Visualizzazione post con etichetta Islam. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Islam. Mostra tutti i post

domenica 3 gennaio 2016

Sunniti e Sciiti: un po' di chiarezza

di Lidia Krieger
 
"Dato che pochi sanno la differenza tra sunniti e sciiti, provo a spiegarvi perché alcuni musulmani si ammazzano tra di loro:
le sanguinose guerre in corso in Siria, Iraq, Yemen e altri Paesi musulmani nascono da due visioni (quella sunnita e quella sciita) islamiche che si confrontano da 1400 anni.
Il punto cruciale della discordia è su chi sia e che ruolo debba avere il khalifa, il califfo, cioè il successore di Maometto.

Tutto comincia con l’imam Hussein, considerato dagli sciiti vero erede del Profeta ma trucidato nel 680 a Karbala, in Iraq.
 
Il profeta e il califfo
 
1) Maometto, Muhammad (570-632 dopo Cristo), per i musulmani è il Profeta incaricato da Dio (Allah) di diffondere la sua Parola, il Corano. Nomina califfo (khalifa, successore) Abu Bakr, uno dei primi compagni. I sunniti aderiscono a questa linea di successione.
2) Gli sciiti non riconoscono come successore Abu Bakr ma Ali, cugino e genero di Maometto
 
Origine del nome

1) Il nome sunnita viene da sunna, la tradizione dei detti (ahadith) di 
Maometto
2) Il nome sciita viene da Shiat Ali, "Partito di Ali"
 
Pilastri del culto
 
1) Per i sunniti sono 5: la testimonianza di fede, al-shahada; la preghiera rituale, al-salah; l’elemosina canonica, al-zakah; il digiuno durante il Ramadan, sawm; il pellegrinaggio a Mecca, hajj.
2) Nello sciismo ci sono 10 pilastri: fra gli altri, la tawalla, esprimere l’amore per il bene; tabarra, esprimere odio per il male
 
Atteggiamento nella preghiera
 
1) I sunniti pregano con le mani congiunte all’altezza del diaframma. Per la Professione di fede si ripete la formula: «Testimonio che non c’è divinità se non Iddio, e Muhammad è il suo Profeta». È la frase che vediamo anche sulle bandiere dell’Isis
2) Alla shahada gli sciiti aggiungono «e Ali ibn Abi Talib è amico di Dio». Gli sciiti pregano con le mani in parallelo rispetto al corpo, davanti alle cosce. Finisce pronunciando tre volte il takbir («Allahu akbar).
 
Feste
 
1) I sunniti celebrano solo due feste: Eid al-Fitr, che segna la fine del mese di digiuno, e la Eid al-Adha, festa del sacrificio, alla fine del pellegrinaggio (hajj) alla Mecca.
2) Gli sciiti festeggiano in particolare l’Ashura, in cui viene ricordato il martirio di Hussayn a Karbala.
 
Cibi e bevande
 
1) Vietata la carne di maiale e l’alcol.
2) Non ci sono differenze con il sunnismo.
 
Velo islamico
 
1) L’uso del velo è obbligatorio in base a due sure del Corano. Ma le versioni più rigide, come niqab e burqa sono diffuse in Paesi sunniti come l’Afghanistan
2) In Iran, il più grande Paese sciita, il velo più usato è lo hijab
 
Diffusione
 
1) La maggior parte dei musulmani è sunnita, l’80% del totale.
2) Il 15% dei musulmani è costituito da sciiti. Lo sciismo è diffuso in Iran (90%), Iraq (55%), Pakistan (20%), Arabia Saudita (15%), Bahrein (70%), Libano (27%), Yemen (50%), Siria (15%)
 
Clero
 
1) Fra i sunniti non c’è clero. L’imam è colui che guida la preghiera
2) Lo sciismo ha un clero organizzato, preparato in università specifiche di scienze islamiche"

sabato 21 novembre 2015

Islam e letteralismo

di Umberto Minopoli

Quello che distingue le religioni è il "letteralismo". Le religioni monoteiste sono definite, dal Corano, religioni del Libro. Perché sono le uniche che affidano ad un libro (la Bibbia, la Torah, il Corano) il racconto della religione, il culto dell'unico Dio e le prescrizioni che valgono per il credente. Ma l'Islam è l'unica delle tre religioni che fa del "letteralismo" l'interpretazione chiave ed autentica della religione.
Che cos'è il letteralismo?
Lo dice la parola stessa: la fedeltà lettarale al racconto del Libro.

Per un islamico il Profeta descrive nel Libro rivelato il modello perfetto di vita religiosa.
La storia, invece, insinua nel modello la corruzione, l'allontanamento dalla perfezione che si identifica con la vita reale del Profeta raccontata nel Corano.

Se pensiamo che la più grande guerra civile del nostro tempo è quella tra sunniti e sciiti e se pensiamo che essa si combatte non in nome di dottrine, filosofie, dogmi, doxe o principi (come fu per la Riforma luterana) ma in nome di una diversa interpretazione della discendenza familiare del Profeta, abbiamo la visione del peso del letteralismo nella religione islamica.

Il letteralismo crea introversione.
Gli scismi nell'Islam hanno sempre riguardato non il futuro della religione ma il passato.
La più importante innovazione dell'interpretazione sunnita è il salafismo. Che è l'interpretazione radicale di un Islam inteso come "ritorno" al Libro inteso non solo come letterale descrizione del modello di vita religiosa ma come descrizione letterale del modello di vita politica e civile per il corretto musulmano.
Il modello è nel Libro (di qui il termine fondamentalismo): la storia e la modernità, in quanto portano a innovazioni, contengono il corrompimento del modello. E, dunque, l'infedeltà, l'imperfezione, il male.
Il Diavolo salafita è la storia, la modernità. Che sono l'allontanamento dalla perfezione del Libro.
Solo il letteralismo, il ritorno alle formule, al racconto e alle prescrizioni "letterali" del Libro garantiscono la giustizia. Questo ritorno al Libro e alla sua lettera è Jihad: la guerra all'infedeltà. Che è la guerra alla modernità. Cioè a tutto quello che, con la storia, porta a stili di vita, idee, innovazioni che allontanano dalla lettera del Libro. Questa è l'interpretazione radicale.

Qual'è il problema?
L'Islam moderato (sunnita) ha un punto debole: non ha mai avuto una filosofia, un corpus dottrinale, un'interpretazione dell'Islam opposta al salafismo. L'islam moderato è tale per ragioni politiche e di convenienza. Si tratta di persone che stanno al governo di Stati o sono indifferenti alla religione o la praticano come puro esercizio individuale o vivono in società non islamiche. Queste persone maturano ovviamente comportamenti moderati. Ma non esiste, nell'Islam sunnita, una tradizione, una filosofia, un'interpretazione dell'Islam alternativa culturalmente al salafismo.

Per gli sciiti è lo stesso. La più grande loro rivoluzione interna è stata il ritorno al "passato" col Khomeinismo. Tutte e due le famiglie islamiche sono accumanate da un filo comune: il costante "ritorno" al passato, la lettura letteralista, guerriera e antimoderna dell'Islam come unica innovazione culturale della religione.

Non esiste, insomma, un revisionismo islamico. Quello che invece hanno sempre avuto le altre due religioni monoteiste.
Per revisionismo si intende un costante tentativo di adattamento, di adeguamento del Libro alla modernità: Lutero predicava la fedeltà alle Scritture ma aveva in testa l'uomo cristiano adatto al capitalismo nascente. Era moderno. E la storia del cristianesimo, con i concili, con le dispute filosofiche, gli scismi culturali è una continua dialettica tra il dogma e l'adattamento. Questo manca all'Islam moderato: l'abbandono del letteralismo.
Finché non nascerà un revisionismo islamico (come ha affermato il leader egiziano Al Sissi) l'interpretazione salafita e guerriera non potrà essere veramente contrastata dagli islamici moderati.