821