martedì 31 dicembre 2013

La scienza è in mano ad una casta

… La notizia più ignorata del momento.

Di - 15 dicembre 2013 - sul suo interessante/intrigante sito

SchekmanLe principali riviste scientifiche distorcono il processo scientifico e rappresentano una «tirannia» che va spezzata.

Questo il giudizio del premio Nobel per la medicina 2013.


La denuncia è grave, a maggior ragione perché è la cosa che ha pensato di dire Randy Schekman al Guardian il giorno stesso in cui ha ricevuto il premio Nobel e quindi non solo nel momento più importante per la carriera di un ricercatore, ma anche nel momento di massima visibilità. Ma non basta, la dichiarazione di Schekman era stata preceduta di un paio di giorni da quella di un altro autorevolissimo scienziato, Peter Higgs, notissimo teorizzatore del bosone di Higgs, che sempre al Gurdian aveva denunciato il sistema delle pubblicazioni scientifiche.

Ma se la dichiarazione di Schekman è clamorosa, altrettanto clamoroso è il silenzio con il quale è stata inghiottita dalle testate che si occupano di divulgazione scientifica, alcuni quotidiani le hanno almeno dedicato il “minimo sindacale” come Il Corriere della SeraSchekman: «Le principali riviste scientifiche danneggiano la scienza»” (poco più che un trafiletto) e l’UnitàIl Nobel Shekman: “Boicottiamo Science e Nature”“, altri hanno però vistosamente dimenticato di pubblicarla. Ma ancor più vistosa è la “dimenticanza” da parte di soggetti che fanno della divulgazione scientifica il loro argomento centrale, non una parola sull’autorevole denuncia da parte delle solite testate come Le Scienze, Oggiscienza, Query, Pikaia e perfino Focus e Ocasapiens, in genere così attente a difendere la buona scienza scegliendosi però bersagli comodi e banali come i creazionisti della Terra giovane o qualche stravagante di turno.

E allora per vedere commentato in modo decente quanto detto da Schekman dobbiamo andare su Wired, un periodico che si occupa in genere di scienza tenendo conto delle sue implicazioni più ampie, per leggere un articolo intitolato “Il Nobel che vuole boicottare le riviste scientifiche“, che inizia con le seguenti parole:
La scienza è a rischio: non è più affidabile perché in mano a una casta chiusa e tutt’altro che indipendente… Le principali riviste scientifiche internazionali – Nature, Cell e Science – sono paragonate a tiranni: pubblicano in base all’appeal mediatico di uno studio, piuttosto che alla sua reale rilevanza scientifica. Da parte loro, visto il prestigio, i ricercatori sono disposti a tutto, anche a modificare i risultati dei loro lavori, pur di ottenere una pubblicazione.
L’accusa di “tirannia” lanciata da un neo premio Nobel dovrebbe in ogni caso meritare la massima attenzione, ma così come si usa fare per i critici di minore visibilità la tecnica è la stessa: ignorare per non dare visibilità alle idee. Ma Schekman aggiunge dell’altro, qualcosa che da sempre andiamo sostenendo:
Queste riviste, dice lo studioso, sono capaci di cambiare il destino di un ricercatore e di una ricerca, influenzando le scelte di governi e istituzioni.
Ma il suo laboratorio (all’università di Berkeley in California) le boicotterà – ha detto al Guardian – evitando di inviare alcun genere di ricerca.
Sfruttano il loro prestigio, distorcono i processi scientifici e rappresentano una tirannia che deve essere spezzata, per il bene della scienza. Almeno così la pensa il Nobel.

La scienza con le sue dichiarazioni è un’autorità tale da influenzare le scelte di governi e istituzioni, e se è manipolabile da parte di chi detiene il comando delle principali testate scientifiche è automaticamente vero che le affermazioni su temi sensibili possono essere orientate in base alle convenienze dei governi stessi o delle istituzioni. Le dichiarazioni di Schekman supportano dunque indirettamente che su temi come il Global warming, la pandemia H1N1, l’eugenetica e tutte le implicazioni della visione malthusiana dell’evoluzione, la possibilità di orientare gli studi in un senso “conveniente” è reale.

 L’episodio della dichiarazione di Schekman mostra che però neanche per un Nobel per la medicina è facile denunciare i problemi della scienza, figurarsi per soggetti enormemente meno visibili. 
La denuncia di Schekman rappresenta però un incentivo ad andare avanti per tutti coloro che ritengono la scienza una realtà preziosa che deve essere difesa dalle strumentalizzazioni e da qualsiasi tentativo di piegarne i risultati a vantaggio di interessi particolari.

mercoledì 25 dicembre 2013

Leonard Peltier prigioniero senza colpe

Peltier: prigioniero politico di Obama

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Se solo il Governo rispettasse le sue stesse leggi. Sono un prigioniero politico, di Barack Obama ora... -  Comunicato di LEONARD PELTIER  del 14/09/2009

Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ancora una volta ha fatto del suo altisonante titolo una caricatura.
Dopo l’avvenuta scarcerazione prima dell’originale seguace di quel cultore della morte che è Charles Manson, ossia Lynette Squeaky Gromme che attentò al presidente Ford, poi di un dichiarato terrorista croato, e di un altro assassino mancato del presidente Ford grazie alla legge sulla libertà condizionata obbligatoria dopo 30 anni di reclusione, la Parole Commission (organismo deputato a rilasciare un individuo sulla parola o a negare questa richiesta N.d T.) ha ritenuto che la mia scarcerazione avrebbe incrementato il “non rispetto della legge”.

Se solo il governo federale avesse rispettato la sua stessa legge, per non parlare dei trattati che secondo la costituzione degli Stati Uniti sono legge suprema, io non sarei mai stato trovato colpevole di reato e neppure costretto a passare più della metà della mia vita in carcere. Per tacere il fatto che tutte le leggi di questo paese sono state fatte senza il consenso dei Nativi e vengono applicate inequamente e a nostre spese. Se non altro la mia esperienza dovrebbe sollevare seri dubbi in merito alla supposta giurisdizione dell’FBI in territorio indiano.

Il dibattito della Parole Commission è stato sollevato dal futuro procuratore, avvocato Drew Wringley che sembra nutrire la speranza di affiancare la cavalleria dell’FBI in corsa verso l’ufficio del Governatore del Nord Dakota.
Nel far questo Wringley sta seguendo i passi di William Janklow che costruì la sua carriera politica sulla reputazione di essere un combattente Indiano, partendo da una carriera di difensore tribale (e presunto stupratore di un minorenne nativo) a procuratore generale, governatore del Sud Dakota a Congressman.

Alcuni ricorderanno che Janklow, prima di venire accusato di omicidio colposo, si assunse la responsabilità per aver persuaso il presidente Clinton a non concedermi la grazia. Lo storico predecessore di Janklow, George Armstrong Custer, similmente sperava che un imponente massacro di Sioux lo avrebbe trainato verso la Casa Bianca ma sappiamo tutti cosa ne è stato di lui.

Comunque, a differenza di quei barbari assetati del mio sangue nei corridoi del potere, i Nativi sono gente veramente umana che pregano per i loro nemici. Eppure è necessario essere abbastanza realisti da organizzarci per la nostra libertà e uguaglianza come nazione.

Costituiamo il 5% della popolazione del Nord Dakota e il 10% di quella del Sud Dakota e potremmo usare la nostra influenza per promuovere il nostro potere sulle riserve, sulle quali dovremmo puntare.
Se riuscissimo a organizzare un blocco elettorale potremmo annullare la premessa sullo scontro di qual è il più razzista tra il Sud e il Nord Dakota.

Negli anni ’70 ci costrinsero ad armarci per difendere il nostro diritto alla sopravvivenza e a potersi difendere, ma al giorno d’oggi la guerra si fa con le idee. Oggi bisogna che combattiamo l’oppressione armata e la colonizzazione con i nostri corpi e con le nostre menti. Il diritto internazionale è dalla nostra parte.

Data la natura dei tre recenti individui scarcerati sulla parola, potrebbe sembrare che il mio crimine più grande è quello di essere indiano. Ma la verità è che l’offesa più grande è la mia innocenza.
In Iran capita che i prigionieri politici siano rilasciati se confessano i ridicoli capi d’accusa con cui vengono trascinati in tribunale, allo scopo di gettargli addosso il discredito e di intimidirli assieme a quei cittadini che la pensano come loro.
L’FBI e i suoi portavoce pare abbiano fatto lo stesso, come suggerì la Parole Commission nel 1993, quando stabilì che il mio rifiuto a confessare era alla base della negazione della libertà sulla parola.

Dichiararsi innocenti è come dire che il governo è in errore, se non addirittura colpevole.

Il sistema giudiziario americano è fatto in modo tale che l’imputato non viene punito per il crimine in sé quanto piuttosto per il fatto che rifiuta di accettare qualsivoglia patteggiamento gli venga offerto, e per aver obbligato lo stesso sistema giudiziario a garantire all’imputato il diritto di controbattere le accuse da parte dello stato in un processo vero e proprio. Tali insolenze sono punite invariabilmente con richieste di procedimenti giudiziari che si concludano con condanne lunghissime, per non parlare delle linee guida delle condanne che vengono sempre più disattese assieme alla possibilità della libertà condizionata.

Per quanto i non Nativi possano odiare gli indiani, siamo tutti nella stessa barca. Un tentativo di riproporre questo sistema nel governo tribale è quanto meno pietoso.

E’ stato solo quest’anno con il caso Troy Davis, che la Corte Suprema degli USA ha riconosciuto come l’innocenza può venire utilizzata come legittima difesa. Come i testimoni che vennero obbligati a testimoniare contro di me, quelli che hanno testimoniato contro Davis hanno poi ritrattato eppure Davis stava per essere messo a morte. Io stesso sarei potuto già essere morto se non fosse che il governo canadese richiese una deroga della condanna a morte come condizione per la mia estradizione.

Il vecchio ordine è adeguatamente rappresentato da Antonin Scalia giudice della Corte Suprema, che dissentendo dal caso Davis ha affermato:

“Questa corte non ha mai detto che la Costituzione proibisce l’esecuzione di un imputato colpevole che ha ottenuto un processo completo e giusto ma che in seguito è stato capace di convincere una corte che di fatto è innocente. Al contrario si è più volte lasciato la questione in sospeso, esprimendo ragionevoli dubbi sul fatto che ogni affermazione basata su presunta reale innocenza sia costituzionalmente conoscibile”.

Lo stimato senatore del Nord Dakota Byron Dorgan, attualmente presidente del Senate Committee agli Indian Affaire, ha ragionato nello stesso modo scrivendo che:

“il nostro sistema legale ha trovato Leonard Peltier colpevole del crimine di cui era stato accusato. Ho rivisto il materiale del processo e credo che il verdetto sia giusto e corretto”.

Per i Nativi è una dichiarazione bizzarra e incomprensibile, come in effetti è, che innocenza e colpevolezza siano uno status legale non necessariamente attinente con la realtà dei fatti. E’ una ovvietà che tutti i prigionieri politici siano risultati colpevoli dei crimini attribuitigli.

La verità è che il governo vorrebbe farmi confessare il falso allo scopo di convalidare una sciatta montatura che se venisse allo scoperto aprirebbe la porta a un’indagine sul ruolo degli USA nell’addestrare ed equipaggiare bande di teppisti per sopprimere un movimento popolare a Pine Ridge contro una dittatura fantoccio.

In America per definizione non possono esserci prigionieri politici ma solo quelli giustamente giudicati da una corte E’ ritenuto altamente controverso persino pubblicamente ammettere che il governo federale possa fabbricare e sopprimere delle prove allo scopo di eliminare quelli ritenuti nemici politici. Ma è una cosa dimostrabile per ogni passo del mio processo.

Sono un prigioniero politico, di Barack Obama ora, e spero e prego che egli voglia aderire a quegli ideali che lo hanno spinto a concorrere per la presidenza. Ma come Obama stesso vorrà riconoscere, se aspettiamo che lui risolva i nostri problemi, non abbiamo centrato il punto della sua campagna.

Soltanto organizzandoci nelle nostre comunità e facendo pressione sui nostri presunti leaders riusciremo ad apportare quei cambiamenti di cui abbiamo così fortemente bisogno.
Vi prego di sostenere il Comitato di Difesa Leonard Peltier nel nostro tentativo di far si che il governo degli Stati Uniti sia fedele alle su stesse parole.

Ringrazio tutti quelli che sono stati dalla mia parte in tutti questi anni, nominarne alcuni significherebbe escluderne molti altri. Non bisogna perdere la speranza nella nostra lotta per la libertà.

Nello spirito di Cavallo Pazzo. Leonard Peltier

Leonard Peltier #89637-132 - USP-Lewisburg US Penitentiary

(Traduzione a cura di Stefania Pontone)

America, paese della libertà

DI BUONI PROPOSITI SONO LASTRICATE LE STRADE DEL NATALE

dicembre 25, 2013 - Poche ore e “archivieremo” anche il Natale dell’anno 2013. Un giorno come un altro. Specialmente per chi ne ha passati trentasette in cella. E il primo presidente nero della storia d’America avrà aggiunto una delusione alle tante di chi aveva guardato con speranza alla sua ormai lontana prima elezione come al riscatto di ogni etnia oppressa del nuovo e del vecchio mondo.
Evidentemente le lacrime di commozione di fronte alle spoglie mortali del più famoso ex-recluso di questo scavalco di secoli – Nelson Mandela – erano in favore di telecamere, non di commozione come ha voluto far credere.
Oppure, come dice chi analizza più attentamente la struttura di potere di quello che dovrebbe essere ancora il paese più potente del mondo, il suo presidente può ordinare la distruzione del pianeta, ma non può andare contro a una qualsiasi delle lobby di quella che oggi si chiama “governance”. In questo caso l’FBI, l’influente “corpo separato” della nazione a stelle e strisce.

IL FATTO: Nel lontanissimo 1975 due agenti federali vennero uccisi e a distanza di tanti anni non si è placata la sete di vendetta che scatta automatica in questi casi. Nell’imminenza delle festività il nostro amico Andrea mi scrive una accorata lettera da Barcellona:

“Più di 10 anni fa lessi il libro di Leonard Peltier “La mia danza del sole”, fulminante. Leonard Peltier, indiano nativo, venne accusato dell’omicidio di due agenti dell’FBI, ma in realtà, la sua detenzione è politica per le tante lotte che aveva condotto e stava conducendo per i diritti delle popolazioni native. A tutt’oggi è ancora “dentro”, malato, sofferente, ma sempre lucido e determinato. Negli USA il movimento per la sua liberazione è forte, ed anche fuori dai confini ci sono state molte adesioni anche illustri, tra cui proprio quella di Nelson Mandela, (oltre al Dalai Lama e Madre Teresa di Calcutta)… Robert Redford ha prodotto anche un documentario (…); pare che Clinton fosse arrivato vicino a firmare la sua liberazione, ma (appunto) le pressioni dell’FBI furono tali che rinunciò".

In una mail successiva Andrea insiste e usa un argomento cui non possiamo non essere sensibili:

“in fondo non è affatto un caso che il sottotitolo del documentario di Adonella Marena, sia stato “indiani di valle“, trovo assonanze mirabolanti tra queste lotte lontane e vicine… Se la valle trovasse una forma, un’occasione per ricordare e denunciare questa storia, sarebbe bello”…
E aggiunge:
“Mandela muore e tutti ad omaggiarlo, ma Nelson Mandela aveva chiesto la libertà di Leonard Peltier e chissenefrega…
E invece no, sto chiedendo aiuto capillarmente. Ho deciso che quest’anno 2014 mi vedrà impegnato a fondo per la liberazione di quest’uomo che è chiaramente un simbolo, forte e importante”.

poi  ricopia una poesia di Leonard:

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LA MIA UNICA COLPA E’ DI ESSERE INDIANO, LA TUA?

PECCATO ABORIGENO

Ognuno di noi ha inizio nell’innocenza.
Tutti diveniamo colpevoli.
In questa vita ti ritrovi colpevole
di essere quello che sei.

Essere te stesso, questo é il Peccato aborigeno,
il peggiore di tutti i peccati.
E’ un peccato per il quale non sarai mai perdonato.

Noi indiani siamo tutti colpevoli,
colpevoli di essere noi stessi.
Quella colpa ci viene insegnata dal giorno in cui nasciamo.
La impariamo bene.

A ognuno dei miei fratelli e delle mie sorelle dico,
siate orgogliosi di quella colpa.

Siete colpevoli di essere innocenti,
di essere voi stessi,
di essere indiani,
di essere umani.

E’ la vostra colpa a rendervi sacri.

Per quel poco che potrò credo di voler aiutare Andrea per dare anche al mio 2014 un significato di restituzione almeno di parte della libertà rubata a un uomo.
(Barcellona) Borgone Susa, 25 dicembre 2013 – Claudio Giorno

***

SCHEDA: PER SAPERNE DI PIU’ (per chi, come me, non era andato oltre la firma di una delle tante petizioni di change.org)
per chi sa l’inglese il sito http://www.whoisleonardpeltier.info/ è il più completo.

In Italia Umberto Arciero ha raccolto un po’ di materiale e lo ha tradotto, lo vedete sul suo sito qui sotto. Il libro è quasi introvabile, cercatelo se riuscite in biblioteche.

Qui si vede come, nella scuola zapatista dell’estate scorsa, vennero “simbolicamente” invitati alcuni tra i più famosi prigionieri politici, il primo era Alberto Patishtan che è libero da un paio di settimane! Poi Leonard Peltier, e poi Mumia Abu Jamal….. Speriamo siano presto liberi anche loro!

Qui si trova molto materiale a favore dei nativi d’America

Qui si trova molto materiale contro la discriminazione razziale che riguarda moltissimi detenuti ormai non certo solo in America

Infine Antera segnala l’azione parlamentare svolta in Italia nelle ultime legislatura
E’ chiaro che l’azione di pressione si è fatta in vari periodi tanto che deputati e senatori italiani sono tra i pochi che in passato si sono schierati per la revisione. Nel gennaio 2005 firmarono alcuni di loro un appello che diceva: “Reputiamo la gestione del caso Peltier come una chiara violazione degli standard legali della giustizia americana e richiediamo che Peltier ottenga giustizia attraverso un’immediata concessione della semilibertà”. BISOGNA RICOMINCIARE.